L’incubo diventa realtà, Trump alla Casa Bianca – Speciale Usa 2016

Usa2016
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Tutto sulle elezioni americane dell’8 novembre con cui i cittadini hanno scelto il successore di Barack Obama

Al termine di un duello senza esclusione di colpi, Donald Trump, 70 anni, è stato eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti. La svolta dopo la conquista del fondamentale stato della Florida, di altri stati chiave tra cui l’Ohio e con il suggello finale della vittoria in Pennsylvania. Trump conquista la Casa Bianca, Hillary Clinton si arrende. Euforia alle stelle tra i fans del tycoon, lacrime fra quelli della ex first lady. Al termine dell’election day, i repubblicani mantengono inoltre il controllo di Camera e Senato al Congresso.


Effetto Trump/1. Papa Francesco e i muri d’America di Francesco Peloso

papatrumpOtto anni fa gli Stati Uniti eleggevano il primo presidente afroamericano della storia, il quasi outsider Barack Obama, senatore dell’Illinois, e anche la Santa Sede venne contagiata dall’entusiasmo che percorse il mondo nelle ore successive al diffondersi della notizia. Un telegramma di congratulazione da parte di Benedetto XVI venne inviato in tempi rapidissimial neoeletto, rompendo la prassi diplomatica in base alla quale il Vaticano si complimentava con il nuovo presidente in occasione dell’insediamento. Ben altro clima è quello che si respira in questi giorni dalle parti di San Pietro mentre prende corpo quello che la stampa mondiale ha chiamato lo ‘shock Trump’ : l’elezione alla Casa Bianca del multimiliardario la cui campagna elettorale è stata contrassegnata da slogan xenofobi e razzisti, e dall’odio verso gli immigrati. Trump si è lanciato verso la presidenza proponendo di rafforzare la barriera che divide il Messico dagli Stati Uniti, una frontiera non solo fra due Paesi, ma fra due mondi: il nord e il sud, i poveri dell’America Latina e la terra della ricchezza – vera o presunta poco importa –, gli Stati Uniti.

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Effetto Trump/2. Quel grande patto con Putin non è poi così facile di Matteo Tacconi

epa05149563 Russian President Vladimir Putin grimaces as he listens to Bahraini King Hamad bin Isa Al Khalifa (not pictured) during their meeting in the Bocharov Ruchei residence in the Black Sea resort of Sochi, Russia, 08 February 2016. His Majesty King Hamad bin Isa Al Khalifa is on a working visit to Russia.  EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO/POOL

Se ne sono dette e ce ne sono state tante, su questo rapporto tra Vladimir Putin e Donald Trump. È noto per esempio che Paul Manafort, l’ex capo della campagna del presidente eletto americano, è stato molto attivo in Ucraina, come consulente dell’ex capo di stato Viktor Yanukovich. E proprio Trump, sull’Ucraina, ha fatto capire che la considera parte dell’orto di Mosca e che la secessione della Crimea non è così scandalosa.

Il presidente eletto, su questo, è stato molto criticato. Al punto che più volte s’è detto che è l’uomo di Putin a Washington. In questi giorni, tra l’altro, il ministero degli esteri russo ha riferito di aver avviato contatti, da tempi, con la squadra di Trump. E per finire, va ricordato che il magnate di New York ha manifestato appoggio per la politica russa in Siria e che Hillary Clinton ha accusato il Cremlino di aver violato con i suoi hacker i server del Partito democratico, per interferire nel processo elettorale americano e far primeggiare il rivale.

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Effetto Trump/3. Merkel di fronte all’appuntamento con una nuova storia di Stefano Cagelli

trump-merkel“Democrazia, libertà, Stato di diritto, dignità dell’individuo senza differenze per origine, dolore della pelle, credo, genere, orientamento sessuale e idee politiche”. Non può essere un caso che Angela Merkel, nel messaggio diffuso per congratularsi con il nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia voluto porre l’accento su “questi valori che devono stare alla base di una stretta cooperazione con la Germania“. Certo, poi ha sottolineato che il rapporto con Washington resta la “pietra angolare della politica estera tedesca”, ma il richiamo, espresso in maniera così chiara ed evidente, a queste parole-chiave è arrivato sicuramente oltreoceano. Forse non direttamente alla Trump Tower ma negli uffici diplomatici che contano.

Inutile negarlo, l’elezione di Donald Trump è stata accolta con freddezza a Berlino. Il sito delloSpiegel, oggi, apre con una tripartita: da una parte Vladimir Putin, dall’altra Recep Tayyp Erdogan e in mezzo il ciuffo biondo del prossimo inquilino della Casa Bianca. Sotto, la scritta, emblematica: “Paura dei populisti”. Quanto successo l’altra notte dall’altra parte dell’oceano è esattamente ciò che Angela Merkel non voleva e che, forse, come la maggior parte del globo, non si aspettava. La Cancelliera sta fronteggiando a fatica la minacciosa crescita degli anti-europeisti interni, che, proprio come Trump, si fanno interpreti di quel sentimento anti-sistema che serpeggia in tutte le società occidentali. E non è un caso che la leader del movimento di Alternative für DeutschlandFrauke Petry sia state tra le prime (insieme agli altri seguaci europei dell’internazionale populista, da Marine Le Pen a Viktor Orban, da Matteo Salvini a Geert Wilders) a complimentarsi pubblicamente con il nuovo presidente.

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Effetto Trump/4. Quella cattiva ricetta economica di Pietro Reichlin

Donald Trump.  (ANSA/AP Photo/ Evan Vucci) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.]

Poche volte nella storia americana l’elezione di un presidente ha generato altrettanta incertezza di quanta ne sta creando la vittoria di Trump, soprattutto sui temi dell’economia. Egli ha vinto con i voti di chi è stato escluso dai vantaggi della globalizzazione, ma anche di chi s’identifica nei valori della destra tradizionale del Partito Repubblicano, cioè la supremazia americana e l’avversione per l’iniziativa pubblica e le imposte. Trump rappresenta l’America nostalgica e isolazionista, che non ha voglia di investire nella cooperazione internazionale. Da oggi, il progetto d’integrazione Europea perde l’attivo sostegno della presidenza USA che, con Obama, ha sempre ammonito i governi europei sulla necessità di guardare oltre gli egoismi nazionali e di perseguire un disegno d’integrazione e di cooperazione internazionale.

