Cosa fa, com’è organizzata e come funziona l’intelligence italiana

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Gli attentati di Bruxelles e prima ancora quelli di Parigi hanno sollevato un dibattito molto intenso sull’attività dei servizi segreti. Ecco come funzionano in Italia

I tragici attentati di Bruxelles, che hanno provocato oltre 30 vittime e più di 200 feriti, ha riacceso il dibattito sull’efficacia dell’intelligence. Davanti ad attacchi così imprevedibili, come quelli di chi sceglie di farsi esplodere per portare a compimento la sua folle azione terroristica, l’unica attività che possa realmente opporsi alla minaccia è quella dei servizi segreti. La discussione, alla luce di quanto successo in Belgio, verte ora sulla necessità di un maggior coordinamento a livello europeo dato che, come ha ampiamente dimostrato la vicenda della fuga e del tardivo arresto di Salah Abdeslam, uno degli attentatori di Parigi, il problema principale, oggi, è proprio quello della mancata sinergia tra i servizi dei vari Paesi dell’Unione.

Le accuse nei confronti dell’intelligence, soprattutto quella belga (impreparata e frammentata) ma anche quella francese dopo i fatti dello scorso novembre, si sono moltiplicate e in effetti i fallimenti sono sotto gli occhi di tutti. A finire sotto la lente d’ingrandimento della critica, però, sono a questo punto anche i servizi degli altri Paesi, tra cui, ovviamente, anche l’Italia.

Lo Stato Islamico, ormai da anni ha puntato il dito contro il nostro Paese, in particolare verso alcuni luoghi-simbolo dell’Occidente e della cristianità. Più volte, nel corso degli ultimi mesi e delle ultime settimane, il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dell’Interno Angelino Alfano hanno rassicurato gli italiani sul fatto che “in Italia il sistema di intelligence e prevenzione funziona”. In effetti, soprattutto per l’esperienza fatta negli scorsi decenni nell’ambito della lotta al terrorismo interno, il servizi italiani sarebbero considerati addirittura tra i migliori a livello internazionale.

Come funzionano i servizi segreti italiani?

Il 2007 è stato l’anno zero per l’intelligence italiana. Con la riforma, i militari furono di fatto estromessi da questo campo che da allora è in mano ai civili. Ad occuparsi di tutto c’è l’Agenzia Nazionale per la sicurezza (ANS) che vede al vertice operativo il presidente del Consiglio. Quest’ultimo ha frequenti incontri con il CISR (consiglio interministeriale per la sicurezza della repubblica). A ‘fare le veci’ del premier c’è l’autorità delegata (attualmente guidata da Marco Minniti). L’organo che coordina tutto l’aspetto operativo dell’intelligence è il DIS (Dipartimento informazioni per la sicurezza) che gestisce i due rami più importanti, l’AISE (Agenzia per le informazioni e la sicurezza estera) e l’AISI (per le faccende nazionali). Queste ultime due hanno sostituito nel 2007 l’ex Sisde e Sismi che oggi non esistono più. Le informazioni che arrivano in possesso dei dipartimenti nazionali sono classificate in 4 livelli di segretezza: riservato, riservatissimo, segreto e segretissimo.

I servizi segreti in Italia nel passato

La precedente riforma risale al 1977, in piena guerra fredda. La legge di 38 anni fa prevedeva l’esistenza di due servizi segreti differenti: il Servizio segreto di informazione militare (SISMI) alle dipendenze del ministero della Difesa e il Servizio Segreto di informazione civile (SISDE) guidato dal ministero degli Interni. Il primo si occupava principalmente dei “problemi” internazionali, il secondo di contrasto al “terrorismo” e all’eversione. Il controllo di governo e Parlamento su entrambi rami dell’intelligence era però piuttosto limitato. Oggi invece il premier ha il compito di nominare i direttori e i vicedirettori di ogni agenzia, coordinare le politiche dell’informazione per la sicurezza, impartire direttive e, sentito il CISR, emanare le disposizioni utili ad organizzare l’intero sistema.

Cosa fa e come opera l’intelligence italiana?

L’intelligence è lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.

Dal punto di vista della funzione, l’intelligence può essere descritta come processo informativo definito da un ciclo di azioni articolato su tre fasi e finalizzato agli obiettivi generali individuati dalle Autorità di governo:

  • acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete
  • gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo. Questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence
  • comunicazione all’Autorità di governo sia di semplici informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. L’estensione del concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti pubblici

 

I servizi segreti possono compiere reati?

Gli agenti dei servizi segreti sono tutelati da una serie di garanzie funzionali che includono la possibilità di compiere una serie di reati a condizione che essi siano commessi per una “speciale causa di giustificazione”, siano indispensabili alle finalità di intelligence e previa autorizzazione del Presidente del Consiglio o dell’Autorità delegata. Gli agenti di AISE e AISI hanno possono per esempio entrare in una casa per piazzare delle microspie senza l’autorizzazione del pm. Si sta comunque discutendo sulla possibilità di ampliare queste garanzie soprattutto durante la minaccia concreta di atti terroristici.

La classificazione delle fonti, come si stana un terrorista?

Si identificano oggi diverse tipologie di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Tra queste,  in base alla tipologia di fonte informativa, si possono trovare:

  • Osint (Open Source intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fonti aperte)
  • Imint (Imagery intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fotografie aeree o satellitari)
  • Humint (Human intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante contatti interpersonali)
  • Sigint (Signal intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia tra persone sia tra macchine)
  • Techint (Technical intelligence – riguardante armi ed equipaggiamenti militari)
  • Masint (Measurement and Signature intelligence – attività di raccolta delle informazioni non classificabili nelle precedenti categorie)

Il terrorista ricercato può essere individuato attraverso le attività di Humint e Sigint.

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