Consulta, ipotesi rinvio totale sulla legge elettorale

Legge elettorale
L'Aula della Corte Costituzionale durante la prima udienza pubblica con il nuovo presidente Alessandro Criscuolo, Roma, 2 Dicembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Potrebbe slittare anche la data della discussione generale prevista il 4 ottobre

«Il rinvio è un’ipotesi del terzo tipo. Ma pur sempre un’ipotesi». Nel blindatissimo palazzo della Consulta i supremi giudici non parlano. Meno che mai commentano. Studiano i ricorsi, analizzano il dà farsi. Al massimo concedono valutazioni generali su questioni di procedura. Niccolò Zanon, il relatore sui ricorsi che riguardano l’Italicum è al lavoro, non da oggi, sul delicatissimo dossier che riguarda la neonata e mai applicata legge elettorale. Ancora una volta il destino tira per la giacca la Corte Costituzionale col rischio che l’arbitro per eccellenza delle istituzioni diventi giocatore in campo.

Il 4 ottobre, infatti, la Consulta ha in calendario la discussione in udienza pubblica dei ricorsi accolti che sollevano questioni di incostituzionalità rispetto alla legge. Era già successo nel gennaio 2014 quando la Corte fu chiamata a pronunciarsi sulla correttezza costituzionale del Porcellum. Lo bocciò.

Una decisione che ha fortemente condizionato la legislatura nata nel febbraio 2013 debole e incerta. Ancora una volta il verdetto della Corte arriva in un momento delicatissimo: alla vigilia del referendum costituzionale che non riguarda la legge elettorale ma la condiziona per via dell’abolizione del Senato; nel pieno della scrittura di una delicatissima legge di stabilità che prevede una manovra da circa 30 miliardi.

Inevitabile che sul destino dell’Italicum, e dunque sulla decisione della Corte, si concentrino aspettative e pressioni in un senso e nell’altro. In questo contesto non sono pochi ad auspicare un rinvio da parte dei supremi giudici. Ma i puristi della Corte Costituzionale inorridiscono all’idea che «i quindici giudici delle leggi, l’arbitro supremo, coloro che per loro natura dovrebbero vivere in una bolla, si facciano condizionare dal contingente». Impossibile. Mai successo.

Succede, è vero, che talvolta la decisione seguente alla discussione in udienza pubblica arrivi qualche tempo dopo, un mese, anche due. Basta che anche due giudici richiedano la sospensione dei lavori perché non ritengono di avere tutti gli elementi necessari a maturare un orientamento e gli altri si adeguano. La Corte non ha fretta. Deve però lavorare bene, senza ripensamenti.

In queste ore è stata fatta trapelare l’ipotesi che la discussione generale avvenga, come previsto, il 4 ottobre ma poi la decisione potrebbe slittare. Dopo il referendum , addirittura. «Non si è mai visto che la Corte tenga in pancia per un mese e mezzo una decisione del genere, verrebbe meno a tutti i suoi principi di terzietà». Più probabile, invece, che venga deciso un rinvio totale – non avviene neppure la discussione generale – per oggettive questioni tecniche.

Una soprattutto: l’avvocato Besostri (lo stesso che ebbe ragione del Porcellum), alla guida di un plotone di colleghi, ha presentato i ricorsi in 23 distretti di Corte d’Appello. Alla Consulta ne sono arrivati due, Messina e Torino. Un terzo, Perugia, è ancora in via di notifica.

Dunque i giudici potrebbero voler aspettare tutti i ricorsi per poter raggiungere un orientamento completo ipotizzando che qualcuno dei 23 contenga motivazioni di ricorso diverse tra loro. In questo modo la terzietà della Corte sarebbe garantita.

Cosa succederebbe infatti se i giudici avessero due mesi di tempo per decidere? Due mesi in cui l’esito del referendum potrebbe fortemente condizionarne il giudizio? Besostri non ci sta. «I ricorsi – spiega – sono sostanzialmente uguali, non ci sono differenze, analizzato uno vale per tutti gli altri». Ma il rinvio totale è l’unica vera opzione sul tavolo.

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