Tutto ciò richiede una seria autocritica per il Partito Democratico e, di riflesso, per la sinistra europea. Invece che accusare la destra di populismo, occorre rimboccarsi le maniche per trovare politiche credibili che consentano di conciliare la crescita, l’innovazione tecnologica e l’equità. Ma sarebbe un grave errore pensare che basti un Bernie Sanders o un Jeremy Corbyn a sconfiggere i demagoghi che cavalcano la rabbia degli elettori senza avere proposte coerenti e produttive. Il programma di Trump è un misto di dirigismo e disprezzo per la regolazione e l’assistenza.

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Il discorso della vittoria di Donald Trump: “E’ ora di unire tutto il Paese”


Il discorso della sconfitta di Hillary Clinton: “Non smettete mai di lottare”


L’assedio alla Trump Tower per dire no ad un futuro oscuro di Claudia Fusani

NEW YORK – Forza dei social network: autoconvocati via Facebook ma anche via Twitter e Snapchat, a poche ore dai risultati elettorali migliaia di ragazzi e soprattutto ragazze marciano e protestano in molte metropoli degli Stati Uniti, da Los Angeles a Boston, da San Francisco a New York, da Seattle a Dallas, e poi Oakland, Chicago, Portland e Washington. La più partecipata e seguita dai media è la manifestazione di New York, dove almeno ventimila persone sfilano e assediano il grattacielo simbolo della dinastia palazzinara del nuovo presidente americano, la Trump Tower sulla Quinta Avenue. Si comincia alle 16 a Washington Square, cuore della Manhattan universitaria insieme alla Columbia, che però sta molto più a nord, tra Harlem e l’Hudson. Studenti ma anche lavoratori, giovani e meno giovani, molti stranieri, latini e afroamericani, orientali. Tantissime le ragazze che a Trump non perdonano il sessismo ostentato e quella storia, venuta fuori in campagna elettorale, della “pussy” (figa) che per il neo-presidente è sinonimo di donna. Dunque urlano “Pussy grubs back”, la pussy si rivolta,”Racist, sexist, antigay, Donald Trump go away”, “My body, my choice” e “Love trumps hate”, l’amore sovrasta l’odio.  

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— Il liveblog della notte elettorale —

Ore 14.37- Non si è ancora concluso  definitivamente il conteggio dei voti negli Stati Uniti. La Cnn assegna un parziale di 289 voti elettorali al presidente eletto Donald Trump e 218 a Hillary Clinton, con 31 voti elettorali ancora da assegnare. Nel conteggio del voto popolare, Trump è lievemente in svantaggio, con 59.041.250 voti, pari al 47,5%, mentre la Clinto ha finora ottenuto 59.177.303 voti, pari al 47,6%.


Ore 14.30 – Hillary Clinton ricomparirà in pubblico per la prima volta dopo la sconfitta e parlerà alle 15:30 ora italiana, scrivono diversi media fra cui Cnn.


Ore 11.20 – “Pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. E’ l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un ‘vaffa’ generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco”. Così Beppe Grillo sul suo blog dove commenta: “Il mondo è già cambiato. E bisogna interpretare questi segnali. E quelli che lavorano e prendono i soldi per interpretare questi segnali sono morti”.


Ore  11.00 – Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è congratulato con Donald Trump per la sua vittoria nelle elezioni presidenziali Usa: “La leadership degli Stati Uniti è più importante che mai”, ha affermato, aggiungendo che “una Nato forte è buona tanto per gli Stati Uniti, quanto per l’Europa”. “Mi complimento con Donald Trump per la sua elezione come presidente degli Stati Uniti. Desidero lavorare con il presidente eletto Trump” ed “è importante che i legami transatlantici restino forti”.


Ore 10.19 – “Mi congratulo con il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Gli auguro buon lavoro. L’amicizia Italo-americana è solida”.  Lo ha detto il premier Matteo Renzi nel suo intervento alla scuola di Perfezionamento di Polizia sottolineando che “questo è il punto di partenza per tuta la comunità internazionale anche al netto di certe diffidenze da campagna elettorale. E’ un fatto politico nuovo – ha concluso – che assieme ad altri dimostrano come siamo in una stagione nuova”.


Ore 09.59 – Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con il Donald Trump per la vittoria nella corsa alla Casa Bianca. Secondo quanto riporta il sito del Cremlino, il leader russo ha inviato un telegramma di congratulazioni a Trump in cui gli augura “successo nel lavoro di responsabilità di capo di Stato”. Nel messaggio, si legge nella nota, Putin ha espresso “la speranza di lavorare insieme per portare fuori dalla crisi le relazioni russo-americane e anche per affrontare le questioni più pressanti dell’agenda internazionale e cercare risposte efficaci alle sfide alla sicurezza globale”.


Ore 08.45 –  ”E’ una notte storica. Gli americani hanno parlato, e hanno eletto il loro campione”. Lo afferma Mike Pence, il candidato alla vice presidenza di Donald Trump, salendo sul palco allestito all’Hilton con la sua famiglia e introducendo il discorso della vittoria di Trump. Il 45esimo Presidente degli Stati Uniti nel suo discorso ha ringraziato l’avversaria raccontando la telefonata con cui gli è stata concessa la vittoria: “Ho appena ricevuto le congratulazioni di Hillary Clinton e io mi congratulo con lei per la sua campagna”.

Trump promette di essere il presidente di tutti: “E’ arrivato il tempo di curare le ferite della divisione, gli americani devono riunirsi in in un popolo solo”. Lo ha detto Donald Trump nelle sue prime dichiarazioni dopo la vittoria elettorale nelle presidenziali Usa. “Mi impegno a essere presidente di tutti gli americani, cosa che per me è estremamente importante”, ha detto, aggiungendo: “Per coloro che hanno scelto di non appoggiarmi in passato, mi rivolgo per ricevere indicazioni”, è necessario “unirci come unico Paese”. Infine dopo diversi ringraziamenti ha concluso: “E’ stata una giornata storica. Non vi deluderò, non vedo l’ora di mettermi al lavoro”.


