Controllo sulle armi, l’Europa può riuscire dove ha fallito Obama

Sicurezza
epa04960579 A visitor looks at rifles on display at the Kalashnikov Group pavilion during the ARMS & Hunting 2015 International Exhibition at the Gostinniy Dvor exhibition centre in Moscow, Russia, 02 September 2015. The ARMS & Hunting 2015 exhibitionruns from 01 to 04 October 2015.  EPA/MAXIM SHIPENKOV

La Commissione Ue propone nuove misure restrittive, dopo l’attacco terroristico di Parigi. Si tratta di norme che sarebbero d’esempio nel mondo e anche all’interno dei singoli Paesi

La notizia non ha avuto molto risalto sui media, ma il passo avanti compiuto ieri dalla Commissione europea potrebbe avere una portata eccezionale, sul piano pratico e su quello simbolico. Dopo i fatti di Parigi, il presidente Jean-Claude Juncker e i commissari agli Affari interni Dimitris Avramopoulos e all’Industria Elżbieta Bieńkowska hanno promosso una modifica che introduce misure restrittive alla direttiva europea che regola la vendita e il possesso delle armi da fuoco. Una direttiva che peraltro, come sottolinea il Wall Street Journal, oggi è soggetta a interpretazioni differenti da parte dei singoli Stati membri, indebolendone la portata.

La proposta riguarda il divieto di acquisto di armi e munizioni on line, il divieto di possesso per i privati di armi semiautomatiche (come i kalashnikov) , l’inclusione delle armi a salve nella lista delle armi da fuoco (perché facilmente trasformabili in quest’ultimo tipo), la restrizione all’uso e al possesso delle armi “disattivate” (di questo tipo erano quelle utilizzate dai terroristi nella strage di Charlie Hebdo e, forse, anche venerdì scorso). Le misure saranno discusse domani dai ministri dell’Interno di tutti gli Stati membri, che si riuniranno a Bruxelles per varare provvedimenti d’emergenza anche riguardo a un immediato rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen e allo scambio di informazioni tra gli Stati membri.

I provvedimenti che riguardano le armi da fuoco sono dettati certamente anche dall’impatto emergenziale provocato dall’attacco terroristico a Parigi. Ma rappresentano un passo avanti importante che, ad esempio, gli Stati Uniti non sono riusciti a compiere, nemmeno sull’onda emotiva delle molteplici stragi nei campus studenteschi.

Lo stesso Barack Obama ha definito come “la mia più grande delusione” proprio l’insuccesso legato al varo di una legge “di buon senso” sulle armi ed è tornato a spingere in questa direzione lo scorso 1 ottobre, dopo la sparatoria in un college dell’Oregon.

A bloccare le proposte di Obama (tra cui alcune coincidenti con quelle al vaglio in questi giorni dell’Ue) sono stati in passato il Senato e il Congresso, pesantemente influenzati dalla potentissima lobby della National Rifle Association, che ha sempre finanziato a suon di centinaia di migliaia di dollari candidati soprattutto Repubblicani (ma anche alcuni Democratici), che hanno poi ‘ricompensato’ i loro benefattori una volta eletti. Proprio nei giorni scorsi, l’associazione Everytown for Gun Safety, sponsorizzata da Michael Bloomberg, ha presentato alla Casa Bianca alcune misure restrittive che potrebbero essere varate dal Presidente anche senza l’approvazione del Congresso. E Hillary Clinton, in uno dei primi messaggi dopo la sua candidatura alle primarie per la nomination democratica, ha promesso una volta eletta “leggi più severe per controllare la vendita delle armi”.

L’Europa ha l’occasione di fare da apripista in questa direzione, irrigidendo ulteriormente misure che sono già più restrittive rispetto a quelle statunitensi. Ammesso che i governi nazionali non si mettano di traverso a decisioni che avrebbero un valore simbolico non solo rivolto all’esterno, ma anche all’interno.

Non sono passate molte settimane da quando un parlamentare europeo, il leghista Buonanno, si è presentato in tv maneggiando una pistola, nei giorni in cui in molti da destra spingevano per rendere più facile il possesso di armi in casa, con il pretesto della legittima difesa. Ora tutti potranno essere più consapevoli del rischio che quelle armi possano poi finire in mani sbagliate. Non necessariamente di terroristi, ma anche semplicemente di persone incapaci di svolgere un’opportuna valutazione sul loro uso in condizioni di effettivo rischio.

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