Su il sipario per lo spettacolo di Grillo a Montecitorio

Costi della politica
l43-montecitorio-120315120454_big

E’ oggi la giornata campale della proposta di legge del Movimento per il taglio degli ‘stipendi’ dei parlamentari.

Il giorno è arrivato e ci si aspetta di tutto e di più: l’aula della Camera trasformata in uno stadio e l’attacco via web per far montare la rabbia del popolo dell’antipolitica contro la casta.

E’ oggi la giornata campale della proposta di legge del Movimento per il taglio degli stipendi dei parlamentari. Proposta il cui dibattito generale è cominciato ieri a Montecitorio con la presenza a ranghi serratissimi dei 5 stelle, così come era stato annunciato nel blog da un poco credibile Grillo nelle vesti di Padre Mariano.

Lo “scontro”, preparato da giorni da una campagna a tappeto su una proposta bandiera per il Movimento, è avvenuto ieri per lo più a distanza con Beppe Grillo che provoca Matteo Renzi e il Pd e li invita ad essere “generosi” con i cittadini che li guardano.

“Domani (oggi ndr)può essere il Pace e bene Day, un V Day all’incontrario. Non deludeteci” li esorta il leader pentastellato giunto con anticipo a Roma per tentare, nel frattempo, di mettere pace dentro il Movimento.

Il sipario per Grillo e per il Movimento si alza quindi oggi sul palcoscenico di Montecitorio. Il comico genovese assisterà dalla tribuna alla seduta in Aula alla Camera mentre fuori gli attivisti 5 Stelle si sono dati appuntamento per un sit-in durante il quale seguiranno l’andamento della discussione della proposta che potrebbe, nelle attese, essere rinviata in Commissione visto che il testo è approdato in Aula senza aver terminato il suo iter.

“Nessuno in 4 mesi ha fatto qualcosa in commissione per far sì che questa proposta diventasse subito legge. E siccome hanno detto che in commissione non c’era tempo e ci saremmo visti in aula, adesso vediamo cosa succederà” dice la prima firmataria della proposta di legge Roberta Lombardi che respinge le accuse del Pd di aver voluto calendarizzare il provvedimento in questi giorni in vista del voto sul referendum.

“Renzi ci dica chiaramente se il Pd voterà oppure no: se vogliono rimandare la proposta in commissione significa tenersi il malloppo” attacca anche Luigi Di Maio che chiede trasparenza allo stesso premier: “noi guadagniamo 3mila euro al mese e rendicontiamo tutti i rimborsi, lui prende più di 5mila euro e non sappiamo quello che si fa rimborsare”. Ed è questa la mossa “demagogica” che il Pd indica: il M5S tenta in questo modo di dissinescare uno degli argomenti a sostegno del Sì proprio al referendum sostenendo che i tagli ai costi alla politica si possono fare in modo diverso.

Lo scontro tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio viaggia anche attorno al dato fornito dal premier secondo il quale il vicepresidente M5s della Camera avrebbe assicurato solo il 37% della sua presenza in Aula. E in effetti andando a vedere i numeri ci sono alcuni confronti che lasciano di stucco.

“C’è un solo modo per tagliare i costi della politica: si chiama ‘fare le riforme’, solo che non piace a chi chiede semplici operazioni di maquillage” contrattacca infatti la vicepresidente del Gruppo Pd, Alessia Morani, intervenendo in Aula da dove rilancia: “con la riforma si risparmiano 500 milioni l’anno”. Il M5s fa “un uso disinvolto della diaria e dei rimborsi” rimarca anche il dem Emanuele Fiano.

Intanto ieri i Cinquestelle si sono visti con il leader a più riprese: nell’organizzazione della protesta nulla può essere lasciato al caso.

Vedi anche

Altri articoli