Colti e di buona famiglia: ecco chi erano i terroristi di Dacca

Terrorismo
Una foto combinata mostra i membri del commando che ha assaltato il ristorante di Dacca, Bangladesh, con kefiah in testa e kalashnikov in mano immagini pubblicate dall'ISIS. ANSA/SITE INTEL GROUP/ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING

Oggi l’omaggio delle autorità bengalesi alle vittime della strage di venerdì a Dacca

Studenti nelle migliori scuole e università. Figli di famiglie ricche, dell’alta borghesia bengalese. Sono questi i profili di coloro che venerdì scorso sono entrati nel ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca e hanno massacrato 20 persone, tutti stranieri, tra loro i 9 italiani. “Tutti istruiti, provenienti da famiglie benestanti, sono andati all’università e nessuno di loro ha mai frequentato una madrassa”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Asaduzzaman Khan, secondo il quale quei giovani sarebbero diventati militanti islamici perché ormai “è diventata una moda”.

Il Bangladesh, che ha reso omaggio questa mattina alle vittime della strage nello Stadio dell’esercito della capitale, dovrà affrontare una volta per tutte la questione terrorismo islamico, dopo che per tanto tempo il governo ha negato la presenza di seguaci del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi.

Ma ancora ieri il ministro dell’Interno ha mantenuto la linea portata avanti finora, rifiutando la teoria di possibili collegamenti con il terrorismo internazionale come l’Isis o Al Qaeda, ma parlando di un gruppo jihadista indigeno, il Jumatul Mujaheddin Bangladesh.

Non tutto l’esecutivo, però, segue la linea di Khan e c’è chi come il ministro degli Esteri bengalese Shahidul Haque che non esclude contatti tra alcune cellule in Bangladesh e l’Isis o Al Qaeda, pur confermando che gli attentatori sono tutti interni: “Non vengono dall’Iraq o dalla Siria, sono giovani bengalesi, molti dei quali colti, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese”.

E mentre durante il secondo giorno di lutto nazionale la premier bengalese Sheikh Hasina ha deposto una corona di fiori vicino ai feretri che erano coperti dalle bandiere di Italia, Giappone, India, Usa e Bangladesh, il nostro Paese si prepara al rimpatrio delle nove vittime che dovrebbero essere in Italia già domani in tarda serata, dopo che ieri è atterrato nella capitale bengalese l’aereo inviato dal governo italiano con a bordo un gruppo dell’Unità di crisi della Farnesina e dello staff di Palazzo Chigi, che insieme all’ambasciatore italiano Mario Palma stanno portando avanti tutte le pratiche necessarie per prendere in consegna i feretri. E il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha interrotto la visita ufficiale in America Latina, sarà a presente a Roma per accogliere le salme italiane.

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