Cosa è successo davvero tra Cuperlo e Renzi

Pd
Gianni Cuperlo e Matteo Renzi
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Tra i due ex sfidanti congressuali i rapporti non toccavano un punto così basso da oltre due anni. Ecco i motivi dello scontro di ieri in Direzione

Le parole pronunciate ieri da Gianni Cuperlo durante la Direzione del Pd hanno stupito molti, a partire dallo stesso Matteo Renzi. E hanno stupito perché arrivate apparentemente a freddo, in una fase in cui i toni tra maggioranza e minoranza interne sembravano essersi raffreddati e dopo una relazione del segretario priva di attacchi polemici rivolti all’interno del partito.

Da subito è emersa quasi un’inversione di ruoli con Roberto Speranza, che di solito in passato si è riservato le critiche più dure a Renzi, scavalcato da Cuperlo, il rappresentante della minoranza in genere più attento “a non strappare la tela”, come abbiamo già scritto. Stavolta la voce pacata dell’ex candidato segretario si è accompagnata invece a parole pesantissime. Perché?

Per capirlo dobbiamo tornare indietro di qualche giorno. Esattamente a sabato scorso, cioè all’intervento non programmato di Renzi alla scuola di formazione del Pd (peraltro organizzata dal cuperliano Andrea De Maria, che ha questa delega nella segreteria dem).

Quel passaggio sulle correnti ridotte a spifferi, ma soprattutto quello sulle unioni “per esigenze” piuttosto che “per ideali”, hanno fatto imbestialire Cuperlo. E lui stesso ieri lo ha spiegato nel passaggio più duro del suo intervento in Direzione.

Nelle parole di Renzi, Cuperlo ha visto una stonatura non tanto rispetto al clima interno di questa fase, quanto soprattutto proprio al ruolo che lui stesso si stava sforzando di mantenere, di pontiere, di uomo del dialogo tra le anime interne. Ancorato alla minoranza, certo, ma con la propria autonomia. Tanto che proprio sabato scorso, mentre Renzi di ritorno dagli Usa si apprestava a raggiungere i giovani di Classe democratica, Cuperlo riuniva a Firenze esponenti di tutte le componenti del Pd per discutere di un’organizzazione interna più efficace. Un’iniziativa senza intenti polemici, anzi con la volontà di marcare la differenza rispetto alla kermesse di Bersani e Speranza a Perugia di qualche settimana prima, quando le polemiche si infiammarono a tal punto da indurre il vicesegretario Lorenzo Guerini a non partecipare.

È in quel contesto che Cuperlo vede come fumo negli occhi le parole di Renzi ai giovani: un mancato riconoscimento del ruolo della minoranza e anche suo personale. E allora parte all’attacco: prima con un’intervista a l’Unità nella quale sostiene la necessità di “un tagliando” al governo, poi con l’intervento in Direzione di ieri.

Il leader dem è apparso oggettivamente spiazzato. La prima reazione a quelle parole è stata di rispondere immediatamente a tono. Poi, d’accordo con Orfini seduto accanto a lui, ha deciso di aspettare. E per uno Speranza e un Emiliano che menavano fendenti, arrivavano anche un De Vincenti a spiegare nel merito la bontà della posizione del governo su Tempa Rossa e un Gentiloni a replicare più sul piano politico agli attacchi della minoranza, rilanciando il sospetto che molti di loro non riescano a liberarsi “dall’idea che l’attuale leader del Pd sia un intruso”.

Renzi si è pian piano calmato. Ha evitato lo scontro, anche se la sua replica ne ha risentito, apparendo meno brillante del solito. In quel momento, però, si è convinto che fosse più importante blindare il governo dal rischio di un conflitto con la magistratura, piuttosto che alimentare i dissidi con Cuperlo e Speranza. D’altra parte, i numeri del voto finale (98 favorevoli, 13 contrari) sarebbero stati più che sufficienti a ribadire i rapporti di forza.

Non c’è stato quindi il bis del gennaio 2014, quando – eravamo nel pieno del confronto sull’Italicum – un riferimento all’elezione nelle liste bloccate di molti parlamentari, Cuperlo compreso, aveva provocato prima l’abbandono della sala e poi le dimissioni di quello che allora era il presidente del partito.

Cosa succederà adesso? Sarà possibile recuperare il rapporto? Proprio il precedente di due anni fa dimostra che gli spiragli rimangono sempre aperti. Anche perché Cuperlo continua a rassicurare sulla sua volontà di rimanere nel Pd, con quella propensione al dialogo che lo contraddistingue. La mancata reazione di Renzi a caldo ha stupito anche lui. Ora però vorrebbe una più concreta dimostrazione di apertura alle istanze della minoranza, un maggiore rispetto degli organismi interni, un’attenzione agli elettori più di sinistra. Su quest’ultimo punto, però, Renzi è già stato chiaro: “Io credo di avere l’ambizione, forse Gianni direbbe l’arroganza, di avere un’idea della sinistra diversa”.

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