Consulta, si apre il dialogo Pd-M5S. E inguaia Forza Italia

Politica
L'Aula della Corte Costituzionale durante la prima udienza pubblica con il nuovo presidente Alessandro Criscuolo, Roma, 2 Dicembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

I Democratici non vogliono tagliare fuori i Cinquestelle, costringendo così i forzisti a cercare un altro nome per non perdere la poltrona a loro destinata. Sullo sfondo, il possibile giudizio sull’Italicum

Un rinvio che stavolta potrebbe essere finalmente decisivo. È quello che hanno chiesto i capigruppo di maggioranza alla presidente Laura Boldrini in merito alla seduta congiunta delle due Camere, l’ennesima convocata per eleggere i giudici mancanti della Corte costituzionale. L’appuntamento in origine era fissato per domani, ma – anche dietro l’ennesima sollecitazione proveniente dal Quirinale – i partiti, con il Pd in testa, stanno provando a ricucire un dialogo per individuare tre nomi condivisi.

I dem erano giunti a un’intesa con FI sull’accoppiata Augusto Barbera-Francesco Paolo Sisto, ma l’accordo avrebbe lasciato fuori i Cinquestelle. Il Pd, invece, è intenzionato a non escludere dalla partita i parlamentari grillini, che già lo scorso anno avevano votato Silvana Sciarra (in quota dem) e che ora propongono Felice Besostri, l’avvocato che ha vinto il ricorso alla Consulta contro il Porcellum e che ora si appresta a intraprendere lo stesso percorso con l’Italicum. Per questo, i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda hanno concordato stamattina con il premier Matteo Renzi una linea che riapra il dialogo con il M5S: proporre tre nomi con un profilo tale da superare il vaglio del referendum della base sul blog di Grillo.

Le conseguenze immediate di questa decisione sono due: la prima, appunto, lo slittamento della seduta di domani, dato che il M5S ha bisogno di 48 ore di tempo per completare la consultazione della base; la seconda, l’accantonamento della candidatura di Sisto, sgradita al M5S.

A questo punto, FI dovrà virare su un nome ritenuto accettabile da tutti (Cinquestelle compresi) per non far saltare lo schema 1-1-1. Ci riuscirà? Il compito non appare facile, ma il Pd spinge in questa direzione. In alternativa, la terza casella potrebbe anche essere avocata dal Pd, che a quel punto affiancherebbe a quello di Barbera un altro nome vicino al partito di Largo del Nazareno (tra i papabili c’è Stefano Ceccanti). Un’ipotesi che, seppure non impossibile, appare comunque difficilmente praticabile.

Sullo sfondo, ma ben presente nei pensieri di tutti, rimane la possibilità che i nuovi giudici siano chiamati presto a esprimersi sulla riforma elettorale recentemente approvata su impulso del governo Renzi. Dando per scontati il no di Besostri all’Italicum e il sì di Barbera, non sarà indifferente l’orientamento che potrà esprimere il nuovo nome che sarà proposto da FI per determinare gli equilibri interni alla Corte in proposito.

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