Credo ciò che dico, faccio ciò che credo. Forse

M5S
Un apriscatole sopra uno scranno del senato portato dai senatori grillini a Roma, 15 marzo 2013. Un apriscatole, con affianco una spilletta del Movimento 5 Stelle e i tesserini parlamentari dei senatori Maurizio Buccarella, Barbara Lezzi e Daniela Donno.
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Fatti ed episodi, dal locale al nazionale, ci raccontano lo scarto nella parabola M5S tra il verbo grillino e il fare grillesco.

Per chi non ricorda l’infinita querelle sugli scontrini dei parlamentari grillini appena sbarcati per la nuova avventura nelle istituzioni, è bene rinfrescare la memoria. La questione risulta di fondamentale importanza nella galassia a Cinquestelle, tanto da aver assorbito, per gran tempo, le energie di molti “onorevoli cittadini” che, nella loro prima fase di assestamento istituzionale, sembravano non avessero altra preoccupazione se non quella: giustificare le note spese. Con le dimissioni di Marino e le vicende legate alla carta di credito comunale del Sindaco marziano, si tocca l’apice di questa attenzione. Nessun giudizio di merito, ma una considerazione si.

Da chi rappresenta i cittadini ci si aspetta di più: non basta essere onesti, ma ci si attende la capacità di risolvere problemi, magari costruendo gli strumenti che occorrono in questa sfida e soprattutto, ci si aspetta una visione condivisa da realizzare.

In tutto questo, la parola coerenza, rappresenta le fondamenta. Sopratutto per chi ha raccontato e sostenuto, con ogni mezzo a disposizione, il suo essere diverso dalla politica tradizionale (ma sarà un bene?). A questo punto, nell’universo guidato a distanza dal duo Grillo&Casaleggio, saltano agli occhi alcuni episodi degli ultimi giorni. Fatti e scelte, dal locale al nazionale, che ci raccontano la parabola tra il verbo grillino e il fare grillesco.

Nei territori ( ma non solo) guidati da alcuni sindaci del M5S emergono pesanti contraddizioni . Come nel caso del possibile danno erariale denunciato dal collegio dei revisori dei conti a Bagheria, comune siciliano. Oppure a Pomezia dove il sindaco ha in giunta l’assessore-fidanzata da cui aspetta un figlio, ma in tv non ha il coraggio di dire che è ancora in carica, nonostante l’evidente conflitto di interessi. Ma non solo nei Comuni, lo scarto tra il dire e il fare si allunga anche in Parlamento, dove si raggiunge l’apice: a Palazzo Madama i banchi vuoti dei senatori M5S sono il simbolo di incoerenza per eccellenza considerando che era in programma la presentazione di un loro emendamento per la decadenza dei parlamentari assenteisti.

Alessandro Di Battista, mentre i Cinquestelle lavorano per la presa del Campidoglio, tra un intervista e l’altra, nel giorno più difficile per Marino ricordava: “Chi di scontrini ferisce di scontrini perisce”. Ecco è bene sapere che ciò che vale per gli altri vale anche per se stessi. Senza forse.

 

 

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