Def, nel 2017 Pil all’1% e deficit fino al 2,4%

Economia
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Via libera all’aggiornamento del Documento di economia e finanza, base di partenza della prossima legge di Bilancio

Il governo mette nero su bianco le nuove stime di crescita e deficit italiano. “Nel 2016 prevediamo prudenzialmente lo 0,8% del Pil – rivela Matteo Renzi – mentre nel 2017 l’aumento che stimiamo è dell’1%”. Sono questi dunque i numeri della crescita italiana, secondo palazzo Chigi, illustrati ieri in tarda serata dallo stesso premier, poco prima di mezzanotte, al termine del Consiglio dei ministri nel quale è stata varata la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il cosiddetto Def.

Si tratta di un aggiornamento rilevante per i conti pubblici in quanto sono stati resi noti i due parametri sui quali si baserà la manovra economica del 2017, ovvero la previsione del Pil – che come detto l’anno prossimo sarà dell’1% – e l’andamento del rapporto deficit/Pil il quale, ha affermato in questo caso il premier, “nel 2017 scenderà al 2%”. E poi ha aggiunto un dettaglio non da poco, ossia che l’Italia chiederà un indebitamento superiore di 0,4 punti percentuali per il sisma e per la gestione dell’immigrazione.

D’altra parte, fa notare Renzi, l’Ue ci deve molto sul tema dei migranti e per questo motivo, avverte, “spenderemo quel che serve”.

Non si tratta comunque di flessibilità, ha messo in chiaro il premier. “Non c’è flessibilità in questa Nota di aggiornamento al Def – ha spiegato – perché con una decisione che non ci convince si è deciso che la flessibilità vale una sola volta, cosa che per me rimane un errore, e noi l’abbiamo utilizzata lo scorso anno. Adesso c’è uno 0,4% massimo di circostanze eccezionali che è altra cosa rispetto alla flessibilità e riguarda elementi che nessuno può contestare e che sono sisma e immigrazione”.

Quanto al debito/Pil, ammette poi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, “nel 2016 non scenderà e la causa ha a che fare con previsioni di inflazione troppo ottimistiche”. Il debito salirà quindi dal 132,3% del 2015 al 132,8% nel 2016 per poi riscendere al 132,2% nel 2017. L’obiettivo di pareggio di bilancio viene confermato al 2019.

In effetti, dopo gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla crescita zero del secondo trimestre causato soprattutto dal rallentamento dell’industria, era inevitabile che Palazzo Chigi rivedesse le proprie stime macroeconomiche registrando una ripresa meno veloce rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento. “Siamo stati super prudenti, abbiamo seguito la linea della prudenza, la linea Padoan”, ha sottolineato Renzi.

Tuttavia, è anche vero che con i numeri rivelati nel Def si potranno liberare risorse importanti. Ora la nota di aggiornamento sarà trasmessa a Bruxelles, che dovrà esprimere il proprio parere. Anche se su questo fronte non dovrebbero esserci grossi ostacoli, considerando i costanti contatti che ci sono stati nei giorni scorsi tra Roma e Bruxelles.

Ma il dettaglio delle misure economiche, la vera “ciccia della discussione”, come la definisce lo stesso Renzi, arriverà solo con la legge di Bilancio che verrà presentata a metà di ottobre.

“I dettagli non li definiamo oggi con il Def – ha messo in chiaro il Presidente del Consiglio – ma fin d’ora posso dirvi che le tasse non aumenteranno e ci saranno misure sulla competitività. Il superammortamento ci sarà, le misure per le pensioni ci saranno, l’Ape ci sarà. E poi confermiamo Ires, Iri e gli interventi del passato sul bonus degli 80 euro e tutte le altre misure – conclude – in un quadro in cui la pressione fiscale continua ad andare giù”.

Certo è che per finanziare una manovra che Palazzo Chigi vorrebbe quotare ad almeno 22 miliardi, 15 dei quali saranno destinati a disinnescare gli aumenti di Iva e accise (parliamo delle clausole di salvaguardia), dovranno essere trovate nuove risorse. C’è da finanziare il capitolo pensioni su cui il governo da settimane si sta confrontando con i sindacati: sul piatto per ora ci sarebbero due miliardi, una cifra ritenuta però insufficiente soprattutto dalla Cgil.

E poi, tra le altre voci di spesa, ci sono i contratti degli statali (500-700 milioni), povertà, Industria 4.0 (superammortamento, imposta unica per le società di persone, salario di produttività), ecobonus e, soprattutto, investimenti per ridare slancio alla crescita.

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