Cosa possiamo imparare dal Black Friday?

Economia
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Il fenomeno porta a una riflessione sul cambiamento delle nostre abitudini di consumo: i negozi devono cambiare strategia per non perdere il confronto con gli e-shop

Lo scorso 27 novembre è evidentemente stata celebrata anche in Italia la ricorrenza del Black Friday, giorno nel quale tradizionalmente negozi fisici e online fanno a gara negli Stati Uniti per offrire sconti vertiginosi ai propri clienti: in Italia la sola Amazon ha dichiarato di aver ricevuto 600 mila ordini, un vero record e l’ennesima dimostrazione del ruolo che l’e-commerce ha ormai assunto anche nel nostro Paese.
C’è chi si chiede, di fronte a questi dati e alla previsione di un valore degli acquisti online che toccherà quest’anno in Italia 16,6 miliardi di euro (+16%, fonte Politecnico di Milano), se il combinato disposto fra commercio elettronico e grandi centri commerciali non rappresenti la fine del piccolo commercio con la triste consapevolezza che ogni negozio che chiude è una luce che si spegne nelle nostre città.
Che impatto sta quindi avendo Internet sulle nostre abitudini di consumo e sullo scenario urbano che ci circonda? L’abbondanza di informazioni e la disponibilità di offerte tende a favorire il consumatore spesso a discapito del commerciante, sempre più soggetto alla pressione del prezzo e della facile comparazione con l’offerta online. Il rischio è che i negozi diventino sempre più “vetrine” dei siti online, un rischio tanto più presente quanto più gli smartphone costituiscono il veicolo con il quale comparare, proprio mentre si è sul punto vendita, le offerte in Rete anche utilizzando le app – come Amazon Price Check – che consentono la scannerizzazione del codice a barre per effettuare una ricerca online e godere di uno sconto aggiuntivo.

Di fronte a questo scenario, il commerciante non può più guardare alla Rete come un nemico, ma deve comprendere come avvalersene al meglio senza rincorrere i giganti dell’e-commerce sulla strada della tecnologia, ma valorizzando ancor più l’elemento fisico e relazionale.  Ecco come fare:
– “metterci la faccia” avendo una presenza su Internet che renda plastica la dimensione umana del professionista, con la sua storia, ciò in cui crede, le sue passioni, i suoi trascorsi;
– usare Facebook e le piattaforme social come veri e propri ambienti relazionali e “consulenziali” per interagire con le persone sulla base dei loro interessi e delle ragioni per le quali una scelta fisica sarebbe preferibile. Storie come quelle dell’Imbianchino Mulfari, del Mago della Zip Mariotti e di Filippo Berto possono essere consultate e seguite su Facebook come esempi di ciò che occorre fare;
– farsi trovare su Google con strumenti sempre più semplici e disponibili quali l’integrazione nelle mappe e nella ricerca locale attraverso il servizio gratuito Google My Business;- sfruttare al massimo, anche su Internet, il passaparola che rimarrà il miglior veicolo di comunicazione di un’azienda e la principale area a cui prestare attenzione.

Più la tecnologia entra infatti nella relazione con un cliente più la differenza verrà data dall’elemento umano: riuscire a cogliere questo aspetto e non snaturare le proprie caratteristiche è la vera sfida chi oggi si deve confrontare con Internet.

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