Cosmopolitica, ma che vuol dire?

ControVerso
Un momento del convegno "Cosmopolitica" organizzata da movimenti, associazioni e da Sel-SI presso il Palazzo dei Congressi a Roma, 19 febbraio 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

Come al tempo degli indiani metropolitani le uniche due cose che non contano sono “che cosa vuol dire” e “a che cosa serve”

“La sinistra vince sulla tecnica e sul marketing se si trasforma in connessione sentimentale, in racconto performante capace di incidere sui bisogni, capace di mettersi in ascolto dei desideri”. Non so chi abbia scritto materialmente queste limpide parole, contenute in uno dei documenti preparatori dell’assemblea chiamata “Cosmopolitica”’, da cui dovrebbe nascere la nuova super sinistra italiana. Un po’ Deleuze / Guattari, un po’ D’ Annunzio, un po’ Nietzsche, un po’ Casaleggio. Manca solo la “macchina desiderante e libertaria”. Come al tempo degli indiani metropolitani le uniche due cose che non contano sono “che cosa vuol dire” e “a che cosa serve”. E per fortuna in un altro punto del documento si scrive che “al centro della scena non possono stare parole svuotate di senso” . Naturalmente non manca la “’piattaforma digitale “e la lotta alla casta, ‘portata avanti’ con grande rigore da parlamentari e consiglieri, che tali sono praticamente dalla nascita.

C’è già stato un leader in Italia che ben aveva capito cosa era la macchina desiderante e la connessione sentimentale. Si chiama Silvio Berlusconi, abilissimo nel sostituire la realtà con un mondo virtuale, il Parlamento con la Tv. L’unico vero erede dell’immaginazione al potere. “Schizoanalisi” avevano battezzato questo fantasmagorico scoppiettio di parole, negli anni ‘ 70, i nuovi filosofi francesi nel tentativo, mica tanto riuscito, di distruggere l’inconscio e il povero Freud. Ci riprova la super sinistra qualche decennio dopo, ma non sono sicuro che la seduta psicoanalitica di Cosmopolitica abbia centrato l’obbiettivo.

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