Conti pubblici e Ue, nuova prova da superare per l’Italia

Europa
epa05018908 European Commissioner for Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs Pierre Moscovici (L) and Italian Finance Minister Pier Carlo Padoan talk at the start of an EU finance ministers council in Brussels, Belgium, 10 November 2015.  EPA/OLIVIER HOSLET

Lunedì 13 febbraio a fine mattina la Commissione europea pubblicherà le sue previsioni economiche invernali,

Si complica la strada della manovrina da 3,4 miliardi di euro che il ministero dell’Economia deve mettere a punto entro aprile per rispondere alle richieste di Bruxelles e scongiurare la procedura di infrazione.

A rendere più difficile la messa a punto della misura economica è una mozione parlamentare che impegna il governo “a valutare di reperire le risorse necessarie per la correzione dei conti richiesta dalla Commissione europea unicamente dal taglio alla spesa pubblica improduttiva e dalla lotta all’evasione fiscale, senza incidere sulla revisione delle accise su tabacchi e carburanti al fine di scongiurare l’aumento della pressione fiscale”, si legge nel testo.

Una questione tutta politica e non tecnica. Palazzo Chigi smentisce l’irritazione di Paolo Gentiloni di cui parlava un articolo di Repubblica.it in merito, ma di sicuro la mossa non fa piacere né al Governo né a via XX Settembre. La mozione depositata oggi alla Camera è firmata dal deputato toscano del Pd Edoardo Fanucci, renziano doc. Dopo il suo nome un nutrito gruppo di altri parlamentari considerati vicini all’ex premier, 39 in tutto.

Intanto lunedì 13 febbraio a fine mattina la Commissione europea pubblicherà le sue previsioni economiche invernali, un quadro aggiornato delle prospettive di crescita dei Paesi anche con proiezioni sull’andamento dei conti pubblici. Un aspetto particolarmente rilevante per l’Italia, che ha ancora un confronto aperto con l’Ue su misure aggiuntive richieste per il 2017. Le stime verranno presentate dal commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, con una conferenza stampa.

“Tanto rumore per nulla: mi sembra l’acqua calda rispetto alle battaglie che abbiamo sempre sostenuto”, spiega Fanucci. “Il governo guidato dal Partito Democratico non può aumentare le tasse: porterò avanti una battaglia molto forte su questo punto – aggiunge – il governo, infatti, secondo quanto lasciato intendere dal Ministro Pier Carlo Padoan, starebbe valutando di emanare un decreto che prevede la revisione delle accise su tabacchi e carburanti, in modo da adeguare i conti pubblici italiani alle richieste della Comunità europea. Sarebbe un errore grave, perché si colpirebbero, in particolare, le fasce più deboli della popolazione. Le risorse necessarie alla correzione dei conti dovranno essere individuate unicamente dal taglio alla spesa pubblica improduttiva e dalla lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale”.

Al Mef stanno valutando anche altre strade. Ma nella lettera inviata inviata lunedì da Padoan al vicepresidente Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici, il ministro spiegava la composizione dell’aggiustamento fiscale dello 0,2% del Pil assicurando che lo 0,09% arriverà dalle accise e da altre tassazioni indirette. Difficile immaginare che la voce – vale circa 1,5 miliardi di euro – possa cambiare del tutto.

Più probabile che si trovi una forma di mediazione, per esempio tenendo in ‘manovrina’ le accise sulla benzina e trovando una soluzione alternativa per i tabacchi. I tecnici di via XX Settembre sono al lavoro, nel frattempo Matteo Renzi ha deciso di tendere la mano per porre fine alle voci che lo volevano ‘regista’ della mozione e della contestazione alla linea economica del governo e di Padoan.

L’ex premier gli ha telefonato per invitarlo alla direzione del partito democratico convocata per lunedì. Invito accettato dal ministro, che con Renzi è stato artefice e convinto sostenitore del taglio delle tasse, rivendicato ancora questa settimana in un paio di occasioni. Ma al di là delle questioni politiche il ministro l’ha detto chiaro e tondo: “L’ipotesi di una possibile procedura di infrazione è allarmante e va scongiurata”.

Italia rischia commissariamento: cos’è e come funziona

La procedura di commissariamento si basa su quanto sancito dall’articolo 126 del Trattato e riguarda tutti quegli stati che vantano una soglia di deficit superiore al 3 per cento del Pil o che hanno un debito superiore al 60% del Pil che non scende come previsto dalla normativa – ossia di un ventesimo l’anno. La procedura di infrazione per deficit eccessivo prevede la richiesta allo Stato di realizzare obiettivi volti a far tornare deficit e debito sotto le soglie di sicurezza.

Ovviamente la procedura di commissariamento di uno Stato deve avere anche l’aspetto della flessibilità e deve tenere in considerazione tutti quegli eventi eccezionali che possono pesare sulle condizioni economiche. Ecco cos’è e come funziona la procedura di infrazione per deficit eccessivo, ossia il commissariamento da parte dell’UE.

 

 

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