Ore 08.41 – Hillary Clinton chiama Trump e gli concede la vittoria.


Ore 08.30 – Donald Trump è arrivato al quartier generale della sua campagna elettorale a New York, il Midtown Hilton hotel, dove i suoi sostenitori si sono riuniti per festeggiare la vittoria alle presidenziali.


Ore 08.05 –  “Stiamo ancora contando i voti, e ogni voto conta”. Lo afferma John Podesta, il manager della campagna di Hillary Clinton al Javits center. “Non è ancora finita”, ha detto a una folla scoraggiata riferendosi all’ex segretario di Stato. Podesta ha aggiunto che Clinton non parlerà questa notte.


Ore 08.01 – Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha affermato che con Donald Trump presidente Usa “sicuramente la relazione transatlantica diventerà più difficile”. Schulz, intervistato dal primo canale pubblico tedesco Ard, ha fatto un parallelo con “le grandi paure” suscitate da Ronald Reagan e ha premesso che “il sistema degli Stati Uniti è forte abbastanza per reggere un presidente Donald Trump e integrarlo”.


Ore 07.47Donald Trump conquista anche l’Alaska, l’Arizona e soprattutto la Pennsylvanya e supera la soglia dei 270 elettori necessari per essere eletto Presidente degli Stati Uniti. 


Ore 07,20 – La prima a congratularsi con Donald Trump per la sua (non ancora ufficiale) vittoria è la leader del Front National francese Marine Le Pen


Ore 07,18 – Il candidato repubblicano Donald Trump ha lasciato il quartier generale della campagna elettorale per dirigersi al New York Hilton Midtown hotel, a pochi isolati di distanza, per prepararsi al party per la vittoria. Lo ha riferito Sputnik spigando che il tycoon e’ stato visto lasciare l’edificio in Fifth avenue, mentre i supporter di Trump stanno cantando “Make America Great Again”.


Ore 07,00 – Effetto Trump non solo sui mercati finanziari ma anche sul sito dell’immigrazione del governo canadese. Evidentemente c’è chi sta pianificando di lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi nella nazione vicina in caso di vittoria del candidato repubblicano alle elezioni presidenziali Usa, Donald Trump. Il sito www.cic.gc.ca da ore funziona a singhiozzo. Il primo ministro canadese Justin Trudeau aveva scherzato quando aveva detto di essere disposto a dare il benvenuto agli americani; ma la sua potrebbe rivelarsi una profezia. A febbraio disse che il Canada “dà sempre il benvenuto”. Si stima che circa un milione di americani stia vivendo attualmente in Canada.



Ore 06,05Borse asiatiche in picchiata in conseguenza dei risultati che arrivano dagli Usa con Donald Trump che si avvicina alla Casa Bianca. A Tokyo l’indice Nikkei è in caduta del 5,5 per cento. Invece l’indice Hang Seng di Hong Kong è sotto del 2,82 per cento, mentre lo Shanghai Composite Index è in calo dell’1,32 per cento. Giù anche lo Shenzhen Composite Index dell’1,39 per cento. In India gli indici azionari sono crollati del 6 per cento, ma scontano soprattutto la decisione del governo di Narendra Modi di mettere fuori corso le banconote ad alta denominazione da 500 e 1.000 rupie.


Ore 05,59 – Sei ore dopo la chiusura dei seggi si avvicina il verdetto dalle presidenziali Usa e Donald Trump è in vantaggio nei confronti di Hillary Clinton con 238 voti elettorali contro 209, sui 270 necessari per la vittoria. Questi i dati delle proiezioni della Cnn basati sugli exit poll e gli scrutini parziali. Nella lista degli Stati contesi al momento ne sono stati assegnati sette: l’Ohio, Iowa, Georgia e la Florida a Trump e la Virginia e il Colorado a Clinton. Per il resto, sono stati assegnati per la maggior parte di stati “facili”, in cui la vittoria era di fatto non in discussione: la candidata Democratica si è aggiudicata New York, Vermont, Massachussets, Maryland, Rhode Island, Illinois, New Jersey, Delaware, Connecticut, Nuovo Messico, California, Hawaai, Oregon, Washington e il District of Columbia, contro l’Indiana, Kentucky, West Virginia, Tenneesse, Mississippi e Oklahoma, Carolina del Sud, Kansas, Nebraska, South Dakota, North Dakota, Wyoming, Texas, Arkansas, Louisiana, Montana, Missouri, Idaho e Alabama andati al rivale Repubblicano.



Ore 05,38 – Il candidato repubblicano, Donald Trump, ha conquistato il Wisconsin, con i suoi 10 grandi elettori. Lo riferisce l’emittente conservatrice Fox News, precisando che cosi’ arriva a 238 grandi elettori in totale.


Ore 05,00 – Secondo il New York Times Donald Trump ha il 95% di probabilità di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti. Ecco la situazione attuale con l’Idaho assegnato a Trump e con la California e le Hawaii alla Clinton.

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Ore 04,41Hillary Clinton si aggiudica i 13 grandi elettori della Virginia. La sua corsa in discesa è diventata una ripida salita. Ma se oltre alla Virginia riuscisse a mettere al sicuro il Michigan la partita potrebbe essere ancora aperta.


Ore 04,35 – Donald Trump vince il primo vero stato cruciale nella corsa presidenziale: l’Ohio, che assegna 18 grandi elettori. Al di là del peso elettorale, questo Stato ha un grande valore simbolico. Nessun presidente, dal dopoguerra in poi, è mai entrato nella Casa Bianca senza averlo vinto. Nel 2004 era andato a Bush, nel 2008 e nel 2012 a Obama.


Ore 04,18 – Secondo Nate Silver, noto sondaggista americano, Hillary Clinton è ancora favorita per la corsa alla Casa Bianca con il 60% di possibilità di diventare Presidente


Ore 04,09 – La democratica Hillary Clinton vincerà in Virginia, secondo una proiezione di Fox News. Il suo candidato vice, Tim Kaine, è senatore dello Stato, che conta 13 grandi elettori.


Ore 04,04 – Il Montana, il Texas e la Lousiana sono stati assegnati a Trump, il Connecticut a Hillary Clinton. Questa la nuova mappa aggiornata. Secondo il New York Times le possibilità di vittoria del tycoon di New York sono salite al 73%.

