Compagni che cambiano: Fidel vede il Papa, Tsipras gli elettori

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epa04939455 Pope Francis waves from the Popemobile after his arrival in Havana, Cuba, 19 September 2015. Pope Francis arrived in Cuba at the start of an historic nine-day trip that is also set to take him to the USA. Cuban President Raul Castro, a Marxist and atheist who has said in the past that he is a great admirer of the Argentinian-born Francis, greeted the pontiff at Jose Marti International Airport in Havana.  EPA/ROLANDO PUJOL

Francesco incontra l’ex lìder cubano, dopo aver favorito il disgelo con gli Usa. Elezioni in Grecia: come finirà il testa a testa tra Syriza e Nea Dimokratia? Mentre in Italia si parla (ancora) di riforme e pensioni

Due passaggi a loro modo storici segneranno la giornata di oggi. Il primo, in realtà, non ha ricevuto alcuna conferma ufficiale, ma è considerato da tutti certo: l’incontro tra papa Francesco e il lìder della rivoluzione cubana Fidel Castro. Dopo la messa (alle 15 italiane) e il tradizionale Angelus, il pontefice incontrerà il presidente Raul Castro (alle 23 italiane) per un colloquio privato, mentre il faccia a faccia con il fratello più anziano potrebbe avvenire quando da noi sarà già notte inoltrata. Francesco è il terzo pontefice a visitare l’isola, ma il suo ruolo nel disgelo con gli Usa (dove si recherà nei prossimi giorni) rafforza l’importanza dell’appuntamento. Come rivela Massimo Franco sul Corriere della sera di oggi, Bergoglio ha preparato con cura anche la sua visita negli States, per evitare di entrare in conflitto con Obama sui valori non negoziabili e – scrive Franco – “schiacciare la Chiesa cattolica sulle posizioni ‘repubblicane'”.

Ma se le elezioni americane sono ancora lontane, l’appuntamento con le urne (il terzo in otto mesi) arriva già oggi per la Grecia. Dopo l’accordo aggiunto con l’Ue per il rientro dal debito e le riforme da approvare, Alexis Tsipras si gioca tutto. Secondo i sondaggi, Syriza (dopo la scissione dell’ala sinistra, contraria all’intesa con l’Europa) quasi certamente non potrà ripetere l’exploit dell’ultima tornata elettorale e, anzi, rischia di essere sopraffatta dai conservatori di Nea Dimokratia. Tra i due partiti è un testa a testa e solo stasera dopo la chiusura delle urne (alle 19 italiane) si capirà chi avrà prevalso. Se Tsipras ieri scherzava sostenendo che in gioco c’è soprattutto “la mia testa”, nota Marc Lazar su la Repubblica di oggi che questa tornata elettorale è anche una cartina di tornasole per la sinistra ‘radicale’ europea e il suo “rapporto tormentato con il potere”: meglio governare e scendere inevitabilmente a compromessi oppure “rimanere nella purezza dell’opposizione”? La risposta interessa anche qualcuno in Italia.

Da noi, intanto, si sono già aperte le consuete e inevitabili schermaglie sulla prossima legge di stabilità. In particolare, tutti i giornali oggi sottolineano il pressing di Matteo Renzi (nelle sue risposte ai lettori ieri su l’Unità) per “individuare un meccanismo per consentire più flessibilità in uscita” per le pensioni, già in questo passaggio. Intervistato oggi da Repubblica, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, però, è cauto: “Non c’è nulla di male a esaminare possibili correttivi  che riguardano individui che si trovano vicini alla pensione ma con una prospettiva occupazionale difficile. Ma va considerato naturalmente che questo ha un costo e l’equilibrio di finanza pubblica deve essere mantenuto”. Insomma, bisogna prima trovare i soldi.

E il governo, ma soprattutto il Pd, si trova a dover fare i conti anche con una grana che sperava di aver ormai superato. Il confronto sulla riforma costituzionale, infatti, fa segnare oggi un nuovo irrigidimento, dopo che nei giorni scorsi sembrava potersi risolvere per il meglio. Ieri Pier Luigi Bersani è tornato a ribadire le sue posizioni, che vanno al di là del punto di incontro su cui si stava lavorando, rilanciando non solo sull’elettività diretta, ma anche sul taglio dei numeri dei deputati. Una richiesta che è stata interpretata dall’inner circle renziano come un pretesto per far saltare il banco. Intervistato dal Corriere, oggi l’ex segretario prova a smorzare la polemica. E questa sera tornerà a parlare alla Festa de l’Unità di Bologna.

Infine, un appuntamento sportivo. Alle 14 si accenderà il semaforo verde del Gran premio di Formula 1 a Singapore. A partire in pole position c’è la Ferrari di Sebastian Vettel.

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