Pentagono: “Ragionevole certezza che Jihadi John sia stato ucciso”

Terrorismo
Jihadi-Johm

Un drone Usa avrebbe ucciso Jihadi John boia dell’Is protagonista dei video del Califfato

“Abbiamo la ragionevole certezza che Jihadi John sia stato ucciso“. Lo ha detto il portavoce del Pentagono, Steve Warren, spiegando però che “ci vorrà tempo per confermarlo”.

Jihadi John”, il boia di Isis che ha barbaramente ucciso, decapitandoli, diversi ostaggi stranieri è stato colpito da un missile americano

Il portavoce della Difesa Peter Cook ha specificato che “sono in corso verifiche del risultato dell’operazione di stanotte. Forniremo ulteriori informazioni se e quando sarà appropriato”.

La prima a dare la notizia è stata la Cnn che aveva riferito che un drone Usa avrebbe ucciso in Siria vicino alla capitale di Isis, Raqqa Jihadi John.

Barbara Starr, corrispondente della Cnn dal Pentagono, in un collegamento ha spiegato che “fonti dell’amministrazioni credono di averlo colpito e di aver ucciso Jihadi John ma al momento questo non è assolutamente confermato ufficialmente perchè non ci sono nè truppe nè personale di intelligence sul terreno (in Siria, ndr) a Raqqa dove è stato effettuato il raid. Nelle prossime ore, anche se sono convinti di averlo fatto fuori, faranno quello che accade in queste situazioni: cercheranno sui social media e monitoreranno le comunicazioni di Isis in giro per il mondo per vedere cosa dicono e trovare conferme”.
La rete Abc riferisce, citando una fonte dell’amministrazione Obama, che si ritiene che Jihadi John sia stato ucciso. Il funzionario ha definito l’operazione “senza errori” ed un “centro pulito” senza danni collaterali e che Emwazi si è letteralmente “disintegrato”

L’uomo è tristemente conosciuto per essere protagonista dei video diffusi dallo Stato Islamico. Video in cui il 27enne completamente vestito di nero, con una pistola in una fondina di cuoio marrone ed un coltello nella mano sinistra ha tagliato la testa a tutti gli ostaggi stranieri, a partire dall’americano James Foley, la sua prima vittima, il 19 agosto del 2014.

A seguire Steven Sotloff, i britannici David Haines e Alan Henning, l’americano Peter Kassig e i giapponesi Haruna Yukawa e Kenji Goto. Da mesi ormai era in fuga e si pensava avesse lasciato la Siria.

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