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Ore 03,42 – Secondo il New York Times, dati alla mano, in questo momento Donald Trump ha il 59% di possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti d’America


Ore 3,30 – Il petrolio affonda a New York con l’avanzata di Donald Trump secondo le proiezioni dei media americani. Le quotazioni perdono il 3,7%.



Ore 03,03 – Altri Stati assegnati ai due contendenti, anche in questo caso ampiamente previsti: Hillary Clinton vince nello Stato di New York (che assegna 29 grandi elettori), mentre Donald Trump conquista Kansas, Wyoming, Nebraska, North Dakota e South Dakota. Al momento il quadro è di otto Stati (più il District of Columbia) per la Clinton e di quattordici per Trump.

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Ore 02,55 – Secondo la maggior parte dei media americani i Repubblicani manterrebbero la loro maggioranza alla Camera. Per sperare che accadesse il contrario, ci sarebbe dovuto essere un successo netto di Hillary Clinton, cosa che al momento sembra esclusa.


Ore 02,33Alabama e South Carolina sono state assegnate a Donald Trump. L’Arkansas è considerato “too early to call”

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Ore 02,20 – Clinton e Trump in Florida hanno ora pochissimi voti di differenza, quando lo scrutinio è arrivato quasi al 90% per cento. Se tra i due candidati finisce con un distacco inferiore dello 0,5 per cento, è obbligatorio ricontare i voti.


Ore 02,07 – Assegnati ad Hillary Clinton i seguenti stati: Massachussets, Delaware, Illinois, District of Columbia, New Jersey, Maryland e Rhode Island. A Donald Trump vanno Missouri, Mississipi, Oklahoma e Tennessee. Pennsylvania, New Hampshire e Florida sono considerate “too early to call”.

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In Florida, sulla base del 77% dei voti, secondo la Cnn, Hillary Clinton è in testa con il 49,1% dei consensi, contro il 48% di Donald Trump.


Ore 01,33 – All’1 e 30 hanno chiuso i seggi in North Carolina, Ohio e West Virginia. Quest’ultimo è stato assegnato a Trump, mentre i primi due sono stati definiti “too close to call”. Ecco la situazione aggiornata

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Ore 01,02 – Chiusi in seggi in molti stati della East Coast. Per ora sono stati assegnati 3 stati: il Kentucky e l’Indiana a Trump e il Vermont a Clinton. Georgia, South Carolina e Virginia sono considerati “too close to call”, ossia con un risultato talmente in bilico per cui non possono essere assegnati a nessuno dei due candidati.

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Ore 00,45 – Benché in New Hampshire i seggi chiuderanno completamente alle 2 ora italiana sia la Bbc che il Wall Street Journal in base alle prime proiezioni solo sul 1% delle schede scrutinate danno la democratica Hillary Clinton al 42% ed il rivale repubblicano Donald Trump al 52,5%. Il New Hampshire assegna 4 grandi elettori.


Parla il rettore della John Cabot University di Roma di Cristiano Bucchi


Parlano gli studenti della John Cabot University di Roma di Cristiano Bucchi


Ore 00,32 – Con meno dell’1% dei voti scrutinati in Indiana, Donald Trump è avanti con circa il 75% delle preferenze su Hillary Clinton. Sono questi i dati citati dal New York Times e da Politico. L’Indiana, che ha 11 grandi elettori, è assegnato da tutti i sondaggi ai Repubblicani.


Ore 00,25 – Secondo i primi exit poll della Cnn, il vantaggio di Donald Trump in due stati dati per certi appannaggio del candidato repubblicano, Indiana e Kentucky, assumerebbe dimensioni inaspettate. Un campanello d’allarme anche per gli altri swing state dove si gioca la partita decisiva per la vittoria finale. Nel primo stato Trump sarebbe al 69,3% con la Clinton ferma al 27,5%. Nel secondo il vantaggio sarebbe ancora più netto con il 75,8% per il tycoon e il 21,4 all’ex first lady.


Ore 00,05 – Chiudono i primi seggi in Indiana e in Kentucky, dove comunque si continua a votare in molte aree per la prossima ora. Tutti i seggi nei due stati, infatti, chiuderanno alle 19.00 locali, all’una del mattino italiana.


Ore 23,56 – Primi exit poll Cnn: Hillary avanti in Florida e Colorado, Trump in Ohio

Secondo i primi exit poll della Cnn Hillary Clinton sarebbe in vantaggio di tre punti in Florida e Colorado, Pennsylvania, mentre Donald Trump conduce di un punto percentuale in Ohio e Iowa. La candidata democratica è avanti di 5 punti percentuali in Wisconsin e di uno in Nevada. Trump è in vantaggio di un punto in Indiana.


La situazione di partenza, secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics.com. Al netto degli stati in bilico, Hillary Clinton partirebbe con 203 grandi elettori già assegnati, contro i 164 di Donald Trump.

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Hillary Clinton su Twitter: “I seggi sono ancora aperti, andate a votare!”


George W. Bush e consorte voltano le spalle a Trump

L’ex presidente repubblicano George W. Bush e la consorte Laura si sono astenuti votando scheda bianca. Lo riferisce il portavoce della coppia. Il padre, il 41esimo presidente Usa, George W. H. Bush, aveva annunciato che avrebbe addirittura votato a favore della democratica Hillary Clinton per punire come il candidato repubblicano Donald Trump aveva trattato il figlio Jeb, ex governatore della Florida, durante le primarie.


Trump agli elettori della Florida: “Non mollate”


Seggi affollatissimi negli stati in bilico. Due ore di coda a Philadelphia

Lunghe ore di fila ai seggi vengono segnalate in diverse località degli Stati Uniti, specie negli Stati in bilico. A Philadelphia in alcuni seggi si parla di affluenza “senza precedenti” con gente che aspetta per ore, ha riferito il quotidiano Philadelphia Inquirer. Questlove, batterista e frontman della band The Roots, ha postato una sua foto su Instagram mentre guarda Netflix in fila davanti ad un seggio a Filadelfia. “Netflix mi fa compagnia in queste due ore di coda… felice che ci sia tanta affluenza”, commenta il musicista. La Pennsylvania è considerato uno stato in bilico, con Hillary Clinton che conta sul voto dei ceti urbani più istruiti per contrastare l’avanzata di Donald Trump fra i colletti blu. Anche in New Hampshire, un altro Stato considerato in bilico, si registrano lunghe code ai seggi. Su Twitter si vedono immagini di code di elettori nella città di Manchester, prima ancora dell’apertura dei seggi alle sei di questa mattina.


