Così Renzi mattatore per il Sì. La grande corsa riparte da Firenze

Referendum
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento al teatro Toselli di Cuneo, ad una manifestazione per il Sì al referendum costituzionale, 14 settembre 2016. ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
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Per il premier almeno 200 appuntamenti e confronti (anche aspri) con il variegato fronte del No. Al Comitato spetterà il titanico lavoro di diffusione e di spiegazione dei contenuti

Matteo Renzi si butta anima e corpo nella campagna elettorale. Sessantacinque giorni di apnea per giocarsi la partita della vita. Prende il via oggi a Perugia e, soprattutto, a Firenze (entrambe le iniziative, alle 18 e alle 21 in diretta su www.unita.tv) una campagna referendaria a tappeto che lo porterà, da una parte a spendersi in almeno 200 appuntamenti sul territorio e, dall’altra, a confrontarsi, senza esclusione di colpi, con il variegato fronte del No.

Due le strade scelte per affrontare la partita, una fatta su misura per il premier-segretario, l’altra che si servirà dell’enorme lavoro in capo al comitato “Basta un Sì”, trasformatosi nella vera cabina di regia della campagna. Archiviata la polemiche sulla cosiddetta personalizzazione, Renzi è in campo al cento per cento e, soprattutto in questa fase, sarà lui, in prima persona, a fare da front-man, a spendersi senza sosta.

L’obiettivo è duplice. Da una parte la voglia, la necessità, di rispolverare il Renzi delle origini, quello che potrebbe essere definito il “Renzi 1″. C’è da rinverdire l’immagine dell’uomo del change, che guarda al futuro, in contrasto con quella che ha sempre detestato del politico impaludato a Palazzo Chigi o paralizzato dalla beghe di partito. Anche per questo, nonostante alcune iniziative sul territorio siano già state fatte, da Lecce a Cuneo, a Prato, il vero evento che darà il via ufficiale alla campagna sarà stasera all’ObiHall della sua Firenze, che torna ad essere la “casa base” da cui partire per convincere tutto il Paese.

Teatri, cinema, scuole, fabbriche e, ovviamente, televisione. Non mancherà nulla nella campagna del premier che ha già in calendario un altro confronto con un grosso calibro degli avversarsi giurati della riforma. Dopo il dibattito con il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia alla Festa de l’Unità di Bologna e il duello televisivo con Marco Travaglio a Otto e mezzo (un confronto che nello staff del premier considerano vinto), domani venerdì 30 settembre sarà la volta del faccia a faccia con Gustavo Zagrebelsky, ospiti dello speciale di Enrico Mentana su La7.

La logica, come ha spiegato il Corriere della Sera è quella del win-win, termine inglese per dire che, qualunque sia la piega che prenderà il confronto (e forse la stessa campagna) si ritiene di avere tutte le armi per uscirne vincenti, almeno dal punto di vista comunicativo. Sia che il dibattito resti sul merito, sia che si sposti su livelli di scontro più personali e politici, Renzi e il suo staff sono convinti che i vantaggi supereranno le possibili controindicazioni. Non è escluso, per esempio, che nel novero dei confronti non possa trovare spazio anche un faccia a faccia con Massimo D’Alema, già “sfidato” da Paolo Gentiloni prima e Roberto Giachetti poi.

Coinvolgimento sul territorio, centinaia di iniziative, confronti anche aspri: Renzi ci metterà la faccia a lo farà senza risparmiarsi.

Sul fronte della diffusione dei contenuti, lo sforzo titanico sarà quello del comitato “Basta un Sì”. La campagna affissioni è ufficialmente cominciata e ricalca alla perfezione quella che sarà la filosofia alla base dell’intera corsa referendaria. Una campagna diffusa, territoriale, che mira a semplificare le istanze e a portare tutto (per quanto possibile) sul merito della riforma.

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I manifesti recano domande semplici, rivolte all’Italia e agli italiani. Con una risposta altrettanto semplice: “Basta un Sì”. La volontà di suggerire un tipo di comunicazione diretta e per nulla arzigogolata, esattamente come si è scelto di fare per il quesito referendario, è evidente. Anche dal formato e dalla scelta di diffusione dei manifesti si evince la necessità di spingere su concetti come capillarità, sobrietà e familiarità. Addio ai vecchi 6×3 concentrati soprattutto nei grandi centri delle principali città. I formati scelti sono più piccoli e saranno diffusi soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie.

La campagna sul territorio, d’altronde, prenderà il via a breve e saranno soprattutto i giovani ad essere impegnati in prima persona. I comitati territoriali sono ormai più di 4mila e avranno un ruolo decisivo nel convincere gli indecisi, vero bacino elettorale verso i quali verranno concentrati tutti gli sforzi.

E poi, last but not least, c’è il fronte social. Anche in questo caso l’azione del Comitato sarà positiva, volta prevalentemente alla diffusione e alla spiegazione dei contenuti, oltre che alla raccolta fondi che ha già portato nelle casse del Comitato oltre 180mila euro, come mostra il contatore sul sito bastaunsi.it. Gli iscritti alla piattaforma che semplifica le tecniche di comunicazione e diffusione, consentendo di impostare una vera e propria campagna dal basso, continuano a crescere. Così come i messaggi che giungono sempre più frequentemente al numero di Whatsapp messo a disposizione per chiedere informazioni e chiarimenti sulla riforma. Gli indecisi, sempre gli indecisi.

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