Cosa c’entrano i nuovi corvi con la riforma di Bergoglio

Vaticano
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Il ritorno di Vatileaks ma la storia è un po’ diversa

Arresti e interrogatori: in Vaticano ci risiamo, a distanza di tre anni dal caso dell’assistente di camera di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, che trafugò documenti dall’appartamento del papa per trasmetterli all’esterno, i cosiddetti “corvi” finiscono di nuovo nelle mani della Gendarmeria d’Oltretevere. E l’accusa è la stessa di allora: “sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati”, come spiega la nota diffusa dalla Santa Sede.

Questa volta a venire interrogati e ad essere “trattenuti in stato di arresto” sono stati un prelato, monsignor Angel Vallejo Balda, e Francesca Immacolata Chaouqui, esperta di pubbliche relazioni e frequentatrice assidua dei sacri palazzi. I due hanno varie cose in comune, in particolare quella di aver fatto parte della ‘Cosea’, ovvero la commissione di riforma delle strutture economico-amministrative del Vaticano istituita da papa Francesco nel luglio del 2013 – a pochi mesi dalla sua elezione – e poi sciolta una volta concluso il mandato.

Da allora e in un tempo tutto sommato breve, la riforma finanziaria del Vaticano ha fatto parecchia strada: sono nati una Segreteria e un Consiglio per l’economia con compiti di coordinamento, vigilanze e indirizzo, è stato istituito l’ufficio del revisore generale dei conti della Santa Sede e adeguato il sistema di verifica e trasparenza finanziaria; un ‘operazione quest’ ultima che ha ricevuto l’ok degli organismi di controllo internazionali.

Allo stesso tempo lo Ior ha reso pubblici i suoi bilanci – e si è trattato certamente di un fatto storico in particolare per l’Italia – ha chiuso migliaia di conti non in regola, in alcuni casi ha risposto positivamente alle rogatorie provenienti dall’Italia. Ma naturalmente rimangono vari problemi aperti, a cominciare da un passato non lontano carico di gestioni opache o irregolari che spesso torna alla luce, o di comportamenti non lineari osservati dalle tante istituzioni che fanno riferimento alla Chiesa per esempio in ambito immobiliare.

C’è però dell’altro. Monsignor Balda è dell’Opus Dei e ieri la Prelatura ha in qualche modo preso le distanze dal religioso; il prelato ha ricoperto ruoli di un certo peso nella ramificata struttura finanziaria della Santa Sede anche se è stato escluso dagli organismi che contano una volta finito il lavoro alla Cosea.

Lo stesso è accaduto alla Chaouqui (la quale viene accreditata mediaticamente di una vicinanza con ‘la Obra’). Gli eventi in corso sono poi da mettersi in relazione, secondo quanto lascia intendere lo stesso Vaticano, con due libri di prossima uscita, uno dei quali di Gianluigi Nuzzi, che appunto si baserebbero almeno in parte sulla documentazione fuoriuscita da questi canali. Nel frattempo la Chaouqui ha collaborato con gli inquirenti vaticani, è allora possibile che le indagini condotte in questi giorni – si è pure parlato di una violazione del computer del revisore dei conti vaticano nominato dal Papa, Libero Milone – possano portare a sviluppi clamorosi.

Se questo dicono i fatti nel loro insieme ancora confuso, la storia però si ripete solo in parte.

Intanto perché il processo di riforma in corso portato avanti da papa Francesco disegna uno scenario inedito rispetto alla crisi di ‘governance’ esplosa nell’ultimo periodo del pontificato di Benedetto XVI; la separazione del Vaticano dai poteri politici ed economici italiani promossa da Francesco e dal C9, il gruppo di nove cardinali appunto, che lo coadiuva nella riforma della Curia, rappresenta un problema per vecchi potentati abituati ad usare lo Ior o le strutture finanziarie d’Oltretevere come camera di compensazione per affari e transazioni bisognose di una segretezza totale o quasi.

C’è poi un tema più generale legato al processo di riforma della Chiesa universale iniziato dal papa: in questo caso quanto avvenuto nelle ultime settimane, dalla falsa malattia di Bergoglio durante il Sinodo sulla famiglia al ripetersi di ‘vatileaks’, costituisce il tentativo di gettare un’ombra sull’intera azione di rinnovamento del pontificato; nulla cambia è il messaggio, gli scandali travolgono tutto, la riforma non produce quella rottura col passato desiderata. L’obiettivo è quello di generare una sensazione di inquietudine e caos, ma su questa strada l’ostacolo maggiore è costituito proprio dal papa che gioca, dal punto di vista comunicativo, sempre all’attacco ignorando le tradizionali prudenze vaticane.

Infine va osservato come la realtà sia comunque più complessa di quanto non appaia in un primo momento. Lo stesso coinvolgimento di membri dell’Opus Dei in questa vicenda va valutato con attenzione: negli organismi di governo e di controllo dello Ior, così come al vertice della Segreteria economica vaticana (guidata da un conservatore come il cardinale George Pell scelto però da Bergoglio), troviamo diversi uomini vicini alla Prelatura. Insomma le divisioni sono forse assai più trasversali e frastagliate che non in passato e i vecchi schemi funzionano solo in parte.

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