La Corte del Nevada respinge il ricorso presentato da Trump

Una giudice del Nevada ha respinto il ricorso presentato dalla campagna di Donald Trump, che contestava che nell’early voting la scorsa settimana, in un seggio del Mercado Latino di Las Vegas, le autorità avevano consentito alla gente di rimanere a votare oltre l’orario di chiusura. Trump aveva chiesto che le schede del seggio di Mercado Latino venissero tenute separate dagli altri voti, in attesa di eventuali altre contestazioni legali dei risultati dello Stato. Ma la giudice della contea di Clark, Gloria Sturman, ha respinto la richiesta dicendo che un ordine giustiziario in tal senso renderebbe probabilmente pubbliche le identità dei funzionari del seggio (il cui comportamento era contestato da Trump), mettendoli potenzialmente a rischio aggressione.


Hillary Clinton: “Se avrò la fortuna di vincere farò del mio meglio”

Hillary Clinton con il marito Bill. (ANSA/AP Photo/Seth Wenig) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.]

“Se vinco farò del mio meglio”. Hillary Clinton ha cominciato con accanto il marito Bill la giornata più lunga, l’election day già nella storia per aver visto una donna arrivare fin qui, sulla soglia della Casa Bianca. Hillary e Bill hanno votato poco dopo l’apertura dei seggi a Chappaqua, la località a nord di New York dove la coppia ha la sua residenza privata. E’ la giornata del silenzio dopo una lunga, estenuante campagna elettorale culminata in un rush finale tesissimo, per una battaglia all’ultimo voto e uno scontro con il rivale Donald Trump tra i più aspri di sempre. “Sono felice”, ha detto, “sento forte la responsabilità del voto. Farò il mio meglio se avrò la fortuna di vincere. Così tanta gente dimostra come oggi il voto sia importante per il futuro del Paese”. Poi l’attesa. Con Bill è entrata in macchina diretta a Manhattan, all’Hotel Peninsula di Midtown dove ha trascorso la gran parte della giornata insieme con i familiari e la sua squadra. La città dei candidati che aspettano il verdetto delle urne a pochi metri l’uno dall’altro: il candidato repubblicano è rimasto nella sua Trump Tower, a pochi metri. A separarli soltanto un isolato sulla Quinta Strada.


Trump fischiato in coda al seggio di Manhattan di Claudia Fusani

NEW YORK – Appena la chioma gialla e fluente scende dal suv nero, una valanga di fischi si alza come un’onda dal marciapiede della 56 esima strada tra le Seconda e la Terza avenue. Accanto al salon boutique che si chiama Lips, è stato allestito il seggio elettorale della famiglia Trump che vive a pochi blocchi da qui (sulla Quinta). Ma l’upper east side di Manhattan, la zona più bianca di New York, accoglie a male parole il candidato presidente repubblicano. Fischi all’ingresso quando dalle auto scendono The Donald con la mano ondeggiante, la moglie Melania, l’ex moglie Ivanca e il figlio Jeffrey. Fischi all’uscita, dopo circa venti minuti di attesa. Ma Trump confonde i fischi con gli incoraggiamenti, saluta e ringrazia. Fa di più: sale addirittura sul predellino del suv per farsi vedere da chi sta lontano.

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A che ora si conoscerà il nuovo presidente

L’obiettivo dei due candidati è assicurarsi almeno 270 grandi elettori, il ‘magic number’ che consegna le chiavi della Casa Bianca.

Ma come (e a che ora) si raggiungerà questo numero? Innanzitutto va sottolineato cosa rappresenta: gli elettori statunitensi non eleggono direttamente il presidente, ma i 538 grandi elettori, divisi tra i 50 Stati (più il District of Columbia) in base alla popolazione: il candidato presidenziale che vince in uno Stato ottiene la totalità dei suoi grandi elettori (tranne in Maine e Nebraska), che poi eleggeranno il presidente.

Un ruolo fondamentale lo avranno gli swing states, gli stati in bilico, ovvero i dieci Stati ancora ‘indecisi’. Saranno loro a decidere le elezioni visto che, secondo i sondaggi e le proiezioni di Real Clear Politics e Five Thirty Eight, assegneranno 127 grandi elettori.

Per il sito RealClearPolitics, Hillary Clinton ne avrebbe già in tasca 203, contro i 164 di Donald Trump. In palio ci sono ancora in gioco i voti dei cosiddetti ‘battleground states’. E ultimi sondaggi alla mano, la strada è sicuramente più ardua per il repubblicano, costretto a un filotto di vittorie per arrivare alla fatidica soglia dei 270.

Le urne chiuderanno a orari diversi. Ecco quali Stati seguire (e quando), con orari di New York (dove i candidati attenderanno i risultati) e Roma.

Ore 19 (l’1 di notte in Italia). Seggi chiusi in gran parte della Florida (29 voti). La Florida ha diritto a 29 grandi elettori e, alternando la scelta tra democratici e repubblicani, è stata determinante nelle ultime cinque elezioni, tanto che Five Thirty Eight le assegna la percentuale più alta, tra tutti, come Stato decisivo per l’esito delle elezioni. Per il sito di Nate Silver, la situazione è di equilibrio: Clinton avrebbe il 54,9% di possibilità di vincere nel Sunshine State, senza il quale Trump non avrebbe praticamente chance di arrivare alla Casa Bianca.

