Complotto a 5 stelle: “Prima cade la Raggi e meglio è”

M5S
Virginia Raggi, candidata M5S a sindaco di Roma, durante il Forum all'ANSA, Roma, 25 maggio 2016. ANSA/ETTORE FERRARI

A Roma i grillini nello scandalo rifiuti e Di Maio offende i malati di cancro

Galeotta fu la buvette. Quella più intima e raccolta di palazzo Madama. È qui, tra un caffè e un cappuccino di un’ordinaria giornata d’aula, che la senatrice grillina Paola Taverna, amatissima erinni del movimento romano, già nota alle cronache per il famoso «a Roma c’è un complotto per far vincere il Movimento 5 Stelle» pronunciato in piena campagna elettorale, se ne esce due giorni fa con un altrettanto dirompente: «La Raggi? Tanto prima cade e meglio è». Uno dei suoi interlocutori, il capogruppo leghista Gian Marco Centinaio strabuzza gli occhi: «Perché mai dici questo?» La senatrice non ha dubbi: «Vedrai, vedrai che casini verranno fuori».

Conviene andare con ordine. Mercoledì mattina, buvette al primo piano di palazzo Madama. Da pochi minuti s’è consumato il voto salvifico per il cavalier Berlusconi: l’aula ha negato l’uso delle intercettazioni per il processo Ruby ter, è in corso un duro scambio di accuse tra Pd e 5 Stelle, «siete stati voi», «no, siete stati voi a tradire». Il voto segreto alimenta accuse e illazioni. Il presidente Grasso sospende l’aula. Intanto i senatori grillini Taverna, Gianluca Castaldi e Michela Montevecchi raggiungono il bancone della buvette insieme con un gruppetto di senatori leghisti tra cui il capogruppo Centinaio. È un gruppo nato per caso, per inerzia, che parlotta senza curarsi del fatto che la buvette è luogo frequentato anche da giornalisti. Centinaio fa Centinaio e punzecchia Taverna. «Perché litigate così tanto voi e la Raggi? – butta là – Forse che non vi hanno dato i posti che volevate…». La leonessa grillina replica lesta: «Ma che posti e posti, non abbiamo mica gente come il Trota, i nostri vanno avanti per merito e competenze…». Centinaio incalza: «Mogli, fidanzati, compagne, mi sembra che teniate famiglia anche voi, o sbaglio?». Taverna si fa più seria e butta là: «Lascia fare e poi tanto… Virginia, prima cade e meglio è». La faccenda si fa interessante. Centinaio non se la lascia scappare: «Perché dici questo?». E Taverna: «Vedrai che casini verranno fuori…». L’arrivo di altri colleghi chiude qui la chiacchierata. Ma ce n’è quanto basta, al netto di sempre possibili sfoghi di maniera, per indagare e farsi qualche domanda.

Se i rapporti tra Virginia Raggi e la faraona Roberta Lombardi sono stati risolti una volta per tutte dall’intervento di Grillo – con quali conseguenze interne è ancora tutto da vedere – che ha sposato le richieste della sindaca stufa delle tante e continue richieste della deputata a guida del mini direttorio, anche i rapporti tra Taverna e Raggi sembrano ai minimi storici. Rappresentante dei 5 Stelle prima maniera la prima – duri e puri fino in fondo -; la seconda volto nuovo della rivoluzione gentile alla Di Maio. Taverna, in ogni caso, è rimasta a presidiare il minidirettorio – di cui Raggi non vuole sapere più nulla – e ci ha fatto entrare anche il suo compagno, Stefano Vignaroli, vicepresidente della Commissione sui rifiuti, organismo parlamentare con poteri d’inchie sta.

Ora il punto è che nell’eterna emergenza rifiuti della Capitale, che certo non può essere risolta in un mese, accadono cose come minimo border line. Come la riunione del 30 giugno – la giunta non era ancora nata – nello studio privato Giujusa (Giacomo, collaboratore di Vignaroli, diventato poi assessore nel Municipio XI) dove l’assessore in pectore Paola Muraro, lo stesso Vignaroli e il presidente dell’Ama Fortini incontrano Candido Saioni presidente del Consorzio laziale rifiuti (Co.La.Ri) a cui viene chiesto di smaltire 200 tonnellate in più al giorno. Peccato che questo accordo venga stretto in realtà con di Manlio Cerroni, il proprietario di Malagrotta e di altri impianti, già arrestato nel 2014, che con tanta fatica l’ex sindaco Marino aveva reso marginale rispetto alla smaltimento rifiuti.

Lo stesso Vignaroli dirà su Facebook che le emergenze vanno affrontate e questo era l’unico modo. «Figuratevi quanto mi è costato chiedere al Co.La.Ri…» ha scritto su Fb. Ma dove la mettiamo la coerenza 5 Stelle? La stessa che, sempre sul tema rifiuti, ha fatto fuori il sindaco di Parma Pizzarotti che pur di trovare una soluzione ha tenuto acceso l’inceneritore contro ogni dettame 5 Stelle? Ma forse, nonostante la mediazione di Vignaroli, sono anche questi «i casini che verranno fuori» evocati da Taverna immaginando la caduta di Virginia.

Il presidente del Pd Matteo Orfini non può tacere di fronte al nuovo accordo con Cerroni. «In queste faccenda, di per sè molto anomala, ci sono due aggravanti: Vignaroli, che convoca Ama e privati non si sa a quale titolo, è anche il vicepresidente della Commissione parlamentare sui rifiuti, che ha poteri d’inchiesta; la società con cui è stato fatto l’accordo è quella di Cerroni (Malagrotta, per capirci) al centro di diverse vicende note alle cronache». Un quadro «inquietante di commistione tra poteri d’inchiesta, imprese e amministrazione». Anche Fassina (Sel) storce il naso e sente puzza di bruciato. Seguiranno interro gazioni.

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