Come proteggere i bambini durante un’emergenza. I consigli di Save the Children

Terremoto
Terremoto

Paura, silenzi, ossessioni. I bambini possono reagire in tanti modi diversi a uno choc o a una situazione di forte stress

Paura, silenzi, ossessioni. I bambini possono reagire in tanti modi diversi a una situazione di emergenza, come quella del terremoto del 24 agosto: molto dipende dall’età e dal suo carattere. Per questo, nei limiti del possibile, è fondamentale trasmettere loro calma e serenità, perché i bambini tendono a replicare i comportamenti dei loro genitori. Vedendo una famiglia sicura e calma, anche loro reagiranno meglio anche a uno choc forte come quello provocato da un terremoto.

Ma soprattutto è fondamentale saper leggere e riconoscere i segnali che il bambino manifesta: in questo modo sarà possibile aiutarli prima che il malessere diventi preponderante.

Ecco qualche consiglio dal blog di Save the Children che in questi giorni ha avviato le attività di supporto socio-educativo rivolte ai bambini vittime del sisma all’interno dello Spazio a misura di bambino allestito nella tendopoli ad Amatrice.

Bambini fino a 12 mesi

I bambini fino all’anno di vita dipendono completamente dagli adulti per la loro cura e sopravvivenza. I genitori possono aiutare i neonati a sentirsi al sicuro prestando loro tutte le attenzioni di cui hanno bisogno, nutrendoli, cambiandoli e calmandoli. Solitamente tendono ad esprimere le loro paure ed ansie attraverso il gioco e potrebbero mettere in atto giochi ripetitivi che “inscenano” il terremoto: se il bambino appare troppo ossessionato e tormentato da questo tipo di gioco è consigliabile orientarlo su altre dimensioni e attività di gioco.

Bambini in età infantile o prescolare

I bambini da 1 a 5 anni hanno bisogno di dare significato all’evento traumatico e allo stesso tempo di sentirsi sicuri e protetti. Ecco perché dopo essersi presi del tempo per elaborare pensieri, reazioni ed emozioni da comunicare in modo adeguato ai più piccoli, è necessario parlarne con loro, in modo rassicurante ed attuare alcuni comportamenti che contengano le loro ansie e paure. Scopri quali sono.

Bambini in età scolare

L’età scolare, dai 6 agli 11 anni, è quella dove si comincia a razionalizzare anche gli eventi paurosi e a farsi meno trasportare dalla fantasia. Anche se non è sempre facile parlare con loro delle esperienze, dei pensieri o dei
sentimenti provocati dal terremoto, è fondamentale la presenza dei genitori, che siano ascoltati quando hanno bisogno di parlare perché maggiori attenzioni li aiuteranno a riprendersi. Spesso uno dei veicoli con cui manifestano un trauma è l’eccessivo silenzio: non vanno per questo forzati ad esprimersi, bastano anche delle conversazioni brevi che testimoniano la presenza protettiva dei genitori.

Adolescenti

Gli adolescenti vivono un’età in cui si sviluppa il senso della propria identità, separata da quella dei genitori ma hanno comunque bisogno di orientamento, rassicurazione e guida. Hanno maggiori capacità dei bambini di esprimere i propri pensieri e sentimenti, ed è importante fornire loro l’opportunità di farlo insieme ai genitori, così che possano dare un senso a ciò che è successo durante e dopo il terremoto. Spesso si sentono invincibili, come se nulla potesse ferirli, ma un terremoto li fa sentire vulnerabili e spaventati.

Per sostenere l’intervento di Save the Children nelle zone colpite dal terremoto è attivo il numero verde 800 988 810 dalle ore 9 alle 21, mentre dal sito dell’associazione è possibile scaricare la pubblicazione Come essere vicini ai vostri figli durante e dopo un’emergenza.

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