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Ore 6 (mezzogiorno in Italia): aprono i seggi della East Coast

Si sono aperti i seggi elettorali in 9 Stati sul versante orientale degli Stati Uniti: è di fatto questo il momento in cui prende inizio la giornata elettorale. Gli americani sono chiamati a scegliere tra il candidato repubblicano, Donald Trump e quella democratica, Hillary Clinton. Gli elettori possono cominciato a deporre le schede nell’urna di Connecticut, Indiana, Kentucky, Maine, New Hampshire, New Jersey, Stato di New York, Vermont e della Virginia. Si elegge il 45esimo presidente, oltre all’intera Camera dei rappresentanti, e un terzo dei senatori. Dodici stati andranno al voto anche per rieleggere i governatori, mentre in diversi altri Stati si voterà su varie questioni referendarie, dalla legalizzazione della marijuana all’utilizzo dei condom come misura precauzionale nella registrazione dei film porno.


L’election day è cominciato.

A clerk tabulates ballots at a polling station just after midnight on November 8, 2016 in Dixville Notch, New Hampshire, the first voting to take place in the 2016 US presidential election. / AFP PHOTO / Alice Chiche

A far da apripista alle presidenziali e lanciare la grande giornata delle elezioni, seppure su piccolissima scala, è stato un piccolo villaggio del New Hampshire. A Dixville Notch, come da prassi, sette persone allo scattare della mezzanotte hanno votato, mentre un ottavo elettore ha usato il voto a distanza.

>>>Per quanto sia un voto prettamente simbolico, ecco come è andata


Secondo gli ultimi sondaggi pre-elettorali, la forchetta, a livello nazionale, si è allargata a favore di Hillary Clinton che, secondo la media dei sondaggi realizzata da Real Clear Politics, conduce di 3,2% rispetto a Donald Trump.


La carica dei volontari per strappare l’ultimo voto di Claudia Fusani

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NEW YORK – Jeff è un signore alto e distinto, giacca in tweed e sciarpa cammello, che passeggia sulla Broadway angolo con la 103. Tiene appoggiato sulla spalla un cartello alto e perentorio: “Hillary for Prison”. Peccato che Jeff vada su e giù lungo i trenta metri del marciapiede dove affacciano il comitato autonomo Clinton- Kaine dell’Upper Eastside, che ha deciso di appoggiare Hillary. E peccato che negli stessi trenta metri Madaleine, ineffabile, si consumi issando ben altri cartelli: “When they go low/ we go high/ vote for Hillary/ I’m with her”.

Cartoline dalla capitale globale sul voto presidenziale americano. Perché se è vero che lo stato di New York non dovrebbe portare sorprese alla candidata democrat, è qui, nella Grande Mela, che entrambi i competitor celebreranno vittoria o sconfitta. E si giocano la Casa Bianca, quasi come nel Duemila (Gore vs. Bush jr.), porta a porta fino all’ultimo voto. The Donald ha scelto come sede l’Hilton Midtown, l’albergo sulla Avenue of Americas a dieci minuti dalla familiare ma troppo piccola Trump Tower. Hillary ha fatto le cose in grande e ha prenotato il Jacob K. Javits Convention Center, incastonato tra l’Hudson, l’imbocco del Lincoln Tunnel, l’undicesima avenue e la trentaquattresima. È il più grande centro congressi negli USA, inaugurato tra molte polemiche nel 1986 e successivamente spesso contestato anche ultima per aver avuto, nelle fase di costruzione, famiglie di Cosa Nostra tra gli sponsor. Non solo: è proprio da New York che in queste ore si condiziona il destino di molti swing States, gli Stati “indecisi”.

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Il comitato a sostegno di Hillary Clinton nel Bronx

>>> Continua a leggere il reportage di Claudia Fusani da New York


La media dei sondaggi dice Clinton ma il distacco è ancora minimo

Secondo la media degli ultimi sondaggi, rilevata dal sito RealClearPolitics.comHillary Clinton è in vantaggio su Donald Trump di 2,5 punti percentuali. Un distacco che, pur non mettendo al riparo da possibili sorprese, è comunque in crescita rispetto all’ultima settimana.


La situazione nei 14 swing state 

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In quelli che sono ritenuti i 15 stati chiave (i cosiddetti swing state) la situazione alla vigilia del voto è la seguente:
Florida (29 grandi elettori): +0,2% Clinton
Ohio (18 grandi elettori): + 3,5% Trump
Michigan (16 grandi elettori): + 4,7% Clinton
Pennsylvania (20 grandi elettori): + 2,7% Clinton
New Hampshire (4 grandi elettori): + 0,6% Clinton
Maine (4 grandi elettori): + 4,5% Clinton
North Carolina (15 grandi elettori): + 1,4% Trump
Virginia (13 grandi elettori): + 5,0% Clinton
Georgia (16 grandi elettori): + 4,6% Trump
Colorado (9 grandi elettori): + 2,9% Clinton
Nevada (6 grandi elettori): + 1,5% Trump
New Mexico (5 grandi elettori): + 3,5% Clinton
Arizona (11 grandi elettori): + 4,0% Trump
Iowa (6 grandi elettori): + 3,0 % Trump

La rimonta di Hillary dopo il disastro dell’Fbi di Claudia Fusani

epa05616659 Democratic Presidential nominee Hillary Clinton holds a 'get out the vote' rally at Pitt Community College in Winterville, North Carolina, USA, 03 November 2016. Democrat Hillary Clinton is running against Republican Donald Trump in the election to chose the US president to serve from 2017 through 2020. The presidential election is being held on 08 November 2016.  EPA/JIM LO SCALZO

NEW YORK – Il rischio che la prima donna presidente degli Stati Uniti fosse anche la prima a finire sotto impeachment appena eletta – prospettiva che agitava numerosi osservatori e quindi elettori – se ne va nel primo pomeriggio di una domenica piena di sole e di vento. Sono da poco passate le 15 – le 21 in Italia – quando agenzie di stampa e siti fanno rimbalzare la notizia che nessuno aspettava e che ancora una volta cambia il destino di questa assurda campagna elettorale. Il potente James Comey, il numero 1 del bureau of investigation (Fbi) ha informato i senatori con una lettera che l’indagine sulle mail di Hillary – parte seconda finirà così come già era finita la prima indagine a luglio: senza esiti di tipo penale. E’ una bomba. A 36 ore dal voto. In poche ore i sondaggi registrano subito una ripresa del gradimento della candidata democrat. Così come avevano registrato lo stop dieci giorni fa quando lo stesso Comey aveva rivelato che era in corso una nuova indagine relativa ai messaggi trovati sul server dell’ex deputato Anthony Viener, ex marito del braccio destro di Hillary, Huma Abedin.


