Come sta prendendo forma il “modello Sala”

Milano
Giuseppe Sala durante la presentazione dei candidati e delle candidate della lista del Partito Democratico, Milano, 14 maggio 2016.  ANSA/STEFANO PORTA

La costruzione del rapporto con il governo centrale

Il primo incontro ufficiale tra il Premier Renzi e la Giunta guidata da Beppe Sala ha sancito un carattere innovativo nelle relazioni tra Milano e Roma su cui forse poco si è riflettuto.

Si dirà che la storia dei rapporti tra la politica milanese e Roma è ricca di patti, anche nella storia recente: basti pensare a quello di Moratti e Maroni che termina proprio in queste settimane le ultime risorse messe a disposizione. E che dunque non vi è nulla di nuovo sotto il cielo.

Così non è, vediamo perché.

Intanto, sarebbe utile valutare gli effetti prodotti dal Patto Maroni-Moratti e certamente vi dedicheremo una riflessione ad hoc, per il momento è bene ricordare alcuni particolari. Fu uno strumento strenuamente difeso dal leader Salvini quando ancora era Consigliere comunale e vice segretario della Lega lombarda, tanto da indurre la segreteria milanese ad espellere alcuni leghisti che si dichiararono contrari al campo rom di via Idro, voluto proprio da quel Patto. Sempre a quell’intesa si deve l’accordo quadro da cui discese il dispositivo regionale messo a punto dall’allora Vice Presidente Gibelli: assegnare le case popolari ai rom fuori dalla graduatoria. Ancora, gli episodi silenziosi di regolarizzazione di occupanti abusivi delle case Aler (= Azienda Regionale Lombarda) in alcuni quartieri della città.

Fatti, questi qui citati, che nel 2011, contribuirono alla vittoria di Pisapia perché i cittadini dei quartieri popolari milanesi non riconobbero nella Lega una forza capace di trasformare la propaganda in buona cultura di governo.

Di più: al milanese pragmatico e meno ipocrita di altri, non piace la furbizia o la prosopopea, preferisce l’amministratore realista. Il successo delle figure manager, come pure il successo di Forza Italia sulla Lega nelle recenti amministrative, ne sono la prova provata.
I frutti di quel Patto di Centrodestra si vedono ancora oggi nelle risorse fin d’allora destinate a situazioni che, alla prova dei fatti, hanno finito per finanziare degrado, campi e rifugi squallidi.

Ma facciamo un passo indietro.

Primo, appena proclamato Sindaco, Beppe Sala attua subito una trasformazione nella comunicazione (la forma è sostanza): “Ho imparato che non posso fare tutto da solo, il mio obiettivo è mettere mano alle periferie ma non solo da un punto di vista urbanistico edilizio, mi interessa restituire dignità alle persone, alla fine del mio mandato desidero essere ricordato come colui che ha riqualificato le periferie”.

Il passaggio successivo è una trasformazione nella comunicazione social del Sindaco, “il nostro Sindaco Beppe Sala” racconta e ringrazia gli alleati nella sua vittoria: forze dell’ordine, commercianti, anziani, terzo settore e prosegue, anche con gustosa ironia, a raccontare la città. Una comunicazione non narcisista, una comunicazione che racconta lo spirito ambrosiano: laboriosità, abnegazione, solidarietà, speranze di riscatto, partecipazione attiva ed autorganizzazione in raccordo con il Comune. Una comunicazione che racconta il gusto degli altri e che certo aiuterà il Sindaco a rafforzare il rapporto con i milanesi su un piano ’emotivo’.

Atto terzo: il Sindaco e la Giunta incontrano il Premier Renzi.
Matteo dice poche cose, ma chiare: Milano dimostri di saper fare e di sapersi riorganizzare e Roma le sarà al fianco; basta con i profughi a bivaccare per strada: se non sono impegnati tutto diventa più difficile per noi e per loro; il tema fiscale come traino dello sviluppo a partire dalla Capitale economica del Paese è una mia priorità.

Il Sindaco, che è già stato Direttore Generale e che dunque conosce bene l’organizzazione comunale, non può che cogliere: rendete più efficiente ancora la struttura pubblica, le politiche di coesione e riscatto sociale e il governo c’è.

In un mese e mezzo il Sindaco, il suo staff e l’intera Giunta lavorano assiduamente e perfettamente in squadra, per acquisire quella visione comune che consenta di definire entro l’anno una riorganizzazione che sia sviluppo; il Premier, dal canto suo, si appropria della proposta con cui Tremonti tentò di soccorrere, tardivamente, la Moratti nel 2011: zero tasse per le aree che trainano sviluppo, Expo e Bagnoli in primis. Nord e Sud insieme, Milano e Campania. Sul piano più squisitamente politico, i feudi riformisti che non abbandonano il Premier, anche quando lealmente lo correggono.

A Milano subito dopo si firma l’intesa unitaria tra organizzazioni del commercio e sindacati dei lavoratori; Sicurezza e Lavori Pubblici d’intesa lavorano su strumenti che consentano di accompagnare alle operazioni di contrasto all’illegalità, quelle di bonifica, impedendo così il ripetersi dei fenomeni e lo spreco di risorse pubbliche; il terzo settore a partire dai giovani coordinatori dei servizi e dalle competenze più preziose interne alla PA, comprende che c’è finalmente lo spazio per una proposta sociale più ambiziosa. Di riscatto sociale, come pure diceva l’Assessore Majorino in campagna elettorale. Perché il punto sul sociale e’ solo uno: costruire sussidiarietà vera. Non può essere infatti che, terminate le risorse pubbliche, non vi siano progetti in grado di camminare con le proprie gambe.

L’innovazione nelle relazioni Milano-Roma sta tutta qui: un’alleanza alla pari sui modelli organizzativi, con un’alta capacità di pianificazione (si chiama Piano per Milano) che consenta di andare oltre le emergenze e accelerare dai territori la ripresa.
Per Renzi il modello Sala, squisitamente ambrosiano, è una buona notizia. Che, per altro, sul piano puramente politico, nella tradizione riformista di sinistra, supera lo storico dissidio sulla supremazia tra Roma e Milano.

Al Premier occorre ora proseguire nella stessa direzione in Sicilia e nel partito lombardo perché quanto visto a Como in questi giorni non funziona: fatto questo, dedicarsi alla segreteria nazionale rivista e lanciarsi nell’ultimo sprint prima del voto referendario sarà più semplice.

 

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