Confindustria, ecco le differenze tra Boccia e Vacchi

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I due contendenti rimasti in pista per la presidenza di Confindustria hanno presentato i loro programmi davanti al Consiglio generale di Viale dell’Astronomia

Rush finale per la corsa alla presidenza di Confindustria. Nel consiglio generale che si è svolto oggi a Viale dell’Astronomia, Alberto Vacchi e Vincenzo Boccia, i due contendenti rimasti in pista dopo l’uscita di scena di Aurelio Regina e Marco Bonometti, hanno finalmente presentato i loro programmi. Di fatto, è il primo appuntamento in cui i candidati mettono in evidenza le proprie posizioni visto che finora, complice il sistema piuttosto farraginoso delle elezioni di viale dell’Astronomia (forse ancora in rodaggio) non è stato permesso ai candidati di esporre i loro obiettivi in maniera chiara.

Se da una parte il salernitano Boccia ha posto l’accento più sui fattori di competitività e sui driver di sviluppo, dall’altra, il bolognese Vacchi si è concentrato sulle filiere di sviluppo sottolineando come le politiche del Paese debbano essere concentrate proprio sulla logica della filiera orizzontale. Due visioni di politica economica che segnalano la diversa impostazione dei due candidati. Tuttavia, come sottolinea lo stesso Boccia, “il clima è ottimo, c’è grande stima, fair play e sulla questione d’identità di Confindustria le posizioni sono sostanzialmente identiche”: entrambi hanno infatti in mente “una Confindustria moderna in cui sia chiara l’idea di rappresentanza”.

Un’altra condivisione di contenuti si è notata sulle relazioni industriali: “c’è uniformità totale tra di noi – ha sottolineato in questo caso Vacchi – e credo sia necessario recuperare produttività. Vanno quindi impostate le relazioni sindacali – ed è questa la peculiarità dell’imprenditore bolognese – con logiche nuove di confronto aperto, come è giusto fare. La produttività va recuperata e, per farlo, occorre ragionare in termini contrattuali certamente innovativi”.

Gli 8 punti chiave di Boccia

La linea indicata da Vincenzo Boccia è quella di rilanciare la “vocazione industriale” dell’Italia agendo su otto fattori di competitività. Prima leva di competitività sono le relazioni industriali. Per Boccia “con il Jobs act il governo ha aperto la strada al superamento del mercato del lavoro rigido e dualistico. Ora spetta a noi la grande responsabilità di completare la riforma con un assetto di relazioni industriali adeguato alle sfide competitive che abbiamo di fronte”. Seconda questione, occorre costruire una finanza al servizio delle imprese. Terzo fattore di competitività è la riforma dello Stato. Occhi puntati, in primis, sul capitolo delle semplificazioni sulle quali si avanza “troppo adagio”. Quarto punto la questione fiscale: il nostro sistema resta oppressivo e continuiamo a pagare non solo troppe tasse ma anche cattive tasse. La questione energetica è il quinto nodo da affrontare per rilanciare il Paese. Cruciale è poi, come sesto fattore, il capitale umano. Internazionalizzazione e Sud sono Le ultime due leve di competitività sono internazionalizzazione e Sud.

I 6 punti del programma di Vacchi 
Costruzione di un’agenda partecipata coinvolgendo i territori, evoluzione del sistema industriale verso il mondo digitale, politiche industriali che non facciano differenze tra piccole e grandi imprese. Formazione, ricerca e innovazione ma anche comunicare il ruolo dell’impresa nella società. E ancora, relazioni industriali che mettano al centro le esigenze dell’impresa per il recupero della competitività. Sono questi i punti chiave del programma illustrato da Alberto Vacchi. Nella sua relazione, l’imprenditore bolognese ha parlato dell’esigenza di “un meticoloso piano di politica industriale, che miri a valorizzare l’esistente, a investire sulla formazione per il capitale sociale del futuro, ad attrarre nuove multinazionali”. Una parola chiave su cui ha posto l’accento è stata la sostenibilità: “è un must per la qualità del Paese, ma altresì una opportunità di sviluppo per tutti. I servizi di efficienza energetica ed ambientali, sono una filiera di eccellenza italiana nello scenario europeo, e pertanto una straordinaria opportunità di creazione di indotto ed occupazione”. È poi necessario rimettere a nuovo l’Italia: “Per le infrastrutture – ha spiegato Vacchi – e le grandi opere utili e sostenibili, vogliamo dire la nostra, vogliamo dare il nostro contributo e in particolare per il Sud credo sia opportuno promuovere un tavolo permanente per le infrastrutture”.

I profili dei due candidati

Alberto Vacchi ha una multinazionale da un miliardo di fatturato. Una persona con identikit cosmopolita che lo scorso anno ha comprato aziende in Germania. Si occupa di macchine per il packaging del tabacco e della farmaceutica, una nicchia di cui è uno dei leader mondiali. Rilevante è il fatto che la sua azienda sia quotata in borsa (sarebbe uno dei pochissimi presidenti nella storia di Confindustria con un’azienda presente a Piazza Affari). Un bell’esempio, visto che si parla sempre più spesso di aziende che devono crescere e quotarsi. Vacchi, inoltre (elemento che lo contraddistingue dagli altri candidati) finora non si è caratterizzato per un atteggiamento aggressivo nei confronti dei sindacati. Anzi, mette in campo una strategia molto collaborativa: basti pensare che nella sua azienda la Fiom rappresenta addirittura la stragrande maggioranza dei lavoratori. Insomma, non può considerarsi certo un falco e non a caso è ben visto dalla Bologna che conta.

Dall’altra parte, quella di Boccia si caratterizza come una candidatura della struttura associativa. L’imprenditore salernitano – che ha una piccola azienda grafica – ha sempre svolto una carriera nell’associazione degli industriali. Boccia è stato presidente della Piccola impresa e vicepresidente (molto apprezzato) del Comitato del credito, insomma una figura confindustriale di tutto rispetto. Lui stesso ha dichiarato pubblicamente che da anni va cinque giorni a settimana a Confindustria, e ha saputo costruire il consenso della piccola impresa attorno alla struttura (godrebbe infatti del ‘beneplacito’ delle persone vicine Squinzi e Marcegaglia).

Così, mentre la parola d’ordine di Vacchi potrebbe essere quella di portare una multinazionale quotata in borsa a capeggiare la Confindustria, lo slogan di Boccia, considerando il suo profilo, potrebbe essere quello di portare le piccole imprese alla guida di viale dell’Astronomia.

Quando verrà eletto il nuovo presidente degli industriali

I due imprenditori hanno parlato davanti ai 198 membri del Consiglio Generale, il nuovo organo che, secondo la riforma Pesenti, ha sostituito i ‘vecchi’ direttivo e giunta e che riassume in sè le funzioni di proposta politica e conduzione operativa dell’attività degli industriali. La prossima e ultima tappa avverrà il 31 marzo, quando il Consiglio generale sarà chiamato a designare il successore di Giorgio Squinzi. La partita rimarrà comunque aperta fino all’ultimo, anche perché il voto è personale e segreto. Nell’ultima elezione, Squinzi vinse per soli 11 voti sul rivale Alberto Bombassei, nonostante i rumors lo dessero favorito con un numero decisamente più alto di consensi (tra gli altri, Scaroni all’ultimo spostò i voti dell’Eni da una parte all’altra). Per vincere servirà il consenso del 51 per cento dei 198 elettori presenti, voto che l’Assemblea dovrà poi ratificare a maggio. Ma il segreto dell’urna è sempre dietro l’angolo, pronto a ribaltare qualsiasi pronostico.

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