Competenze digitali e lavoro. La commissione Ue investe sul futuro

Europa
competenze_digitali

L’agenda adottata dalla Commissione si articola in 10 iniziative da attuare nel corso dei prossimi due anni

Nell’Europa della crisi economica il 40% dei datori di lavoro dichiara di non riuscire a reperire personale che abbia le competenze digitali richieste. È questo uno dei dati più rilevanti che ha spinto la Commissione europea ad adottare una nuova agenda di impegni per invitare gli Stati membri ad investire nel settore della formazione in coerenza con le esigenze del mercato del lavoro. Un vero e proprio paradosso che mette a nudo l’incapacità del Vecchio Continente di cogliere a pieno le grandi opportunità della digital trasformation.

Dati alla mano sono circa 70 milioni i cittadini europei che non possiedono adeguate competenze di lettura e scrittura, mentre un numero ancora più elevato possiede scarse competenze matematiche e digitali. In altre parole si tratta di persone che hanno poca dimestichezza con attività intellettuali elementari e ancora di meno con quelle legate all’utilizzo delle nuove tecnologie.
Sempre secondo gli studi in possesso della Commissione, molti cittadini europei, in particolare i giovani altamente qualificati, svolgono mansioni non corrispondenti al loro talento e alle loro aspirazioni. Inoltre, sono troppo pochi coloro che hanno la mentalità e le abilità imprenditoriali per avviare un’attività in proprio nel campo dell’innovazione. Un dato, quest’ultimo, che stride con quello dei Paesi più avanzati in questo settore, come gli Usa o l’India, dove la maggior parte delle imprese nascono da start up ideate e guidate da under 30. Non a caso sono davvero poche le aree che in Europa possono essere paragonate alla Silicon Valley o a Bangalore, solo per fare qualche esempio.

Il mancato possesso di queste competenze è, quindi, motivo di disoccupazione ed esclusione sociale. In questi ultimi decenni il digitale è entrato a pieno titolo in molteplici tipologie di attività lavorative che in passato venivano svolte senza l’ausilio di strumenti tecnologici. Oggi nessuna impresa assumerebbe un magazziniere incapace di utilizzare un foglio di calcolo elettronico. È evidente, quindi, che se in passato la diffusione delle competenze digitali riguardava prevalentemente il mondo delle professioni, da un po’ di anni a questa parte chiama in causa tutte le categorie di lavoro, anche quelle prevalentemente manuali.

L’agenda adottata dalla Commissione si articola in 10 iniziative da attuare nel corso dei prossimi due anni. Alcune di queste sono già stata varate e pronte per essere implementate, come “la garanzia per le competenze”, al fine di dotare gli adulti scarsamente qualificati di un livello minimo di abilità che consenta loro di conseguire un titolo di istruzione secondaria superiore. Oppure “il piano per la cooperazione settoriale sulle competenze” per migliorare l’analisi del fabbisogno formativo e porre rimedio alla carenza di competenze in settori economici specifici. Le altre verranno varate e attuate entro il 2017. Tra queste la revisione del quadro Europass, per dare ai cittadini informazioni utili sul fabbisogno di competenze che li possano aiutare nelle scelte di carriera e di apprendimento. Un’iniziativa di monitoraggio dei percorsi di carriera dei laureati, per dare più informazioni sulle ricadute occupazionali e di carriera dei neolaureati. Un’altra sulle best practice per contrastare la fuga di cervelli. 

“In questo mondo in rapida evoluzione – ha commentato Jyrki Katainen, vice presidente vicepresidente della Commissione europea per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività – dobbiamo investire nella principale risorsa europea: la gente. Per realizzare il proprio potenziale come cittadini attivi e sul luogo di lavoro, le persone hanno bisogno di un’ampia gamma di competenze. Le competenze sono fondamentali per la prosperità, l’occupazione, la crescita e il benessere sostenibile. La nostra nuova agenda per le competenze ha il duplice scopo di garantire che nessuno venga lasciato indietro e che l’Europa promuova le competenze di alto livello che costituiscono il motore della competitività e dell’innovazione”.

Vedi anche

Altri articoli