Consigliere intimidito da Cosa Nostra, una sentenza storica risarcisce il Pd siciliano

Mafia
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I dem si erano costituiti parte civile nel processo a carico di Matteo Messina Denaro e altri per le intimidazioni rivolte al consigliere comunale di Castelvetrano, Pasquale Calamia

“Che io sappia, non è mai successo che sia riconosciuto un risarcimento a un partito che si costituisce parte civile per le intimidazioni subite da un proprio rappresentante”. È raggiante Carmelo Miceli, a tratti quasi commosso. D’altra parte, il successo ottenuto oggi di fronte ai giudici della Corte d’appello di Palermo è in qualche modo storico, non tanto per la cifra è stata fissata dai magistrati (50mila euro), quanto piuttosto perché rappresenta un precedente per tutte le forze politiche, gli amministratori, i dirigenti di partito impegnati nella lotta alla mafia. “E questa sentenza – puntualizza Miceli – riconosce l’impegno del Pd in questo senso, alla faccia di chi dice il contrario, come fanno i Cinquestelle”.

Tutto inizia nel 2008, quando la Dda notifica a Matteo Messina Denaro e alla famiglia mafiosa di Castelvetrano una richiesta di custodia cautelare per numerosi reati, tra i quali anche quello di intimidazione. Una delle vittime è il padre di Pasquale Calamia, capogruppo del Pd al consiglio comunale della città in provincia di Trapani. Ma l'”avvertimento” – appare evidente di lì a poco – è rivolto in realtà allo stesso Pasquale.

Il perché lo spiega lui stesso, in questo video che è stato realizzato nel 2012 da YouDem. Il Pd, infatti, non lascia solo il proprio consigliere, ma anzi decide nei suoi organi regionali di costituirsi parte civile. Il processo è seguito per i dem da due legali, Carmelo Miceli (che oggi è anche segretario provinciale del Pd Palermo) e Fausto Maria Amato. In primo grado, i magistrati riconoscono che la vittima reale delle intimidazioni era Pasquale Calamia e non il padre, ma rigettano la richiesta di risarcimento del Pd.

Oggi, invece, nella sentenza del processo “Golem 2″, il ruolo dei Democratici è stato riconosciuto appieno, confermando l’importanza dell’attività politica da loro condotta attraverso e a fianco di Calamia, con una sentenza che “di fatto riconosce – spiega Miceli – il tentativo posto in essere da Cosa nostra di limitare l’azione politica del Pd attraverso l’intimidazione ad uno dei più noti rappresentanti locali”.

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