Contratto statali, domani un nuovo tentativo per chiudere la partita

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L’appuntamento si pone all’interno di una nuova stagione di dialogo tra governo e sindacati

Domani è previsto un incontro molto rilevante tra governo e sindacati per il rinnovo del contratto degli statali e un accordo sarebbe un passo in avanti degno di nota.

In primo luogo perché sbloccherebbe una situazione congestionata da oltre sette anni. Sebbene infatti il riavvio delle trattative sia avvenuto lo scorso anno a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione, la convocazione dei rappresentati dei lavoratori da parte del governo non era affatto scontata.

Secondo perché l’appuntamento si pone all’interno di una nuova stagione di dialogo tra governo e sindacati. C’è ormai un filo rosso che unisce l’eventuale accordo di domani all’importante intesa sulla riforma delle pensioni arrivata poche settimane fa dopo un lungo confronto, aperto, durato diversi mesi (il dialogo è cominciato a maggio). È probabile che si siano fatti passi in avanti anche per il rinnovamento dei sindacati visto che attorno a quel tavolo, assieme al ministro Madia, si è seduta un’altra giovane donna, Serena Sorrentino, segretario generale della Funzione pubblica della Cgil. Chissà, magari l’affinità generazionale ha aiutato a fare passi in avanti per il raggiungimento di un accordo.

In ogni caso, una eventuale intesa darebbe l’idea di come la linea della concertazione e dei risultati concreti stia prevalendo su quella dello scontro e della costante contrapposizione. Ne è una prova l’altra importante intesa raggiunta due giorni fa sul rinnovo dei metalmeccanici (in quel caso tra Fim Fiom e Uilm e Federmeccanica).

I nodi dell’intesa

La bozza di accordo prevede tre punti rilevanti: l’introduzione di forme del welfare integrativo anche nel settore pubblico, fiscalità favorevole per il salario legato alla produttività e un sostegno alla previdenza complementare. Ma il motivo del contendere resta la parte economica: il governo ha proposto un aumento “medio procapite di 85 euro”, mentre i sindacati si battono affinché l’incremento sia uguale per tutti (non medio) e che nel perimetro dell’accordo rientri anche il comparto della scuola. “Il governo – ha detto oggi Susanna Camusso rimanendo sulle proprie posizioni – sa quali sono le risposte che mancano: risorse certe e modifica della legge Brunetta e della Buonascuola”.

Si cerca tuttavia di arrivare a quel “compromesso” o mediazione di cui parlava anche ieri il premier Matteo Renzi. Nell’accordo di domani si dovrebbe eliminare ogni riferimento agli aggettivi che accompagnano l’incremento salariale, ossia “medio” e “non inferiore” agli 85 euro con l’idea di lasciare questa specifica alle parti, ovvero ai singoli tavoli che si apriranno tra i sindacati e l’Aran sui quattro comparti: funzioni centrali, funzioni locali conoscenza e sanità.

Il peso della sentenza della Consulta

Sulla trattativa potrebbe incidere anche la sentenza della Corte costituzionale che ha parzialmente bocciato la riforma della Pubblica amministrazione. Secondo il ministro Marianna Madia, anche sul rinnovo dei contratti pubblici, “la situazione si è complicata perché la sentenza arriva nel mezzo di una trattativa con i sindacati”. Spiega che “è prevista una parte economica, gli aumenti medi di circa 85 euro, e una parte normativa per modificare alcuni istituti, come la valutazione o il salario accessorio” ma ora, “dopo la sentenza, bisogna capire come posso impegnarmi sulla parte normativa, se prima non raggiungo l’intesa con tutte le Regioni. E verificare, come dire, se il governatore del Veneto Zaia è d’accordo. Perché se non lo fosse, si bloccherebbe tutto“.

 

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