Conti pubblici, in arrivo le nuove stime del Governo

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Braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sugli spazi di manovra aggiuntivi

Stasera il governo metterà nero su bianco la revisione delle stime di crescita e del deficit italiano. Lo farà presentando nel Consiglio dei ministri la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il cosiddetto Def. È un appuntamento degno di nota in quanto verranno resi noti i numeri chiave delle prossime scelte di politica economica: la previsione del Pil e l’andamento del deficit. Due parametri sui quali si baserà la manovra economica del 2017, che da quest’anno si chiamerà legge di Bilancio.

La partita è piuttosto complessa perché quei numeri dovranno trovare il beneplacito di Bruxelles: proprio in queste ore, infatti, proseguono serrati i contatti tra Roma e Bruxelles. Il cuore della discussione è legato soprattutto al tema della flessibilità e l’Ue vorrebbe ridurre il gap tra i numeri previsti dalla Commissione rispetto a quelli ipotizzati del governo italiano. In ogni caso, ha rassicurato il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, intervistato da Politico, è in corso un “dialogo positivo”.

Ma è chiaro che dopo gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla crescita zero del secondo trimestre, Palazzo Chigi stasera rivedrà le proprie stime macroeconomiche registrando una ripresa meno veloce di quanto ipotizzato in un primo momento. Il Pil per il 2016 sarà rivisto al ribasso, verosimilmente dal +1,2% si scenderà al +0,8-0,9%. Mentre per il 2017 la stima dovrebbe essere fissata intorno all’1%, rispetto al +1,4% previsto ad aprile.

Certo è che la crescita più lenta impatterà anche sul rapporto tra deficit e Pil, valore da cui dipenderà la prossima legge di Bilancio e vero nodo discussione con l’Ue. L’Italia dovrà infatti rinegoziare l’impegno previsto in un primo momento per il 2017 di portare il deficit all’1,8% del Pil.

Nel braccio di ferro con Bruxelles, il governo sta chiedendo spazi di manovra aggiuntivi, ma l’obiettivo verosimile per la stima del 2017 potrebbe essere del 2,1%-2,2%. Di fatto una convergenza tra il valore ipotizzato nell’ultimo aggiornamento del Def di aprile (1,8%) e quello proposto recentemente dal premier (2,3%). Numeri che libererebbero comunque risorse importanti, anche se darebbero un margine inferiore rispetto a quello sperato in un primo momento. D’altra parte lo stesso ministro Padoan ha ribadito che le risorse a disposizione quest’anno sono poche e che ulteriore flessibilità non c’è.

Il governo, tuttavia, è ancora pronto a far leva sul rallentamento dell’economia globale e sulle spese straordinarie da sostenere per i costi della ricostruzione del terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto scorso, spese che potrebbero essere scorporate dai vincoli del Patto di stabilità consentendo così di strappare margini aggiuntivi.

In ogni caso restano da trovare nuove risorse per finanziare una manovra che Palazzo Chigi vorrebbe quotare ad almeno 20 miliardi, 15 dei quali saranno destinati a disinnescare gli aumenti di Iva e accise (parliamo delle clausole di salvaguardia). Ma da finanziare c’è anche il nodo sulle pensioni su cui il governo da settimane si sta confrontando con i sindacati: sul piatto per ora ci sarebbero due miliardi, una cifra ritenuta però insufficiente da Cgil Cisl e Uil.

Inoltre, tra le altre voci di spesa, ci sono i contratti degli statali (500-700 milioni), povertà, Industria 4.0 (superammortamento, imposta unica per le società di persone, salario di produttività), ecobonus e, soprattutto, investimenti per ridare slancio alla crescita.

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