Cosa si sceglie votando No al referendum. In 10 punti

Referendum
Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Chi sceglie il No si dichiara contrario a ciò che sta in questa riforma. Ma allora, a cosa si oppone chi invita a votare No?

L’istituto del referendum – pensiamo solamente, a titolo di esempio, a quello (abrogativo) sul divorzio del 1974 – semplifica il variegato campo dell’offerta politica e maggioritarizza la competizione: o Sì o No. Se – come per ogni sfida – la cosa più importante è spiegare le ragioni della propria scelta, nel caso di un referendum è fondamentale anche interrogarsi sulle conseguenze in caso di vittoria del campo avverso. E’ più che opportuno, dunque, chiedersi a cosa è contrario chi invita a votare No al referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione. Perché stavolta la scelta non è tra proposte di riforma alternative, chi chiede un No non invita a scegliere un’alternativa migliore: non c’è nessun’altra soluzione da poter scegliere, semplicemente chi sceglie il No si dichiara contrario a ciò che sta in questa riforma. Ma allora, a cosa si oppone chi invita a votare No?

  1. Per cominciare – testo alla mano – chi invita a votare No è contrario all’abolizione del bicameralismo paritario, un unicum mondiale. E’ favorevole ad un sistema con due camere diverse per composizione, per elettorato attivo e passivo e per metodo d’elezione, ma con identiche funzioni, e soprattutto entrambe titolari del vincolo fiduciario. E’ favorevole ad un cambio di governo, in media, una volta all’anno.
  2. Chi invita a votare No è quindi favorevole alla non governabilità, alla non stabilità del sistema e alla non chiara riconoscibilità del nostro Paese in Europa: secondo voi come si fa ad essere credibili e a contare qualcosa in Europa se ogni 11 mesi cambiamo i nostri rappresentanti nel Consiglio Europeo e nei vari Consigli? Ve lo dico io, non si fa. Questo vuole per il nostro Paese chi invita a votare No.
  3. Chi invita a votare No è contrario alla riduzione del numero dei parlamentari; è contrario alla riduzione del numero delle indennità; è contrario alla riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali ad un tetto massimo pari allo stipendio del sindaco del comune capoluogo; è contrario all’abolizione del finanziamento dei gruppi politici nei consigli regionali.
  4. Chi invita a votare No è contrario a garantire ed aumentare gli spazi e gli strumenti di partecipazione popolare e di democrazia diretta. E’ contrario all’obbligo di discussione e deliberazione da parte delle Camere delle leggi di iniziativa popolare ed è contrario all’abbassamento del quorum per i referendum qualora i cittadini riuscissero a raccogliere più firme del necessario dimostrando il forte sostegno popolare del quesito. E’ contrario anche al referendum propositivo e di indirizzo. Insomma, un bel bavaglino alla voce popolare.
  5. Chi invita a votare No è contrario ad un Presidente della Repubblica eletto con ampio consenso, perché preferisce l’attuale maggioranza assoluta dal 4° scrutino a quella dei 3/5 dei componenti dal 4° scrutinio (e dei votanti dal 7°).
  6. Chi invita a votare No è contrario a limitare l’abuso del decreto legge da parte del Governo.
  7. Chi invita a votare No è contrario a razionalizzare il rapporto tra Stato centrale e Regioni, con un riparto di competenze più semplice, qualche potere legislativo in meno alle Regioni, meno conflitti di attribuzione in capo alla Corte Costituzionale e con la rappresentanza degli interessi di Regioni e Comuni direttamente nel nuovo Senato.
  8. Chi invita a votare No è contrario ad un’unica e chiara strategia energetica per il nostro Paese, e preferisce che in Cina o in Brasile o negli USA o in Germania vi siano 20 strategie di promozione turistica diverse anziché un’unica politica nazionale che promuova e valorizzi il nostro Paese nel mondo.
  9. Chi invita a votare No è contrario a che la Corte Costituzionale possa esprimersi preventivamente sulla legittimità costituzionale di ogni nuova legge elettorale, Italicum compreso (altro che preoccupazioni sul combinato disposto!).
  10. Da ultimo – ma non per ordine di importanza – chi invita a votare No sceglie di tradire il coraggio e lo spirito dei padri costituenti che in periodo post-bellico, all’indomani della fine del ventennio fascista, hanno disegnato una prima parte della Costituzione che è la più bella del mondo, consegnando alle future generazioni (cioè a noi) il compito di aggiornare la seconda parte, frutto in quella precisa fase storica di un compromesso tra le forze politiche finalizzato alla non decisionalità del sistema. Se vogliamo tenere fede ai valori affermati nella prima parte della Costituzione, garantendone oggi l’attuazione concreta senza tradirli, dobbiamo contribuire col nostro voto a una riforma del sistema istituzionale non più rinviabile. I costituenti ci hanno indicato la via con l’articolo 138. Chi invita a votare No tradisce anche questo spirito.

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