Così esplode il centrodestra. Cosa c’è dietro il sostegno di B. a Marchini

Destra
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Il giorno dopo la decisione di Berlusconi, il quadro drammatico. Salvini e Meloni grondano di rabbia e i vecchi moderati rialzano la testa

Il giorno dopo la decisione di Silvio Berlusconi di sostenere la candidatura a sindaco di Roma di Alfio Marchini, non accennano a placarsi le polemiche dentro il centrodestra. O meglio, forse possiamo già dire, quello che fu il centrodestra. Già, perché leggendo i giornali questa mattina, il quadro attuale descrive una situazione in piena crisi di nervi. Il ritiro di Guido Bertolaso e la mancata convergenza su Giorgia Meloni, la virata sull’imprenditore romano: tutti fattori che sono maturati negli ultimi giorni e che avranno pesanti ripercussioni sui prossimi mesi.

Intanto, più passano le ore, più si capiscono le motivazioni che hanno spinto l’ex Cav a prendere questa decisione. “Volevano farmi fuori ma se le cose vanno come come prevedo saranno loro ancora una volta costretti a rincorrermi”, si legge nel retroscena di Carmelo Lopapa su Repubblica. “Loro” sono il duo ‘selfie-lepenista’ Meloni&Salvini e sono in tanti a pensare che Berlusconi abbia scelto di sfidarli apertamente soprattutto per le frasi pronunciate nei giorni scorsi dal leader della Lega riguardo la necessità dell’ex premier di “tutelare famiglia, aziende e diritti tv” e quindi di cercare un accordo con Renzi.

Parole che avrebbero mandato su tutte le furie Berlusconi, come riporta, tra gli altri, Francesco Verderami sul Corriere della Sera. Di qui la decisione di rompere, fortemente caldeggiata da due storici fedelissimi del leader di Forza Italia, Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Secondo quanto riporta Amedeo La Mattina sulla Stampa, il presidente di Mediaset avrebbe chiaramente detto all’amico Silvio che “non bisogna dare più scampo a questi signori alla Salvini”.

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Dietro questa frase si nasconde (in maniera neppure troppo celata in verità) una nuova idea di centrodestra. Un polo moderato, depurato da estremismi e populismi. La vede così, per esempio, Pier Ferdinando Casini, vecchio alleato di Berlusconi che torna ora a tendere la mano all’ex premier. “La tigre non è più quella di trent’anni fa ma sa ancora graffiare, e va nella direzione giusta. I moderati non si possono più nascondere, il prossimo passo è la pace con Alfano”. Un altro vecchio amico plaude alla scelta di ieri: secondo Gianfranco Fini, “Berlusconi e Bertolaso vanno ringraziati per aver reso possibile un’alternativa alla sinistra che non sia né populista né demagogica”. Lo stesso Marchini ammette: “L’ex premier apre nuove strade, il vecchio centrodestra è morto”.

Dall’altra parte della barricata, Salvini e Meloni grondano di rabbia. Il capopopolo leghista minaccia: “Quello che è successo cambia tutto, anche in vista delle politiche“. La leader di Fratelli d’Italia rincorre la linea dettata da Milano: “E’ chiaro che Berlusconi con la scelta che ha fatto non vuole vincere a Roma. E’ un nuovo pattone del Nazareno”. Curiosamente la stessa linea del quotidiano più populista presente oggi nel panorama mediatico italiano, il Fatto Quotidiano, che oggi titola: “B. sceglie Marchini e aiuta il Pd”. In realtà, sondaggi alla mano, tutto sembra dire il contrario: con l’appoggio a Marchini, Forza Italia punta a quell’area moderata, non disposta a cedere alla demagogia (grillina o lepenista che sia), che fino a ieri si sarebbe potuta rivolgere solo a Roberto Giachetti. E a differenza della Meloni, Marchini se la può giocare con qualche speranza di successo a un eventuale ballottaggio. Cosa che, evidentemente, fa paura a tanti.

 

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