Cosa succede se si “spacchetta” il canguro

Unioni civili
Un ''Canguro'' tra i banci del M5S in Senato durante le votazioni emendamenti del DDL sulle Riforme, Roma, 30 Luglio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

L’ipotesi sembra al momento la più probabile, anche se sono ancora allo studio le modalità

Dopo che nell’aula del Senato abbiamo assistito all’uccisione del canguro ora l’idea prevalente sembrerebbe quella di “farlo a pezzi”, di spacchettarlo, tanto per proseguire con la sfilza di metafore usate dal fantasioso linguaggio parlamentare.

Quello proposto dal senatore dem Andrea Marcucci è un emendamento premissivo che permette quindi di votare gli emendamenti raggruppando non solo quelli uguali, ma anche quelli di contenuto analogo una volta approvato o bocciato il primo, decadono tutti gli altri.

Le modalità sono ancora allo studio, ma, in sostanza, con lo spacchettamento viene estrapolato l’oggetto dell’articolo 5, quello che riguarda l’adozione del figlio biologico del partner. Quindi, se il canguro spacchettato verrà approvato, si velocizzeranno i lavori blindando il ddl Cirinnà e saltando comunque buona parte di quei 1200 emendamenti rimasti (di Lega, Forza Italia e Ap) dopo il ritiro da parte della Lega del 90 per cento dei suoi cinquemila. Il canguro non riguarderebbe quindi la stepchild adoption che a questo punto verrebbe votata anche a scrutinio segreto.

Favorevoli e contrari

Accolgono con favore questa ipotesi soprattutto i cattolici di ogni gruppo parlamentare (“In questo modo non elimineremmo il voto sul merito”, ha detto la senatrice dem Rosa Maria Di Giorgi a Repubblica). L’escamotage permetterebbe di votare l’articolo sulle adozioni secondo coscienza, per di più protetti dalla segretezza del voto.

A votare contro un eventuale canguro spacchettato sarebbero i senatori del M5S secondo i quali il principio non cambia: “Lo spacchettamento del canguro non ha senso perché per noi quell’emendamento è incostituzionale e non possiamo avvallare questa tecnica” ha spiegato la capogruppo in Senato Nunzia Catalfo.

Se il testo arrivasse in aula senza canguro 

Il ddl Cirinnà è stato osteggiato fin dall’inizio, a partire dalla discussione in commissione Giustizia con un forte ostruzionismo della destra e di una parte dei cattolici (anche del Pd) che si oppongono sostanzialmente a due punti: l’equiparazione al matrimonio (che in realtà non è prevista dal testo) e l’adozione del figlio biologico del partner.

Il testo è rimasto bloccato per mesi in commissione e alla fine il testo base è uscito senza voto dalla commissione con il cosiddetto Cirinnà bis, nel quale sono state approvate delle piccole modifiche.

Il ddl sulle unioni civili è arrivato quindi in aula senza l’ok della Commissione, senza relatore e con il governo che si rimette all’aula.

La figura del relatore è importante perché si occupa di studiare e presentare, prima in Commissione e poi in aula, il testo. Rappresenta quindi, si legge nel sito del Senato, di una “sorta di regista politico del dibattito, che esprime il suo parere (in realtà, quello della maggioranza) su tutti gli emendamenti presentati, analogamente al rappresentante del governo”.

Gli emendamenti presentati da Lega e Forza Italia, pur non essendo in numero eccessivo rispetto ad altri casi più eclatanti del passato, allungherebbero comunque di molto i tempi dell’approvazione della legge. In più sono pericolosi perché in aula si è venuta a creare una “situazione inedita”, ha spiegato la senatrice Monica Cirinnà: “Senza relatore, e la possibilità del ricorso al voto segreto, è infatti molto difficile garantire l’ordinato svolgimento dei lavori” e gli emendamenti “rischiano di creare un campo minato sul cammino della legge”. In particolare, molti degli emendamenti della Lega sono premissivi e mirano quindi “a stravolgere radicalmente l’impianto della legge”. Oltre al pericolo degli emendamenti e dell’allungamento dei tempi, si aggiunge quello del probabile voto segreto su alcuni articoli e in particolare sul numero 5, quello che riguarda la stepchild adoption.

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