“Così possiamo vincere”: Giachetti e Orfini spiegano la strategia per il ballottaggio

Amministrative
Il commissario Dem di Roma Matteo Orfini (S) con il candidato a sindaco del centrosinistra Roberto Giachetti durante il tour di chiusura della campagna elettorale a piazza Bologna, Roma, 03 giugno 2016.  ANSA / ETTORE FERRARI

Riunione a porte chiuse al Nazareno con gli eletti nella Capitale: toni più alti per dimostrare l’inaffidabilità del M5S e mobilitazione per recuperare astenuti e voti di protesta

“Dalla competizione diretta con la Raggi, noi possiamo solo guadagnarci”. È questa la convinzione espressa da Roberto Giachetti e Matteo Orfini nel corso di una riunione a porte chiuse al Nazareno con tutti gli eletti a Roma, dai parlamentari ai consiglieri (in parte ancora aspiranti). La partita è data tutt’altro che persa in partenza, anzi.

“L’impresa che abbiamo compiuto è stata più ardua di quella che ci aspetta”, ha detto Giachetti. Se il candidato dem pagherà l’assenza del traino delle liste al secondo turno, è anche vero che nell’uno contro uno proprio lui potrà dimostrarsi più forte, in quanto più convincente sui temi, più a suo agio con la macchina amministrativa, più affidabile nella costruzione di una squadra di governo perla città. E se arriva qualche endorsement di peso, come quello di Totti oggi, può solo aiutare. Soprattutto se mettono in luce le proposte del candidato del Pd, come il capitano della Roma ha fatto con le Olimpiadi.

Dal canto suo, Giachetti ha già fatto segnare un cambio di passo nella sua campagna. I toni bassi delle prime settimane sono serviti ad ascoltare i problemi e anche le contestazioni dei cittadini per i tormenti passati in casa dem, da Mafia Capitale all’addio di Marino. “Dovevano sfogarsi – spiega Giachetti – ed era giusto che noi glielo consentissimo. Se non l’avessimo fatto, saremmo arrivati quarti, come ci davano i primi sondaggi. Invece questo ci ha consentito di riprendere il contatto con una parte dei nostri elettori“. Ora, però, la storia cambia: Giachetti tornerà a fare Giachetti, per dirla con le parole di Renzi, e già in parte ha iniziato a farlo: “Mi vedrete sempre più combattivo”, garantisce.

L’obiettivo è rendere sempre più evidente che da una parte si colloca un’offerta affidabile di amministrazione della città e dall’altra “c’è l’avventura”. È un messaggio che si vuole dare agli elettori della destra rimasti orfani dei loro candidati, se non per indurli a votare per Giachetti, quanto meno per evitare che votino Raggi. Ma l’impegno dei dem non sarà rivolto a parlare a destra o a sinistra, bensì innanzitutto a mantenere il più possibile i voti conquistati al primo turno e recuperare quella parte di elettori che in passato avevano scelto il Pd e che stavolta si sono astenuti o – in parte minore – hanno preferito il M5S. Quindi, niente apparentamenti, se non in qualche municipio.

La convinzione è che una buona parte del voto rivolto al primo turno per Raggi sia stato utilizzato come segnale politico, “per darci una lezione”. Ma è un atteggiamento che si manifesta solo “nel casino generale”. Ora sarà più chiara la posta in palio, ossia il governo della città. “La campagna si spoliticizza”, spiega Orfini, e la candidata cinquestelle potrebbe trovarsi in difficoltà, soprattutto in eventuali confronti diretti.

“Farcela o meno è soprattutto nelle nostre mani”, è convinto Giachetti. Il Pd finora ha dimostrato una compattezza non scontata, dopo le primarie. Ora l’invito rivolto dal commissario Orfini è di continuare su questa strada, mettere a punto gli aspetti organizzativi meno efficaci e, soprattutto, garantire una mobilitazione pancia a terra, anche se non si lotta più per le preferenze per l’Assemblea capitolina.

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