Trump o Clinton? Quali scenari per l’economia mondiale di Stefano Minnucci

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La scelta del nuovo inquilino della Casa Bianca, come ogni Election day, avrà  rilevanti conseguenze sull’economia mondiale e sui i mercati finanziari. Una prima piccola testimonianza arriva dai vivaci movimenti delle borse di queste ore: investitori ed economisti si interroganosull’impatto che potrà avere la presidenza Trump o Clinton sulla prima economia al mondo.

Nonostante siano in molti a ritenere che in generale il Partito repubblicano sia più favorevole al mercato e alle imprese rispetto al Partito democratico, gli investitori questa volta sembrano considerare la vittoria di Hillary Clinton più favorevole per le sorti degli States, per due principali questioni.

La prima è legata a un fattore di stabilità politica: se c’è una cosa che non piace a Wall Street è proprio un presidente con un carattere incontrollabile, imprevedibile e fortemente orientato al protezionismo come Donald Trump. In secondo luogo, perché la politica economica della Clinton rappresenta la continuazione delle scelte vincenti di Obama, quelle scelte che hanno portato gli Stati Uniti fuori dalla crisi facendo scendere la disoccupazione dal 11% al 5%. Non a caso, è bastata la decisione dell’Fbi di non perseguire penalmente il candidato democratico per spingere verso l’alto i listini globali.

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Così l’elettorato afroamericano può fermare Trump di Stefano Cagelli

Il voto degli afroamericani sarà decisivo per stabilire chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Benché la stragrande maggioranza farà convergere la propria preferenza su Hillary Clinton, sarà fondamentale capire quali saranno i numeri che determineranno questo voto. Nel 2012 Barack Obama riuscì ad attrarre su di sé oltre il 93% del voto “black”, lasciando a Mitt Romney solo il 6%. Secondo gli ultimi sondaggi, Donald Trump potrebbe catalizzare circa il doppio delle preferenze rispetto all’ex candidato repubblicano. Siccome l’elettorato afroamericano rappresenta circa il 13% dell’intero corpo elettorale, è chiaro che anche un piccolo spostamento di voti dentro un bacino così ampio potrebbe andare ad influire sull’esito finale delle elezioni. E’ per questo che, nelle ultime settimane, sia Obama che la moglie Michelle, all’apice della popolarità, si sono spesi in prima persona per mobilitare l’elettorato, soprattutto “nero”, in quelli che sono considerati gli Stati in bilico, dalla Florida all’Ohio, dalla North Carolina al Michigan, che determineranno la vittoria finale.


mappa-sondaggiE’ in vantaggio, seppur di stretta misura, nella corsa ala Casa Bianca la candidata democratica Hillary Clinton. La gran parte dei sondaggi delle ultime ore la danno avanti (Fox News, 45 a 43%; ABC/Washington Post, 48 a 43%; venerdì scorso lo stesso sondaggio ABC/Post le dava un vantaggio di 3 punti). E l’ex segretario di Stato è anche in vantaggio nella media dei sondaggi fatta tanto da Cnn che dal New York Times. Secondo la media dei quattro più recenti sondaggi realizzata dalla Cnn, la Clinton ha un margine di 5 punti, nelle ore del rush finale prima del voto di martedì 8 novembre: 47 contro 42%. Secondo il ‘sondaggio dei sondaggi’ realizzato giornalmente dal quotidiano della Grande Mela, l’ex segretario di Stato è al 45,6% sul rivale repubblicano, al 43,2%, con l’84% di possibilità di vincere.


Ecco i 5 stati in cui si giocherà la partita decisiva di Stefano Bellentani 
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 Un candidato che promette di incarcerare l’altro, e questo (anzi questa) che gli dà del pazzo pronto a scatenare una guerra nucleare. L’FBI criticato dal Presidente uscente per avere scelto un ruolo attivo nelle elezioni, per di più a pochi giorni dal voto. I candidati entrambi sotto indagine. Uno dei due con legami per nulla trasparenti con Putin. Il timore che gli hacker possano influenzare l’esito elettorale. Per la nuova stagione di House of Cards, gli sceneggiatori dovranno dare fondo alla loro creatività per trovare trame che non sembrino una versione zuccherata di quelle a cui abbiamo assistito in questa campagna elettorale americana. Finalmente martedì si vota.

Nelle scorse settimane, abbiamo sintetizzato i sondaggi Stato per Stato, che vedevano nettamente in vantaggio la candidata democratica, Hillary Clinton. Ed oggi? Lei è ancora la favorita, ma la strada per una possibile vittoria repubblicana non è più così ripida.

Sembrava una missione impossibile: per dare l’idea dell’atmosfera che regnava in America, Time ha “dedicato” a metà agosto la copertina a Donald Trump titolando “Meltdown” con il suo biondo faccione in scioglimento tipo iceberg. Due mesi dopo, a metà ottobre, nuova copertina con il titolo “Total meltdown” e i tratti del viso ormai completamente sciolti.

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Elezioni 2016, l’intervista al condirettore de l’Unità Andrea Romano di Cristiano Bucchi 


Il mondo sospeso. Dove sta andando l’America? di Walter Veltroni 

Figurines depicting Hillary Clinton and Donald Trump in the traditional Neapolitan Presepio (crib) at San Gregorio Armeno street in Naples, 18 October 2016. ANSA/CESARE ABBATE/

Dove sta andando l’America? E dove, con lei, sta andando il mondo? È questa la domanda che tutti abbiamo il dovere di porci, attendendo con il fiato sospeso l’esito delle elezioni presidenziali americane.

Quel grande Paese, culla di radicate e antiche tradizioni democratiche, tra i pochi al mondo che non abbiano mai conosciuto dittature di nessun colore, oggi è già precipitato, occorre dirsi la verità, in una grave crisi delle sue istituzioni democratiche. Il candidato repubblicano ha dichiarato, anomalia assoluta nella lunga storia degli Usa, che accetterà l’esito delle elezioni solo se sarà lui il vincitore. A pochi giorni dal voto l’agenzia federale delle investigazioni ha scatenato una offensiva verso la candidata democratica, Trump conclude i suoi comizi con l’auspicio che la Clinton venga presto arrestata, aleggia il sospetto che degli hacker russi possano sabotare il giorno elettorale. Cos’altro serve per dirci che questo anno orribile della nostra storia sta per riservarci, al suo esito, altre tempeste violente?

