Cop21, ecco le linee del documento finale

Clima
Delegation members walk amongst poles bearing national flags at the front entrance of the COP21 World Climate Change Conference 2015 in Le Bourget, north of Paris, France, 28 November 2015. The 21st Conference of the Parties (COP21) due to be held in Paris from 30 November to 11 December will proceed as planned, despite the terrorist attacks of 13 November. US President Barack Obama, German Chancellor Angela Merkel as well as leaders from India, South Africa and China are among the leaders planning to come. The aim is to reach an international agreement to limit greenhouse gas emissions and curtail climate change.  ANSA/IAN LANGSDON

Obiettivo: mantenere l’aumento medio della temperatiura globale entro i due gradi

Iniziato oggi in pompa magna, alla presenza di quasi tutti i paesi del mondo, al supervertice di Parigi sul clima già si lavora alla sintesi finale.

Secondo quanto riporta l’Ansa, la bozza di partenza dell’accordo è di 54 pagine. E’ questa la base dei negoziati. In questi giorni si lavorerà su di essa, in vista di un accordo finale che tutti giudicano indispensabile: un accordo vincolante per giungere alla riduzione delle emissioni di gas serra, per raggiungere l’obiettivo principe: mantenere l’aumento medio della temperatura globale entro i due gradi centigradi.

Il pacchetto ha due componenti principali: l’architettura dell’accordo vero e proprio (agreement) e gli strumenti operativi, cioè le decisioni indirettamente vincolanti. Uno dei nodi da sciogliere è capire cosa andrà nell’uno e che cosa nell’altro; il ponte di collegamento sarà il processo di governance.

L’aspetto “egalmente vincolante” non deve avere la dimensione di un trattato ma deve essere un “executive agreement” per evitare che gli Stati Uniti passino per un voto interno, cosa che incontrerebbe l’opposizione dei repubblicani.

Fondamentale che in questa parte del documento ci siano tre concetti: un meccanismo di revisione al rialzo (riduzione delle emissioni, adattamento, finanziamenti in aiuti ai Paesi poveri); visione di lungo periodo in base agli obiettivi globali; trasparenza, monitoraggio, verifiche, sistema di regole precise per l’applicazione degli impegni.

La richiesta da parte di un Forum di 43 Paesi (comunità e Paesi vulnerabili, tra cui le piccole isole) di innalzare l’obiettivo, portando il contenimento della temperatura media globale a 1,5 gradi; il principio delle responsabilità comuni ma differenziate, ovvero la misurazione dell’equità del contributo di ogni singola nazione; il concetto di responsabilità storica dei Paesi avanzati rispetto alla crisi ambientale che dovrebbe lasciare spazio al meccanismo di compensazione attraverso gli aiuti finanziari e la cooperazione (100 miliardi all’anno al 2020).

La seconda settimana è strategica per il successo: secondo il programma il documento completo deve esser pronto mercoledì; gli sherpa avranno poi poco meno di 48 ore per mettere a punto la ‘finalizzazione giuridico-linguistica’, fino a venerdì quando il testo deve essere pronto per l’approvazione. Da Parigi dovrebbe uscire però un accordo più che un trattato, secondo quanto ha annunciato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius alla vigilia del vertice.

Si cerca di arrivare a una decisione all’unanimità. Ma si vota per consenso, che spesso viene inteso per unanimità; in realtà si fa riferimento alla “stragrande maggioranza”. La decisione alla Cop si considera definitiva quando il presidente batte il “martelletto” per tre volte, cosa che è lasciata ad una valutazione perlopiù politica.

L’accordo, come già deciso alla Cop di Durban in Sud Africa nel 2011, va firmato nel 2015. Il periodo della sua applicazione va dal primo gennaio 2021 al 31 dicembre 2025. E un primo check-up andrebbe fatto al 2018-2019. Gli obiettivi a lungo termine che sono in gioco parlano del 100% di riduzione delle emissioni al 2070 o al 2100, o di carbon neutrality al 2100.

 

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