“Contro l’Isis non servono le armi, ma una narrazione”

Festa de l'Unità

Alla Festa de l’Unità Pinotti, Amendola e Camporini insistono sulla necessità di una politica estera comune dell’Europa per vincere le sfide del terrorismo e dell’immigrazione

INVIATO A MILANO – “Un’offensiva militare contro l’Isis potrebbe non essere difficile, stiamo parlando di circa trentamila uomini con cui combattere, ma dobbiamo stare a attenti a non trasformare questo in uno scontro di civiltà”. Per il ministro della Difesa Roberta Pinotti non può essere questa la strada percorribile, “perché così spegneremmo un focolaio, ma subito dopo se ne riaccenderebbe un altro”. La ricetta che propone dalla Festa de l’Unità di Milano si basa piuttosto sulla cultura: “Il loro proselitismo sta avendo successo in Occidente, perfino in Italia anche se meno rispetto ad altri paesi, e il fatto che non riusciamo a mettere in campo una strategia comunicativa e narrativa alternativa mi preoccupa molto”.

È un aspetto, una singola sfaccettatura, di una crisi più complessiva che emerge dal dibattito tra Pinotti, il responsabile esteri del Pd Enzo Amendola e l’ex Capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini: è la crisi dell’Europa. Di un continente che non riesce a rispondere in maniera adeguata, il che significa in maniera unitaria, alle tante sfide che ha davanti, dall’immigrazione al terrorismo, dal focolaio libico a quello mediorientale.

Per Camporini, quella di giungere a una politica estera comune dell’Ue è una “necessità inderogabile”, anche per “avere un’influenza sufficiente sugli americani” e riequilibrare così la diplomazia internazionale. Ed è una necessità, naturalmente, anche per la gestione del fenomeno dell’immigrazione. “Oggi sembriamo a un punto di svolta – sottolinea Pinotti – mi auguro che sia davvero così. E me lo auguro più per l’Europa che per noi”. Come spiega Amendola, la questione investe soprattutto la sinistra europea: “L’isterismo e la propaganda che vediamo spesso a destra non ci portano da nessuna parte. L’Europa è minoranza in questo mondo, ce lo ha ricordato anche papa Francesco, ma se questa minoranza è unita può contribuire a portare la pace tra i popoli”.

Alcune ricette emergono anche dal palco della festa e sono incentrate tutte sul dialogo e la diplomazia. Camporini, soprattutto, insiste molto sul ruolo di mediazione che l’Occidente e l’Europa possono giocare nei diversi scenari internazionali, dalla Libia (“bisogna ricondurre il governo di Tripoli al tavolo delle trattative, accettandone la legittimità – spiega il generale – non possiamo schierarci solo dalla parte di Tobruk”) fino al Medio Oriente. Qui, avverte, “facciamo attenzione a non farci trascinare nella strumentalizzazione del sentimento religioso che alcune potenze regionali (Iran, Turchia, Arabia Saudita, Egitto) stanno cercando di fare per conquistare più spazio politico”.

 

(foto di Stefano Minnucci)

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