Conflitto di interessi, il Pd accelera: ecco la proposta

Politica
Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul decreto enti locali. Lo ha annunciato il ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi all'Aula di Montecitorio. Roma, 3 agosto 2015. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il dem Francesco Sanna ha depositato una bozza di testo unico, mettendo un punto fermo al dibattito in corso

“I titolari di cariche pubbliche, nell’esercizio delle loro funzioni, operano esclusivamente per la cura degli interessi pubblici a loro affidati”. Inizia così la proposta di testo base per regolamentare il conflitto di interessi. Il documento è stato depositato oggi in commissione affari costituzionali della Camera del dem Francesco Sanna. L’iter è ancora lungo: il testo arriverà in aula alla Camera a dicembre e prima di allora ci sarà il tempo per limare l’attuale testo, anche alla luce delle proposte che l’altro relatore, il forzista Francesco Paolo Sisto si è già riservato di presentare. Sanna, comunque, ha posto un punto fermo alla discussione, che finora era stata portata avanti senza arrivare a niente di particolarmente solido.

A essere interessati dal provvedimento sono membri del governo, parlamentari, eletti negli enti locali con più di 100mila abitanti, ma anche titolari di cariche di di alta amministrazione e componenti delle Authority. Sarà il garante della concorrenza e del mercato a vigilare sulla corretta applicazione della legge e a infliggere anche le eventuali sanzioni. Visto il ruolo delicato, però, si propone una modifica nella nomina dell’Autorità, in modo da renderla più autonoma dagli equilibri politici parlamentari.

Secondo il testo Sanna, c’è un conflitto di interessi quando il diretto interessato ha “un interesse economico privato tale da condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche ad esso attribuite o da alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza”, ma anche quando si riscontra una “interferenza tra un interesse pubblico e un interesse pubblico o privato tale da influenzare, o sembrare influenzare, l’esercizio obiettivo, indipendente o imparziale di funzioni pubbliche, anche in assenza di uno specifico vantaggio economico”. A questo scopo, la proposta Sanna istituisce l’Anagrafe dei titolari di cariche pubbliche.

Si tratta quindi di norme particolarmente stringenti, considerando che sono “incompatibili ogni impegno pubblico e privato nonché ogni carica diversi dal mandato parlamentare”. Ogni incarico di questo genere decade “di diritto dal momento del giuramento”. Attività imprenditoriali, incarichi in enti pubblici o in società a prevalente partecipazione pubblica non possono essere ricoperti nemmeno “per interposta persona”. Il divieto permane anche nell’anno successivo alla cessazione dell’incarico di governo, salvo autorizzazione esplicita dell’Authority. Non possono essere eletti in parlamento, inoltre, candidati che abbiano il controllo di un’impresa appaltatrice o che operino in regime di concessione di valore superiore a un milione. Un divieto che rimane anche nel caso in cui il controllo sia del coniuge, di parenti entro il secondo grado o di conviventi. Chi volesse “scendere” in politica, può chiedere preventivamente all’Authority di verificare la propria condizione in modo da prendere gli opportuni provvedimenti.

La soluzione individuata per evitare situazioni di conflitto di interesse è quella del blind trust: la gestione del patrimonio è affidata a un soggetto scelto dall’Authority, che non mantiene rapporti con il titolare, se non quelli autorizzati dalla stessa Authority.

Un’altra novità introdotta dal testo Sanna sovverte la direzione presa fin qui dalle proposte del centrosinistra: non si considerano tanto le dimensioni e il valore del patrimonio dei soggetti interessati, quanto piuttosto gli ambiti d’azione delle imprese eventualmente coinvolte. I settori ritenuti “sensibili” sono difesa, energia, credito, opere pubbliche di preminente interesse nazionale, comunicazioni di rilevanza nazionale.

Le sanzioni sono pesanti e vanno dal doppio al quadruplo dei guadagni ottenuti in seguito a una trasgressione delle norme.

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