La provincia che non vota più i progressisti. In America e non solo

Usa2016
epa05622133 Voters wait in line to vote at a fire station for the 2016 US presidential election  in Indianapolis, Indiana, USA, 08 November 2016. US Americans are called to the polls in the election to chose the 45th President of the United States of America to serve from 2017 through 2020.  EPA/STEVE C. MITCHELL

Sembra ormai un dato di fatto il dilagare dei populismi lontano dai grandi centri, un fenomeno che ha deciso già il referendum sulla Brexit e le elezioni americane

La lunga notte che ha visto trionfare Donald Trump ci ha insegnato molte cose, ma il dato più importante emerso da queste presidenziali è l’ormai strutturale scollamento del riformismo dalla provincia profonda. Lo si era già visto nel referendum sulla Brexit quando le principali città britanniche, con poche eccezioni, avevano votato per rimanere in Europa e la provincia profonda ha votato per lasciarla. Ad avere ragione, anche in quell’occasione fu la “periferia”.

Nelle presidenziali americane questo fenomeno è stato ancora una volta decisivo: le grandi città hanno votato in massa Hillary Clinton, mentre la provincia, l’America rurale, la deep America ha votato per Donald Trump. La candidata dem, pur avendo conquistato più voti del candidato repubblicano, non è riuscita a vincere la sfida per la Casa Bianca. Negli ultimi 100 anni solo un’altra volta è stato eletto un Presidente che non ha avuto la maggioranza dei voti, ed è stato nel 2000 quando George W. Bush, con molte polemiche, vinse contro Al Gore con solo 5 grandi elettori di scarto.

Vediamo com’è andata negli stati che hanno dato la vittoria al quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti.

La vittoria in Florida è andata a Trump per circa 130 mila voti. Analizzando la mappa elettorale, si può vedere come le grandi città del Sunshine State siano state tutte appannaggio di Hillary, con la sola eccezione di Jaksonville, mentre le altre contee periferiche hanno preferito il Tycoon newyorkese. Più ci si allontana dai grandi centri più la percentuale di Trump sale.

La Florida non è sola, anche in Ohio si registra lo stesso fenomeno. Le grandi città per Hillary, le contee più periferiche a Trump. E così è successo in Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, Georgia, Texas. L’elenco sarebbe ancora lungo, ma questi pochi esempi dimostrano come il partito democratico non riesca a parlare all’anima profonda del Paese.

Come detto non è un problema solo americano, e anche in Italia è spesso successo. I partiti conservatori riescono a parlare alla pancia del Paese, e più conducono una campagna populista più riescono ad attrarre consensi dalla provincia. Un problema da risolvere per i progressisti di tutto il mondo. Le città da sole non bastano a garantire il serbatoio di voti necessari, quindi urge una nuova strategia per conquistare o riconquistare i voti della provincia.

Anche su questo fattore si giocherà probabilmente il referendum del 4 dicembre in Italia e sottovalutarlo potrebbe essere letale per il buon esito della consultazione.

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