Cosa è il “principio Tatarella” richiamato da Renzi

DirezionePd
tatarella

L’ipotesi su cui lavora il Pd: la riforma costituzionale rinvierà a una legge elettorale nazionale la modalità di elezione dei prossimi senatori, ma le singole regioni potranno scegliere altre strade

Tatarella, chi era costui? È curioso che l’intesa dentro il Pd sulla riforma costituzionale possa passare dalla legge promossa da un deputato storico della destra italiana, Msi prima e An poi. È anche vero, d’altra parte, che proprio quella legge elettorale è ritenuta ancora una delle più efficaci che siano state approvate in Italia.

Quello cui si è richiamato Matteo Renzi nella riunione di oggi in Direzione, è il ‘principio Tatarella’. Non tanto, quindi, il contenuto specifico della legge, quanto piuttosto il percorso che quella norma tratteggia: a livello nazionale si individua una legge quadro per l’elezione di presidenti e consiglieri regionali, ma a ogni singola regione è riconosciuta l’autonomia per approvare una propria legge con caratteristiche diverse.

Come si concilia questo con la discussione attualmente in atto sulla riforma costituzionale? All’interno dell’articolo 2, comma 5 del ddl Boschi si inserirebbe il riferimento a una ‘designazione’ dei futuri senatori attraverso una legge quadro nazionale per la designazione dei futuri senatori, riconoscendo un ruolo agli elettori ma salvaguardando la scelta finale affidata ai consigli regionali. Sui termini che verranno usati per spostare l’influenza dei primi o dei secondi è ancora aperta la discussione.

Se la legge quadro ordinaria non sarà approvata prima della prossima tornata elettorale, varrà una norma transitoria della riforma costituzionale, che rimanda l’elezione dei senatori direttamente in prima battuta ai consigli regionali. A meno che qualche regione non abbia il tempo per dare vita a una propria norma apposita, ipotesi che appare complicata prima dello scadere di questa legislatura.

Vedi anche

Altri articoli