Cosa succede alle centrali nucleari in Francia? E perché il problema riguarda anche noi

Energia
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Dodici impianti nucleari sono fermi da una settimana, e non riapriranno prima di un mese. Con quali conseguenze?

Se ne parla davvero poco eppure Pierre-Franck Chevet, il presidente dell’Authority di Parigi sulla sicurezza nucleare, non ha usato giri di parole definendo la situazione “molto preoccupante”.

Dodici impianti, gestiti dai colossi dell’energia Edf e Areva, sono spenti da una settimana. Una decisione senza precedenti per un Paese come la Francia che è direttamente dipendente da 58 reattori che garantiscono il 75% dei bisogni in energia.

Perché si è presa questa decisione? Lo ha spiegato lo stesso direttore Chevet in un’intervista a Le Figaro. Durante un controllo sul reattore sperimentale Epr (reattore ad acqua pressurizzata di terza generazione) in costruzione a Flammanvile in Normandia si è scoperta una anomalia metallurgica grave che coinvolge due componenti: i fondi superiori ed inferiori del vessel (dove avviene la reazione nucleare e contiene il combustibile nucleare).

La scoperta ha messo in allarme e ha portato a fare dei controlli analoghi in tutte le altre centrali, su 12 di queste è stato riscontrato lo stesso problema.

L’anomalia consiste in un eccesso di carbonio presente in alcune zone nell’acciaio speciale usato per costruire i fondi. Non ci è dato sapere con certezza quanto sia realmente questo eccesso, considerando che un numero troppo elevato potrebbe portare ad un rischio elevatissimo di fragilizzazione (formazione di cricche e quindi rotture catastrofiche). Da qui la decisione di fermare i reattori per approfondire gli esami.

“Attualmente – ha continuato Chevet – 12 reattori sono fermi o stanno per essere fermati, per controllare che l’eccesso di carbonio scoperto nell’acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore”. Ma non è il solo problema. Oltre a questo, il responsabile dell’Authority ha rivelato che i suoi ispettori hanno riscontrato nei 12 reattori una non meglio precisata “anomalia generica”. E ancora. Chevet si è detto furioso per alcune pratiche di produzione definite inaccettabili. Il tutto si aggiunge alla mancata pubblicazione di dossier contenenti significative anomalie registrate negli ultimi anni oltre ad alcuni documenti di fabbricazione che sembrerebbero addirittura falsificati o nascosti.

Ci sono rischi per la salute dei cittadini? Il presidente ci ha tenuto a precisare che lo stop rientra in “un approccio di sicurezza e tutela delle popolazioni”. Il fatto di aver deciso di chiudere prima di eventuali incidenti, dovrebbe rassicurarci. Anche se rimane l’inquietudine.

L’Asn si è data un mese di tempo o al più tardi “a gennaio del 2017″, prima di decidere se riavviare o meno i reattori fermati o sul punto di esserlo. Proprio in pieno inverno. Per questo cresce il timore che quest’anno la Francia non sia in grado di rispondere all’alta domanda invernale di forniture elettriche. Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Ségolène Royal, tuttavia, ha assicurato che la Francia non soffrirà di povertà energetica.

Anche l’Italia è una degli acquirenti dell’energia dalla Francia, ci saranno ripercussioni anche da noi? Non dal punto di vista della quota di energia che ci mancherà ( anzi torneremo ad esportare la nostra energia composta da combustione a carbone) ma sicuramente la prima conseguenza tangibile sarà un rincaro nelle bollette a partire già dalla fine di dicembre.

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