Come la riforma del Titolo V alleggerisce le bollette

Riforme
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La Riforma del Titolo V elimina le competenze concorrenti e delinea un quadro chiaro e preciso delle competenze esclusive dello Stato e delle regioni

All’interno del Titolo V, l’attuale articolo 117 della Costituzione, riformato nel 2001, stabilisce il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, elencando le competenze esclusive dello Stato e quelle cosiddette “concorrenti” tra questo e le Regioni. Le altre competenze, non elencate, sono invece da intendersi esclusive delle regioni.

La scelta della “concorrenza” fra Stato e Regioni, lungi dallo spingere le pubbliche amministrazioni centrali e locali a migliorarsi a vicenda, ha generato un notevole contenzioso, con oltre 8200 leggi regionali esaminate dal Consiglio dei Ministri (che ne ha impugnate quasi 900, circa l’11%) e 800 tra sentenze e ordinanze della Corte costituzionale, con lungaggini giudiziarie, costi incalcolabili, paralisi della PA, incertezza, ritardo nella realizzazione di opere e infrastrutture e fuga di imprese italiane ed estere.

La Riforma del Titolo V elimina le competenze concorrenti e delinea un quadro chiaro e preciso delle competenze esclusive dello Stato e delle regioni. Inoltre, riporta diverse competenze, oggi concorrenti, nel solco dell’esclusività del Governo centrale, fra le quali la delicatissima disciplina relativa alla produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia.

Non vi è dubbio che oggi l’energia, termine generico che con il quale ci riferiamo, per semplicità, sia all’energia elettrica sia agli idrocarburi (gas e petrolio in primis), sia l’input principale di un paese moderno e di un’economia avanzata. Senza energia elettrica si fermano le nostre scuole e i nostri ospedali, senza gas molte aziende e centrali elettriche chiuderebbero. Senza petrolio e derivati le nostre macchine non circolerebbero, e con esse la gran parte dei beni (anche di prima necessità) che nel nostro paese viaggiano su gomma.

Tuttavia, senza scomodare scenari estremi di assenza di energia, qualsiasi interferenza o distorsione comporta ritardi e costi aggiuntivi che inevitabilmente vengono sentiti nella bolletta energetica delle imprese (20 miliardi nel 2011) e delle famiglie (43 miliardi nel 2013).

In particolare, come già argomentato dal Ministero dello Sviluppo economico in sede di discussione del provvedimento, l’attività di trasporto (a grandi distanze) dell’energia è necessariamente indivisibile – gli investimenti necessari per creare e gestire le reti di trasporto dell’energia elettrica (la rete ad alta tensione gestita da Terna) e del gas (la rete nazionale di gasdotti gestita da Snam Rete Gas e altri operatori) sono tali da rendere economicamente insensata una duplicazione. Questo implica la necessità di una regolamentazione cogente e di una vigilanza costante (entrambe garantite dall’Autorità competente), anche al fine di garantire omogeneità nei livelli di servizi forniti, indipendentemente dal destinatario del servizio e dal luogo di residenza.

Il contenzioso maturato sull’autorizzazione unica nella costruzione degli elettrodotti ha comportato ritardiper la realizzazione di infrastrutture strategiche, aggravando le bollette sia di imprese sia di famigliee favorendo centrali con costi marginali alti ma localizzate in aree scarsamente connesse. A titolo di esempio, basti ricordare che i ritardi nella realizzazione dell’elettrodotto  Sorgente-Rizziconi, recentemente inaugurato, sono costati  600 milioni di euro all’anno di extra costi in bolletta, oltre all’impossibilità di sfruttare appieno le potenzialità degli impianti rinnovabili della Sicilia. Altre infrastrutture (come il gasdotto TAP), che permetterebbero di diversificare l’approvvigionamento di gas riducendo così la dipendenza da paesi politicamente instabili, subiscono ritardi e poco comprensibili ostruzionismi. Specularmente, anche l’attività di dispacciamento richiede un quadro di regole coerenti al fine di non ledere la concorrenza tra i venditori e garantire standard di qualità del servizio omogenei.

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