Come ti uccido la democrazia partecipata. Il caso del M5S di Parma e dei nidi privati

M5S
18/05/2012 Parma, campagna elettorale del candidato Sindaco Federico Pizzarotti appoggiato nella sua candidatura dal Movimento 5 stelle, nella foto gli ultimi preparativi sul palco dove parlerà Beppe Grillo

A Parma la giunta Pizzarotti tradisce il mandato elettorale della partecipazione dal basso

Addio democrazia dal basso, addio trasparenza, addio valori grillini. Benvenuti a Parma, probabilmente la città più importante tra quelle che sono in mano al M5S. Da quando c’è Federico Pizzarotti, la città emiliana rappresenta la sintesi perfetta delle contraddizioni dei pentastellati che amministrano. Si sa, un conto è la campagna elettorale e fare opposizione, un altro discorso è invece la gestione della cosa pubblica.

Quello che, però, sta succedendo a Parma va oltre il necessario realismo di governo. Siamo di fronte a un vero e proprio tradimento del mandato. A Parma si registra una metamorfosi pericolosa per il M5S: fare tutto il contrario di ciò che era stato promesso seguendo le opportunità di convenienza del momento. Tanto che sono due le parole che fotografano al meglio lo stato d’animo degli stessi attivisti: delusione e rabbia.

Prendiamo ad esempio la vicenda asili nido. Mentre in campagna elettorale era tutto un “riprendiamoci la gestione diretta”,  la scelta politica fatta va nella direzione opposta. Non solo. Al cambio di rotta si somma la pervicace scelta di non sentire niente e nessuno. Nemmeno un gruppo di genitori, riuniti nel comitato AttivarSi per l’Infanzia che il 4 maggio aveva presentato una istanza per un referendum consultivo comunale per chiedere che i cittadini potessero esprimersi sull’esternalizzazione, a cui  il comitato era contrario. Ma il Comune si tappa le orecchie e decide di andare avanti. Il 12 maggio, con una delibera comunale, viene deciso di chiudere circa 200 posti negli asili e di esternalizzare alcune strutture alla società mista pubblica-privata Parma Infanzia, tra cui la scuola d’infanzia Tartaruga, la più grande della città, prima gestita direttamente dal Comune.

parma1Eppure il M5S iniziava il suo programma proprio parlando di democrazia diretta e trasparenza e della necessità di dare la parola ai cittadini attraverso lo strumento del referendum perché, sostenevano, è “necessario avviare processi deliberativi popolari, per aiutare gli amministratori nel prendere decisioni più equilibrate”  e prevedevano il “massimo sostegno alla rete pubblica dei nidi e delle scuole per l’infanzia” e la “progressiva chiusura della partecipata Parma 0-6”. Ci avevano persino fatto un hashtag, #quorumzero.

Ebbene, tutto il contrario di quello praticato sui servizi educativi (e non solo). Il Comune doveva rispondere entro 30 giorni sull’ammissibilità, ma venendo meno alle scadenze previste dal regolamento sul referendum (30 giorni ) e dello Statuto (90 giorni per svolgimento) non dà alcuna risposta al comitato referendario. Nemmeno ora che sono passati 5 mesi. Altro che democrazia partecipata. Anzi un silenzio che si potrebbe profilare persino come omissione di atti di ufficio. Tanto che i capigruppo in consiglio comunale Nicola Dall’Olio  del Pd e Maria Teresa Guarnieri di Altra politica Altri valori (a cui si sono uniti altri consiglieri di minoranza) hanno presentato un esposto all’ufficio del difensore civico dell’Emilia Romagna.

Questo silenzio, disinteresse, sfregio del confronto, sembra essere ormai un marchio di fabbrica.

Rifiuti, disabili, inceneritore: è lungo l’elenco sui cui si palesa l’autoreferenzialità della giunta Pizzarotti. Quello che lascia più interdetti è che nei confronti del sindaco ribelle non ci sia nessun commento sul sacro blog. Eppure lo stesso “guru” Casaleggio pochi giorni fa evocava l’apertura alla società civile per la partita delle amministrative. Ma è chiaro che vale solo in periodo preelettorale.

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli