“Amoris laetitia”, Bergoglio torna a sfidare i conservatorismi della Chiesa

Papa Francesco
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il documento post-sinodale apre la strada alla accettazione della diversità

Il Papa chiude l’epoca della Chiesa fondata sulla normativa e apre la strada all’accettazione della diversità. E’ questo il dato dirompente del documento post-sinodale Amoris laetitia presentato venerdì in Vaticano.

Il superamento della Chiesa dogana, la cui immagine veniva trasmessa dai dottori della legge e dall’insistenza sui divieti e i precetti da seguire con precisione millimetrica, è stato del resto, fin dall’inizio del suo pontificato, uno dei principali obiettivi che il Papa si era prefisso di raggiungere anche aprendo un difficile dibattito interno. Con l’Esortazione apostolica post-sinodale, si chiude la fase della decostruzione di un modello fondato sulla norma, sulla legge canonica, sui documenti della Congregazione della dottrina della fede, e inizia la fase più profonda e interessante della riforma della Chiesa, quella dell’integrazione e dell’accoglienza.

Francesco ha indetto ben due sinodi sulla famiglia, sfidando di fatto l’ampia componente conservatrice dell’episcopato mondiale, ad uscire dall’arroccamento integralista del conflitto con la modernità, dal bunker bioetico – principio ripreso anche in Amoris Laetitia – da un arido rigorismo e da un’alleanza politica con i potenti del mondo in grado di garantire posizioni di privilegio a una Chiesa che viveva un lento declino.

I sinodi hanno riaperto una discussione vera e articolata fra vescovi e cardinali, non sono mancati i colpi bassi da parte dei settori più oltranzisti, ma alla fine, anche qui, ha prevalso il metodo già prospettato dal Concilio Vaticano II, ovvero la ‘sinodalità’, la discussione aperta e vera – quindi a volte aspra – per raggiungere punti d’intesa comune.

E allora, un po’ alla volta, è venuta alla luce – prima timorosa, poi sempre più sicura – una Chiesa che ‘aspettava’ un papa come Francesco; vescovi di diversa formazione e nazionalità hanno preso la parola per sostenere i cambiamenti proposti da Bergoglio. Fra loro ha spiccato per autorevolezza, capacità di tenere insieme le varie sensibilità e ascolto dei segni dei tempi, il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, cui pure è stata affidata la presentazione del documento in Vaticano.

Nel merito, il testo non sostituisce a una norma conservatrice una norma liberal, ma appunto cambia, come si diceva, completamente metodo: la norma diventa un riferimento al quale guardare per orientarsi, per costruire un cammino, non è più l’assoluto ideologico.

Ed è proprio l’assenza di una normativa nuova sui divorziati risposati – in questo caso che stabilisca l’ammissione generalizzata all’eucaristia – il fatto nuovo.

Si tratta, nel concreto, della possibilità, della chance, data alle coppie, ai singoli fedeli, di accedere al sacramento (e qui indubbiamente si apre una porta), ma sulla base della loro coscienza e responsabilità, del riconoscimento di un cammino personale. Se questo è elemento di novità importante, esso va collegato all’altro aspetto fondamentale, cioè al ruolo del pastore, del sacerdote, del vescovo, chiamato a confrontarsi con la complessità dell’esperienza umana e a distinguere i vari casi, a “discernere” ogni situazione in un dialogo reale con le persone.

Il che richiede alla Chiesa un salto di qualità enorme, si tratta di una riforma potenzialmente di grande portata, ma bisognerà vedere fino a che punto il malconcio corpo ecclesiale saprà digerire e poi applicare in modo innovativo questa indicazione che stravolge tutto un mondo, e assegna al pastore responsabilità alle quali non è mai stato abituato.

Infine il documento tocca temi rilevanti portando un po’ di aria fresca nella Chiesa: l’erotismo e la sessualità diventano un tema del quale si parla liberamente e ne riconosce l’importanza nell’esperienza affettiva (non è più un male necessario per la procreazione), si affronta la questione dell’educazione sessuale dei figli vista come un aspetto significativo e da curare della formazione, della violenza sulle donne (e in un documento sulla famiglia la cosa acquista particolare valore), dell’eguaglianza fra i sessi, delle famiglie dei migranti di quelle povere, e della felicità, perché un matrimonio o una vita affettiva non possono e non devono essere segnati dalla rigidità della norma, da un uso consumistico dell’altro o dalla sopraffazione.

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