Stipendi dei parlamentari: Grillo aizza l’antipolitica, ma veste i panni di Padre Mariano

Politica
cattura

Approda in Aula la proposta pentastellata del taglio degli stipendi dei parlamentari firmata da Roberta Lombardi

Le correnti, le defezioni, le gaffe e il tradimento dei valori fondanti. E ancora un Luigi Di Maio sempre più indebolito e il caso delle firme false a Palermo. Senza dimenticare i problemi della Capitale e le difficoltà della Casaleggio Srl a raggiungere il quorum necessario a cambiare il ‘non statuto’. Sono tutti elementi da tenere bene a mente e che spiegano le mosse che Beppe Grillo sta cercando di mettere in campo per metterci una pezza.

Da qui nasce l’idea di estrarre dal cilindro il coniglio più amato, l’evergreen che consenta di “parlare d’altro” e riconquistare la fiducia degli ultras disorientati. La battaglia delle battaglie: quella contro i costi della politica: la lotta alla casta, l’essenza della (dopata) narrazione grillina.

Per questo il leader 5 Stelle che è già arrivato a Roma fa quello che sa fare meglio: cavalca l’antipolitica proprio nel giorno in cui approda in Aula la proposta di legge sul taglio degli stipendi dei parlamentari, una delle prima iniziative legislative depositate dal gruppo M5S alla Camera, a prima firma Roberta Lombardi. Un ritorno alle origini, prima che i “cittadini” diventassero onorevoli, quando le cose sono cambiate (come ben sanno Di Maio e Di Battista, giusto per citarne due a caso).

La battaglia dei 5 Stelle contro la riforma costituzionale passa anche per questa via. Beppe Grillo e il Movimento ne approfitteranno per cercare di inchiodare i dem: visto che “il Pd pone il tema del taglio ai costi della politica, tanto da farne punto prioritario della propaganda referendaria, siamo sicuri, per un minimo di logica, ma proprio poca poca logica, che il Pd voterà a favore di questo provvedimento” provoca Grillo dal suo blog da dove invita gli iscritti M5S ad assistere al voto e dà appuntamento davanti Montecitorio a chi non riuscirà ad entrare: “Saranno giornate che non dimenticheremo”, assicura.

L’idea grillesca è di portare nelle tribune della Camera quanti più supporter possibile. Gli inviti sono stati diramati. L’obiettivo è scatenare un tifo da stadio. Magari condendo il tutto con un po’ di frizzi e lazzi all’indirizzo dei dem di turno. Per i dem la richiesta di voto su un testo del genere prima del risultato del referendum che, tra l’altro, elimina già i costi delle indennità dei senatori, è una mossa “demagogica”.

Ma ieri il premier Matteo Renzi, ospite ieri di Lucia Annunziata a In mezz’ora, ha rilanciato con una controproposta: “Il Pd è favorevole a ridurre gli stipendi, il problema è come farlo – spiega – . Ad esempio potremmo dare ai parlamentari l’indennità sulla base delle presenze. Di Maio ha il 37 per cento delle presenze e prende il doppio di me che non sono parlamentare. Alla fine del mese gli si dia il 37 per cento dello stipendio”.

“Il premier è in stato confusionale. Sa bene che se il Pd rimanderà in commissione la nostra proposta di legge sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, non gli basteranno tutte le slide del mondo per giustificarsi. Invitiamo Renzi a venire in aula – scrive su facebook il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, esortando – Segnatevi la data: ci vediamo domani, martedì 25 alle 15 in piazza Montecitorio, per un sit in di incoraggiamento al Pd prima della votazione alla Camera. Se non glielo dice la loro coscienza, glielo direte voi cosa votare”.

Comunque il testo, la cui discussione in commissione si è conclusa senza che sia stata effettuata neanche una votazione e senza il mandato al relatore per l’Aula, è terreno di scontro tra Movimento 5 Stelle e Pd in un clima da stadio: con gli attivisti grillini chiamati ad alzare i toni e l’attacco frontale dei vertici pentastellati pronti a tutto pur di recuperare il consenso perduto.

Anche vestire i panni di Padre Mariano. Il leader M5S si presenta così in un fotomontaggio e lancia il suo monito dal blog: “Renzi è stato sordo al nostro appello, per questo mi rivolgo direttamente ai parlamentari del Pd e di tutti i partiti: lasciatevi andare a uno slancio di generosità e votate la legge del MoVimento 5 Stelle per dimezzare il vostro stipendio. In cambio riceverete gli abbracci dei cittadini e il mio personale”.

Insomma i toni e la forma viaggiano su binari contrapposti. Da una parte si chiama a raccolta la piazza del Vaffa, dall’altra si cercano i toni francescani del “pace e bene”. Di fatto il Movimento accusa la maggioranza di aver ‘sabotato’ il suo testo, impedendo che si votasse. E per protesta ha chiesto che la proposta di legge Lombardi venga separata dalle altre cinque proposte sullo stesso tema e rinunciato alla mediazione tentata riducendo a due soli articoli il provvedimento. Facile dunque aspettarsi un duro scontro a Montecitorio, con la possibile presenza dello stesso Beppe Grillo, che è già a Roma e ha mobilitato i militanti invitandoli oggi a essere presenti nelle tribune riservate al pubblico e dando appuntamento per domani, la giornata clou, a un sit davanti a Montecitorio. I

La settimana che sta per iniziare sarà cruciale per i Cinque Stelle anche su un altro fronte, quello della votazione online sul Non Statuto, la cui deadline cade mercoledì. Il quorum richiesto è del 75% (ovvero, stando agli ultimi dati diffusi, di circa 100mila iscritti) e, in questi giorni, si sono succeduti a ritmo serratissimo gli appelli al voto. Anche perchè, al momento, non filtrano dai vertici decisioni alternative nel caso in cui il quorum non si raggiunga.

 

Vedi anche

Altri articoli