>>> Continua a leggere l’editoriale di Walter Veltroni 


Cielo, mi si sono ristretti i democratici di Antonio Funiciello

vote-democratsSe in Italia il Pd ha dovuto scriverlo nello statuto che quando esprime il primo ministro questi è anche il leader del partito, nel resto del mondo la cosa è per lo più ovvia da tempo. E non c’è stato bisogno di scriverlo negli statuti! Negli States il capo dei Democrats è, appunto, Obama. Poi, essendo gli States una repubblica presidenziale, il coordinatore dell’organo politico principale (il Democratic National Committee) è un’altra persona, e mediamente nessuno sa chi sia. Un po’ come in Francia, dove nessuno sa chi sia il segretario del PS quando i socialisti occupano l’Eliseo; perché il capo è Hollande, s’intende.Così, il capo dei Dem negli ultimi otto anni è stato lui, l’ex senatore dell’Illinois, Barack Hussein Obama. Non è perciò affatto singolare domandarsi che capo sia stato, come abbia diretto il partito, che riforme interne abbia apportato, che partito lasci dopo otto anni di leadership indiscussa. Siccome con Obama è facile cadere nella mitografia, è bene far ricorso a qualche numero, seguendo d’altronde l’approccio prevalente non solo nella scienza politica anglosassone, ma anche diffuso tra giornalisti e osservatori statunitensi .Come sta, dunque, il Partito Democratico americano dopo anni di leadership obamiana?

Grazie Obama, il presidente che resterà di Matteo Renzi

US President Barack Obama (R) and Italian Prime Minister Matteo Renzi participate in an official arrival ceremony on the South Lawn of the White House in Washington DC, USA, 18 October 2016. Later today President Obama and First Lady Michelle Obama will host their final state dinner featuring celebrity chef Mario Batali and singer Gwen Stefani performing after dinner. ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE-TIBERIO BARCHIELLI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Sono ore decisive per gli Stati Uniti e quindi per il mondo. Tra qualche ora sapremo il nome del 45° presidente americano ed è ovvio che questa scelta influenzerà moltissimo il mondo dei prossimi quattro anni. Noi… speriamo che sia femmina, come recitava il titolo di un vecchio film.

Ma mentre cala il sipario credo sia giusto riconoscere a Barack Obama i meriti per questi otto anni. Ovviamente saranno gli storici a definire le luci e le ombre della sua presidenza. Ma per me la storia sarà gentile con Obama perché l’ex senatore dell’Illinois ha saputo scrivere una pagina indelebile nella storia della politica.

Il primo presidente di colore, ad appena mezzo secolo di distanza dai fatti di Selma. L’uomo che ha investito sulla speranza contro il cinismo, che ha educato una generazione a provarci (Yes, we can), che ha prodotto con politiche di crescita un boom di crescita dell’occupazione, che ha investito molto su energia, innovazione e sanità.

Ci sono state polemiche sulla sua politica estera, lo sappiamo. Ma considero un grande successo l’operazione Cuba, giusta l’intuizione sull’Iran, strategica la necessità di una nuova politica commerciale globale. E condivido integralmente le parole di Obama sul ruolo e le potenzialità dell’Europa partendo dal cambio di passo su austerity e immigrazione.

Il punto è che Obama è stato un riferimento per chi crede nel sogno americano, per chi crede nel partito democratico, per chi crede nella politica. Per me è stato un grandissimo privilegio aver avuto la possibilità di lavorarci insieme e di confrontarsi in tante occasioni, dalle grandi questioni geopolitiche al rapporto tra fede e politica fino all’utilizzo dei social network.

Il cittadino Obama sarà ancora utile alla politica mondiale, continuando a essere fonte di ispirazione e di confronto soprattutto per la nuova generazione. Ma il presidente Obama resterà nella storia e anche nel cuore di molti di noi.


Michelle e l’idealista Barack, coppia vincente di Enrico Deaglio

epa05612037 US President Barack Obama and first lady Michelle Obama shake hands with children during a Halloween event in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 31 October 2016. The first couple hosted local children and children of military families for trick-or-treating at the White House.  EPA/Olivier Douliery / POOL

Appena trenta giorni fa, era tutto diverso. Il presidente aveva preparato la cerimonia degli addii e si stava discutendo del suo ruolo nella Storia. Ieri invece Obama era a Miami, in maniche di camicia ad urlare in un microfono di andare a votare perché «la democrazia in America è in pericolo». E oggi, domenica, sarà di nuovo lì, a battere le strade della Florida, a stringere mani nelle chiese, ad accompagnare materialmente gli afroamericani ai seggi. Dal voto degli afroamericani in Florida dipende la vittoria di Hillary nello Stato. E se i dem la prendono, hanno vinto. E solo Obama poteva portarli al voto. Dopo la sua prima apparizione, 50.000 persone si sono messe in fila. Se domenica ripete il risultato, Hillary può sperare.

Qualche mese fa, Obama aveva concesso una sterminata intervista a Jeffrey Goldberg della rivista The Atlantic, un bilancio di otto anni della sua politica estera e in generale della sua visione dell’America e del mondo. Un onesto rendiconto (l’onestà intellettuale è una delle maggiori virtù del presidente), che a un certo punto il presidente condì con una frase resa famosa da Al Pacino: «Più cerco di venirne fuori, più mi ricacciano dentro». Era Michael Corleone nel Padrino III, ormai vecchio, che si sfogava per le difficoltà che aveva a lasciare il crimine organizzato. Spiritoso che Obama lo abbia citato (il sense of humour è un’altra delle sue doti). Il premio Nobel per la pace che sperava nella pace in Medio Oriente dopo l’avventura del suo predecessore, ed invece si trova l’Isis. Il presidente nero che si ritrovava davanti il razzismo di Trump. E quindi ecco Obama in maniche di camicia.

La Storia ha bisogno dell’ultimo capitolo prima di essere scritta.

>>> Continua a leggere il commento di Enrico Deaglio

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