Consiglio di sicurezza Onu, Italia al ballottaggio con l’Olanda

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epa02980304 The United Nations General Assembly votes of ending the economic, commercial and financial embargo imposed by the United States of America on Cuba at the General Assembly at the United Nations headquarters in New York, New York, USA,  25 October 2011.  EPA/ANDREW GOMBERT

Necessaria la votazione a oltranza per decidere a chi andrà il secondo seggio europeo, dopo il successo della Svezia al primo turno

L’Italia non è riuscita a incassare né al primo né al secondo turno i voti necessari per ottenere un seggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Per il gruppo che comprende l’Europa occidentale e altri Stati, erano a disposizione due posti per tre contendenti. Solo la Svezia ha superato subito il quorum di 128 voti, arrivando a quota 134, mentre l’Italia si è fermata a 113, superata anche dall’Olanda (125). Il primo ballottaggio ha visto una nuova fumata nera, con l’Olanda comunque davanti con 99 preferenze contro le 92 italiane (2 astenuti). Anche al terzo turno nessuno dei due Paesi ha ottenuto il quorum di 127 voti necessari. L’Italia ha ottenuto 94 voti e l’Olanda 96. Si procede ora a nuove votazioni a oltranza, finché uno dei candidati raggiungerà il quorum dei due terzi dei voti validi.

Insieme alla Svezia, sono riusciti a superare subito il quorum anche Bolivia per l’America Latina (183 voti) ed Etiopia per l’Africa (185). Il ballottaggio per il seggio asiatico ha visto invece prevalere Il Kazakistan (138) contro la Thailandia (55).

L’Italia ha avanzato la propria candidatura prima che Renzi arrivasse a palazzo Chigi, ma l’attuale premier ha fatto di questo risultato uno degli obiettivi sul piano internazionale del suo mandato. L’impegno ha coinvolto, oltre a lui, anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e lo stesso capo dello Stato Sergio Mattarella, che nelle sue visite all’estero non ha mancato di lavorare a sostegno della candidatura italiana.

 

 

Se sin dall’inizio si è lavorato con fiducia sulla possibilità di agguantare il risultato. A palazzo Chigi le bocche sono rimaste cucite fino alla fine, nonostante sia in ambito europeo sia nelle stesse sale del Palazzo di Vetro l’Italia fosse considerata in vantaggio rispetto alle dirette contendenti.

 

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Ad accrescere le chance del nostro Paese, c’era anche la fortuita coincidenza tra il voto di New York e quello di Bruxelles, dove – tra oggi e domani – il Consiglio europeo esaminerà la proposta italiana di Migration compact, che ha già ottenuto riscontri positivi dai partner continentali, e soprattutto dovrà affrontare il tema Brexit. Il piano di aiuti contenuto nel position paper avanzato dal nostro governo potrebbe aiutare ad accrescere i consensi all’Assemblea generale dell’Onu degli Stati a sud del Mediterraneo e anche l’ingresso ormai stabile nella cerchia ristretta dei Paesi-traino dell’Ue può avvantaggiare. Oltre alla cinquantina di voti africani, l’Italia punta sulle ottime relazioni con i Paesi dell’America Latina e con quelli arabi, ma godrebbe anche dell’importante sostegno dei cinque membri permanenti (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina).

A dare forza alla candidatura italiana, oltre all’impegno sul tema dell’immigrazione, è anche la partecipazione a numerose azioni internazionali di peacekeeping, soprattutto in chiave antiterroristica, a cominciare da Afghanistan, Iraq e Libano.

 

 

L’Italia è già entrata a far parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu tra i membri non permanenti per sei volte, l’ultima nel biennio 2007-2008.

A rappresentare il nostro Paese all’Assemblea sono il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il suo vice Mario Giro e il sottosegretario Enzo Amendola, oltre naturalmente al rappresentante permanente al Palazzo di vetro, Sebastiano Cardi.

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