Pil invariato nel secondo trimestre. Il Tesoro: “Non è una sorpresa. La strategia non cambia”

Economia
Il presidente del consiglio Matteo Renzi e il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan (d), durante la conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del consiglio dei ministri, Roma, 18 maggio 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Secondo il Mef a contribuire alla battuta di arresto ci sono stati fenomeni come la minaccia del terrorismo, la crisi dei migranti e la Brexit

Pil fermo nel secondo trimestre, il che fa prevedere un aumento del Pil su base annua inferiore alle aspettative del governo.

Non è una buona notizia quella che arriva dall’Istat, anche perché ci si attendeva una crescita, anche se modesta. Invece nel secondo trimestre del 2016 il prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto ai primi tre mesi dell’anno (quando era cresciuto dello 0,3%) ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2015. La variazione acquisita del Pil per il 2016, dopo sei mesi, è pari a +0,6%.

Non siamo tuttavia nei tempi in cui il Pil viaggiava in territorio negativo – questa frenata interrompe un ciclo positivo di cinque semestri consecutivi in rialzo – e secondo gli osservatori non è nemmeno alle porte quello che gli americani chiamano “double deep”, ovvero un ritorno alla recessione economica.

Certo, per il momento la crescita ha perso slancio, come d’altra parte era prevedibile dagli ultimi dati in discesa della produzione industriale. Anche il ministero dell’Economia dava per scontato un peggioramento della crescita. E oggi lo ha ribadito. “Nonostante la crescita sia più fragile del previsto – sostiene il Tesoro in una nota – i conti pubblici sono sotto controllo e la nostra strategia non cambia”. Il ministero di via XX settembre, secondo cui la stagnazione del Pil non costituisce una sorpresa, spiega che a contribuire alla battuta di arresto ci sono stati fenomeni come la minaccia del terrorismo, la crisi dei migranti e la Brexit che “erano noti da tempo” rispetto all’impatto sulle prospettive di crescita dell’Italia.

Nel commento di oggi il dicastero guidato da Padoan ha ammesso anche che “l’Italia non riesce ancora a uscire da una condizione di difficoltà” ma i prossimi passi previsti dal governo dovrebbero permettere di rientrare nelle previsioni fatte nei mesi scorsi.

“A fine settembre – spiega poi il Tesoro – il Governo presenterà nella nota di aggiornamento al Def il nuovo quadro macroeconomico con le previsioni aggiornate sull’andamento dell’economia e in combinazione con i dati della contabilità nazionale sarà possibile valutare i target per il rapporto deficit/Pil e debito/Pil. E tuttavia dovrebbero rimanere fermi gli obiettivi di una riduzione fiscale per le imprese e l’intervento per le pensioni più basse“.

Nonostante i dati di oggi, fa notare inoltre il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, “l’occupazione continua a migliorare e questo è un bene per l’economia italiana, soprattutto per il futuro”.

A fine settembre – come ha sottolineato il Mef – il governo presenterà la nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza. E solo a quel punto capiremo meglio quali saranno le risorse a disposizione per la prossima legge di Stabilità (che da quest’anno si chiamerà legge di Bilancio).

“Inevitabilmente – sottolinea a questo proposito il viceministro all’Economia Enrico Morando – sarà possibile che si determinino maggiori difficoltà nel definire le scelte che riguarderanno il 2017 e gli anni successivi”.

D’altra parte, se il nostro Pil dovesse faticare più del previsto, il deficit e il debito pubblico aumenterebbero di conseguenza, visto che vengono calcolati proprio sulla base del Prodotto interno lordo. E sicuramente, con un deficit più alto, il premier italiano dovrà puntare maggiormente i piedi a Bruxelles per ottenere la flessibilità necessaria a dare nuovo slancio alla nostra economia.

A proposito di Europa, infine, c’è da sottolineare che anche in Francia la crescita è nulla. Mentre in Gran Bretagna l’aumento è lieve ma c’è.

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