Con l’italiana Gianotti è iniziata l’era rosa al Cern

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È la prima donna a guidare l’importante istituto di ricerca di Ginevra. Prima di lei il Nobel Carlo Rubbia e Luciano Maiani

Eccellenza e innovazione, attenzione alla formazione dei giovani e l’emozione di trovarsi sulla soglia di qualcosa di nuovo e imprevisto: Fabiola Gianotti è da ieri la prima donna alla guida del Cern nei 61 anni di storia del laboratorio europeo di fisica delle particelle. «Non vedo l’ora di scoprire che cosa la Natura ci riserva», ha detto all’Ansa il nuovo direttore generale del Cern. Con Fabiola Gianotti per la terza volta un italiano è a capo del più importante laboratorio di fisica delle particelle a livello internazionale. Il primo era stato il Nobel Carlo Rubbia, dal 1989 al 1994, seguito da Luciano Maiani (dal 1999 al 2003).

Un altro italiano, Edoardo Amaldi, era stato tra i fondatori del Cern. Al momento della sua nomina, annunciata nel novembre 2014, Gianotti aveva detto di voler lavorare in nome di scienza e pace, ed ora è pronta a realizzare il suo programma: «Mi adopererò – ha detto – per espandere l’eccellenza del Cern nella ricerca scientifica in fisica fondamentale e nello sviluppo di tecnologie innovative. La formazione dei giovani e la collaborazione pacifica di migliaia di scienziati di tutto il mondo sono altri aspetti cruciali della missione del Cern».

Nata a Roma 53 anni fa, Fabiola Gianotti ha studiato a Milano ed è stata fra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, annunciata nel luglio 2012. E’ stata un’avventura indimenticabile, ma il periodo che si sta aprendo al Cern promette di non essere da meno. Il più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) ha infatti cominciato a funzionare all’energia record di di13.000 miliardi di elettronvolt (13 TeV), aprendo territori inesplorati della fisica.

Le attese sono grandissime, come dimostra il fermento che sollevato dai dati preliminari che sembrerebbero indicare una nuova particella, ma tutti da confermare. «La prudenza è d’obbligo – ha rilevato Gianotti – perché le indicazioni che abbiamo finora sono estremamente deboli; potrebbero essere il primo vagito di una nuova parti13.000 miliardi di elettronvolt (13 TeV), aprendo territori inesplorati della fisica. Le attese sono grandissime, come dimostra il fermento che sollevato dai dati preliminari che sembrerebbero indicare una nuova particella, ma tutti da confermare. «La prudenza è d’obbligo – ha rilevato Gianotti – perché le indicazioni che abbiamo finora sono estremamente deboli; potrebbero essere il primo vagito di una nuova parti.

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