Le riforme da esportare in Europa come antidoto alla scissione nel Pd

Festa de l'Unità

Dalla Festa de l’Unità, l’appello di Ettore Rosato, Andrea De Maria e Giorgio Tonini contro le divisioni interne: “Minoranza e maggioranza si assumano le loro responsabilità. Solo così fermeremo il populismo”

La responsabilità di essere l’unico partito in grado, in questo momento, di poter governare il paese. L’unico al quale gli italiani chiedono una assunzione di responsabilità. L’unico che può porre un argine al populismo, in Italia e in Europa. È quanto è emerso nel confronto tra Ettore Rosato, Andrea De Maria e Giorgio Tonini (coordinato dal direttore de l’Unità, Erasmo D’Angelis), protagonista della seconda serata della Festa nazionale de l’Unità di Milano.

È necessariamente quello della riforma istituzionale il banco di prova posto dai tre protagonisti del dibattito per capire se il Pd è all’altezza di questa sfida. “Nessuno può avere un potere di veto nel partito”, dice chiaramente il capogruppo alla camera, Rosato. Perché se “in un partito che si chiama ‘democratico’ le minoranze devono essere rispettate – spiega Tonini – esse devono però rispettare la regola aurea per cui si discute liberamente, ma nelle istituzioni si vota tutti insieme”. Se questa regola non si rispetta, “si pongono le condizioni per mettersi fuori dal partito“. Un tema su cui concorda anche De Maria, che in segreteria rappresenta la minoranza: “Serve un salto di qualità unitario – è il suo appello – chi è in minoranza deve sempre pensare che il Pd è la sua casa e deve dimostrare di vincere la sfida del cambiamento”.

L’idea di una scissione a sinistra “non può nemmeno essere presa in considerazione – è netto Rosato – anche perché se 4 deputati sono andati via dal Pd, nel frattempo è entrato un terzo del gruppo di Sel”. De Maria avverte però del rischio di una “scissione silenziosa” da parte dei militanti, che “sta avvenendo”. Per questo, avverte la minoranza che “non può dipingere Renzi come un nemico della democrazia”, ma chiede anche un’assunzione di responsabilità da parte della maggioranza interna, per “far sentire tutti quanti a casa”. Il rischio – aggiunge – è di “un Pd che per le sue divisioni non può essere all’altezza delle sfide”. Tonini concorda e individua una via d’uscita: “Tenere gli occhi sul paese e non su noi stessi”. E per rappresentare le necessità del paese “serve tutto il popolo della sinistra tradizionale, ma non basta, bisogna guardare oltre, senza snaturarci ma facendo fino in fondo il nostro dovere di cambiamento dell’Italia”. E in questo quadro rientra anche l’abolizione della Tasi sulla prima casa per tutti, proposta da Renzi.

Ma la sfida riformista che il Pd si è dato ha un valore che trascende perfino i confini nazionali. Perché di fronte alla crisi che ha travolto l’Europa e a un Pse che – concordano tutti – non è in grado di trovare soluzioni efficaci ai problemi attuali (dall’economia all’immigrazione), il Pd e l’Italia con le riforme che stanno portando avanti servono da esempio per gli altri. “La via del populismo è più facile, ma è senza uscita – chiarisce Tonini – la nostra è più difficile, ma porta da qualche parte”.

(foto di Stefano Cagelli)

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