Cresce lo scontro fra Turchia e Germania. Berlino: “No ai ricatti di Ankara”

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Tensione con la Turchia anche sulla manifestazione di domenica a Colonia

È ancora tensione tra Germania e Turchia. A un mese dalle polemiche nate dopo il riconoscimento del Bundestag del ‘genocidio armeno’ del 1915 per mano dell’impero ottomano che Ankara ha sempre negato, a far riaccendere lo scontro è il divieto, sancito dalla Corte Costituzionale tedesca, di trasmettere un video messaggio del presidente Recep Tayyip Erdogan ai manifestanti riuniti ieri a Colonia per esprimere sostegno al loro presidente dopo il golpe fallito del 15 luglio.

Oggi il governo turco ha convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata tedesca ad Ankara. Berlino ha cercato di minimizzare l’accaduto definendo una mossa perfettamente normale e abituale nelle relazioni diplomatiche tra Stati. “Nelle relazioni fra Stati è una cosa quotidiana, normale, che accade cento volte, che il rappresentante di uno Stato sia pregato di recarsi al Ministero degli Affari Esteri del paese ospitante”, ha detto il portavoce del dicastero Martin Schaefer, rimarcando che “non vi è nulla di eccezionale” e che la “Turchia è un importante alleato della Germania”. Convinzione di Berlino è che “la situazione potrà essere superata, come accaduto in passato”.

L’ultimatum di Ankara – A mantenere il clima incandescente è però anche l’ultimatum arrivato ieri dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). “Se l’Unione europea non elimina entro ottobre i visti per i cittadini turchi salterà l’accordo fra Ankara e Ue firmato il 18 marzo scorso – ha esordito – Può essere all’inizio o alla metà di ottobre”. Immediata la reazione di Berlino. “Germania e Unione Europea non dovrebbero essere ricattate dalla Turchia nei colloqui sulla liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi”, ha precisato il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel. “Spetta alla Turchia fare in modo che vi sia la liberalizzazione di visti. Europa e Germania non devono essere ricattate”, ha spiegato Gabriel durante un viaggio nel nord della Germania.

Dal canto suo anche l’Unione europea non ha fatto mancare la sua risposta. La Commissione Ue ha ribadito di non voler cambiare i criteri della roadmap per la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi perchè questa “dipende dal fatto che Ankara soddisfi tutti e 72 i requisiti imposti da Bruxelles, come le modifiche alla legge anti-terrorismo”, così come annunciato da Mina Andreeva, portavoce dell’esecutivo comunitario. La portavoce ha ribadito che l’Ue è “pienamente impegnata” ad applicare l’accordo siglato con la Turchia a marzo sui migranti e ha ribadito che si aspetta lo stesso impegno da Ankara.In materia di visti, Andreeva ha spiegato che Bruxelles continua a fornire supporto alla Turchia perchè faccia tutto il necessario per soddisfare i sette requisiti restanti sui 72 richiesti dall’Ue e che Ankara stessa ha promesso di attuare, come le modifiche alla legge antiterrorismo.

Il fronte interno – Sul fronte interno, il premier Binali Yildirim oggi ha annunciato la ristrutturazione delle forze armate all’interno della politica del governo per recuperare il pieno controllo dopo il golpe militare fallito del 15 luglio. Esercito di terra, la marina e l’areonautica turche passeranno sotto il controllo del ministero della Difesa, mentre il Consiglio supremo militare (Yas) avrà ora una larga maggioranza dei membri civili e, al posto di 14 generali e due ministri come ora, sarà composto da 11 cariche civili e quattro militari. Chiuse poi accademie di guerra e scuole militari, che saranno rimpiazzate da un ateneo ex novo.

Inoltre, il presidente e il primo ministro potranno dare ordini direttamente ai comandanti delle diverse forze e semplificare il sistema di promozioni fino al punto che un sergente potrà essere nominato generale.Sul lato delle indagini, le forze speciali turche hanno catturato 11 fuggitivi facenti parte del commando che, durante il colpo di stato fallito del 15 luglio, aveva cercato di assaltare l’hotel Marmis, sulla costa egea, dove era in vacanza il presidente Recep Tayyip Erdogan. Gli uomini sono stati catturati nel distretto Ula della provincia di Mugla in un’operazione notturna che ha coinvolto elicotteri e droni. La loro presenza era stata segnalata alle autorità da alcuni cacciatori di cinghiali.Nell’assalto all’hotel avevano preso parte circa 37 soldati e 25 di loro erano già stati catturati nei giorni scorsi.

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