Clinton-Trump, campagna elettorale infuocata. E Obama critica l’Fbi

Usa2016
epa05613314 United States President Barack Obama speaks during a rally for Democratic Presidential Candidate Hillary Clinton at Capital University in Columbus, Ohio, USA, 01 November 2016.  EPA/Mark Lyons

A soli cinque giorni dal voto Hillary ancora al centro delle indagini per l’emailgate. E il presidente rompe gli indugi e attacca il Bureau

A soli cinque giorni dalle elezioni presidenziali dell’8 novembre la campagna elettorale Usa è infuocata. Dopo le storie emerse su frasi e comportamenti sessisti da parte di Trump, nell’occhio del ciclone è adesso Hillary Clinton visto che venerdì il direttore dell’Fbi, James Comey, in una lettera inviata ai membri del Congresso ha informato della riapertura dell’indagine sul server di posta elettronica da lei utilizzato quando era segretaria di Stato. La decisione è giunta dopo il ritrovamento di nuove e-mail, circa 650mila, possibilmente legate all’uso di un server privato da parte di Hillary: i messaggi erano nel computer dell’ex deputato democratico Anthony Weiner, ex marito di una delle collaboratrici più vicine a Clinton, Huma Abedin, e le autorità stanno provando a capire quanto siano rilevanti in relazione all’indagine.

Una decisione che non è piaciuta affatto al presidente Barack Obama, in campo per evitare che possa concretizzarsi un clamoroso (quanto potenzialmente disastroso) recupero di Donald Trump. Finora la Casa Bianca aveva evitato polemiche dirette: ancora ieri il portavoce Josh Earnest aveva assicurato che Obama non credeva che Comey stesse provando “intenzionalmente” a influire sul risultato delle elezioni, rifiutandosi sia di “difendere” che di “criticare” questa decisione.

In un’intervista radiofonica a NowThisNews il presidente ha cambiato strategia, prendendo le difese di Hillary: a proposito dell’emailgate, ha fatto un “errore ingenuo” che “ha finito per essere ingigantito come se fosse una cosa folle”, ha detto, aggiungendo che non intende immischiarsi nella faccenda ma le indagini non dovrebbero permettere che suggerimenti o insinuazioni influenzino l’opinione pubblica. “Non la sosterrei se non avessi assoluta fiducia nella sua integrità e nel suo interesse a garantire che i giovani abbiano un futuro migliore”, ha detto ancora riferendosi a Hillary.

La critica di Obama al Bureau non riguarda solo la riapertura dell’indagine sulla candidata dem alla Casa Bianca, ma anche la pubblicazione (dandone notizia su Twitter, cosa inusuale) di nuovi documenti su un’indagine condotta oltre 15 anni fa sull’allora presidente americano Bill Clinton, a proposito della sua decisione di graziare l’imprenditore Marc Rich nel suo ultimo giorno alla Casa Bianca. Rich, morto nel 2013, era fuggito dagli Usa nel 1983 dopo essere stato accusato di legami con il crimine organizzato e di aver evaso oltre 48 milioni di dollari di tasse, così come di aver comprato illegalmente petrolio dall’Iran durante la crisi degli ostaggi del 1979. La grazia concessa da Clinton scatenò grandi polemiche, anche perché la moglie di Rich era donatrice del partito democratico.

Donald Trump, ovviamente, prova a cavalcare l’onda del momento e a portare dalla sua gli elettori democratici sfruttando i guai del momento dell’avversaria. “Questo è un messaggio per gli elettori democratici che hanno già depositato le loro schede per Hillary Clinton e che fanno i conti con il rimorso dell’acquirente, in altre parole che vogliono cambiare il voto”, ha detto il magnate durante un comizio in Wisconsin. “Se vivete qui, in Michigan, Pennsylvania o Minnesota, potete cambiare il vostro voto in un voto per Donald Trump”, ha affermato. Diversi Stati, tra cui quelli citati dal repubblicano, danno infatti la possibilità a chi utilizzi il voto anticipato di cambiare la sua preferenze, votando di nuovo in modo anticipato oppure ripresentandosi nell’Election day.

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