Colombia, accordo governo-Farc: il No destabilizza il Paese

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epa05567225 A woman holds her ballot sheet for the referendum on the peace agreement between the government and the FARC guerrilla group, in Bogota, Colombia, 02 October 2016. Some 34.8 million citizens are eligible to vote "Yes" or "No" on the agreement between President Juan Manuel Santos's administration and the Revolutionary Armed Forces of Colombia, or FARC, rebel group.  EPA/LEONARDO MUNOZ

I colombiani non hanno detto “no” alla pace, ma più semplicemente all’accordo Santos-“Timochenko”.

Non c’è pace per la Colombia. Con una differenza di circa 65 mila voti, il ‘No’ all’accordo firmato una settimana fa tra il governo e le Farc ha prevalso sui ‘Si” nel referendum relativo all’intesa per la riconciliazione. Il risultato del voto ha scosso in profondità, e sorpreso, il paese.

All’unanimità i sondaggi scommettevano per una vittoria – in qualche caso anche un trionfo – del “Si'” voluto in primo luogo dal presidente Juan Manuel Santos, per il quale il referendum rappresenta un colpo durissimo. Per Santos l’esito del voto è in altre parole un pesante ko politico.

L’opposto invece per il suo rivale e predecessore, Alvaro Uribe, strenuo difensore del “No”. La notizia della vittoria del fronte di chi non accetta i termini dell’accordo firmato tra Santos e il leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Rodrigo “Timochenko” Londono, apre una nuova fase di instabilità per l’intero paese, che non riesce a trovare la strada giusta per chiudere definitivamente 52 anni di conflitto armato.

Dopo il referendum, al quale erano chiamati 13 milioni di persone – l’astensione è stata altissima, pari al 60% – è chiaro che i colombiani non hanno detto “no” alla pace, ma più’ semplicemente all’accordo Santos-“Timochenko”.

Il referendum doveva rappresentare il definitivo via libera alla pacificazione. Non è stato così anzi: il voto ha dimostrato che la Colombia è un paese spaccato tra chi era pronto all’intesa e chi invece considera che l’accordo sia troppo favorevole agli ex guerriglieri Farc e al loro reinserimento, dopo anni di sangue e attacchi armati, nella società.

Superato lo shock iniziale, Santos ha sottolineato in un breve intervento a reti unificate che “il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo”: un modo chiaro per rassicurare i tanti colombiani che s’interrogano su un futuro incerto. Il presidente ha comunque subito fatto un’apertura al fronte del “No”, con il quale – ha assicurato – intende confrontarsi fin dalle prossime ore. Di fatto in sintonia con Santos, poco dopo anche le Farc hanno detto di voler mantenere la propria “volontà di pace” ribadendo di essere disponibili “a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro”.

In questo modo, le Farc confermano che il loro addio alle armi è definitivo. Ma è il Paese intero a entrare, dopo il voto della domenica, in una nuova tappa inattesa, confusa e piena di incognite.

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