Come funzionerà la flessibilità in uscita: un prestito da restituire in venti anni

Pensioni
Un momento durante l'incontro tra sindacati CGIL, CISL, UIL all'interno della sede del Ministero del Lavoro, 14 giugno 2016 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Chi vorrà andare in pensione in anticipo, dovrà poi restituire quanto ricevuto a rate con gli interessi

Non una vera e propria penalizzazione, ma una “rata di ammortamento” per chi decide di lasciare il lavoro prima dei termini previsti dalla legge. Lo ha spiegato il sottosegretario Tommaso Nannicini, incontrando oggi a palazzo Chigi insieme al ministro Giuliano Poletti i sindacati per discutere della riforma delle pensioni, che potrebbe entrare nella prossima legge di stabilità.

L’ipotesi del governo – secondo quanto fatto trapelare da chi era presente alla riunione – prevederebbe un prestito pensionistico da erogare a chi abbandona il lavoro prima dell’età di vecchiaia. Tale prestito sarà concesso da istituti finanziari, banche e assicurazioni, dato che lo Stato non potrebbe sostenere senza sforare i vincoli di bilancio il costo previsto dell’operazione, pari a 10 miliardi di euro.

La quota ricevuta dal pensionato dovrà poi essere restituita in venti anni con gli interessi. Il costo sarà diverso se il lavoratore anticiperà la pensione volontariamente oppure se perderà la propria occupazione a pochi anni dalla pensione. Per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela sarà prevista una copertura assicurativa e una detrazione fiscale per la parte da restituire.

L’impianto della legge Fornero non sarà quindi toccato, ma il governo si limiterà a introdurre con questo meccanismo la flessibilità in uscita.

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