Consulta, giri di valzer del M5S su Barbera: “No, anzi sì, facciamo no”

Parlamento
Roberto Speranza (s) e Danilo Toninelli alla Camera durante il voto sulla richiesta di arresto del deputato Giancarlo Galan, Roma, 22 Luglio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Pausa di riflessione fino al 15 dicembre per trovare una nuova intesa. La minoranza dem spinge per riaprire il dialogo con i Cinquestelle, anche a costo di sacrificare Barbera

La conferenza dei capigruppo certifica lo stop alle votazioni per il rinnovo dei tre giudici della Corte costituzionale ancora mancanti. Il parlamento tornerà a riunirsi in seduta comune il 15 dicembre, solo dopo che la Camera avrà licenziato la legge di stabilità.

La pausa di riflessione dovrà servire ai partiti per ricercare un’intesa in grado di resistere ai colpi dei franchi tiratori, che hanno affossato finora l’asse che si era venuto a creare tra la maggioranza e Forza Italia. La spaccatura tra i centristi, con Area popolare (Udc e Ncd) e Scelta civica da una parte e Per l’Italia e Centro democratico dall’altra, ma anche i malumori dentro Forza Italia e Pd, hanno impedito ad Augusto Barbera e Francesco Paolo Sisto di raggiungere il quorum necessario di 571 voti, mentre il ritiro di Giovanni Pitruzzella non è bastato a compattare i moderati sulla figura di Ida Angela Nicotra.

Ieri il M5S aveva provato a rientrare in gioco proponendo al Pd di abbandonare il forzista Sisto al suo destino e riprendendo in considerazione il nome di Barbera. Oggi però, ci ripensa: “Barbera ha fallito, nel senso che non è stato votato per settimane e settimane. Quindi dovrebbero cambiare anche lui”, spiega Danilo Toninelli. Prima no, poi un forse orientato verso il sì, ora di nuovo no: i giri di valzer dei Cinquestelle sul costituzionalista proposto dai dem ormai sono all’ordine del giorno.

Se la maggioranza del Pd vuole sottrarsi a questo gioco, dicendosi disponibile al dialogo con il gruppo grillino solo se cade il veto su Barbera, dalla minoranza gli inviti a tenere aperta la porta del dialogo si fanno sempre più pressanti.

 

Il tweet di Roberto Speranza è indicativo di un clima rimasto finora più o meno sotto traccia. All’area sinistra del Pd non dispiacerebbe un passo indietro di Barbera, magari per convergere su Massimo Luciani, che non dispiacerebbe nemmeno al M5S. Anche perché l’atteggiamento di quest’ultimo sull’Italicum – la partita politica in gioco dietro l’elezione dei nuovi giudici, in vista di un prossimo parere della Consulta sulla riforma elettorale – è più scettico rispetto a Barbera, esplicitamente più favorevole.

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