Cosa succederà alle primarie di New York

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epa05259452 Democratic presidential candidates Secretary Hillary Clinton and Sen. Bernie Sanders are seen on television screens in the press room during a CNN-sponsored debate between the two candidates at the Brooklyn Navy Yard in Brooklyn, New York, USA, on 14 April 2016. New York will hold its primary election on 19 April 2016.  EPA/JUSTIN LANE

Martedì prossimo lo Stato di New York mette in palio parecchi delegati, ma al di là dei calcoli sarà una delle vittorie più simboliche di tutte le primarie finora disputate

Si pensava di chiudere la partita subito dopo il Super Tuesday, più di un mese fa, e invece la battaglia delle primarie americane ha proseguito a offrire diversi colpi di scena. In campo repubblicano Donald Trump non intende mollare lo scettro del candidato in pectore, mentre tra i democratici quella che sembrava una partita dal risultato segnato ora è diventata una grande odissea dal finale incerto, o quasi.

La battaglia di New York

Questa notte si è svolto l’ultimo dibattito tra i democratici prima delle primarie dello stato di New York che si svolgeranno il prossimo 19 aprile, martedì. E’ stato uno dei confronti più aspri fra i due. Un po’ perché la campagna di Bernie Sanders ha deciso di cambiare i toni e attaccare più duramente la sua avversaria, un po’ perché c’è una tensione malcelata anche tra lo staff Clinton che non riesce a mettere a segno il k.o.
Fino a qualche settimana fa la Clinton era data per favorita. Il gap con il suo avversario era abbastanza ampio da mettere fuori discussione una rimonta di Sanders. Eppure qualcosa è cambiato: il senatore del Vermont ha inanellato una serie consecutiva di vittorie che gli hanno assicurato la sopravvivenza e il rilancio. In Idaho, Utah, Alaska, Hawaii, Washington, Winsconsin e Wyoming ha portato a casa il risultato e ha potuto sfruttare mediaticamente l’ondata di una rinnovata popolarità.

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Ecco qual è la situazione attuale, secondo le stime del New York Times

L’anziano senatore socialista dato per spacciato sin dall’inizio sta davvero per fare il colpaccio? Forse no. Il problema, come abbiamo già detto, è che l’assegnazione dei delegati nel partito democratico avviene su base proporzionale. Ciò vuol dire che a Sanders non basta vincere a New York, ma deve stravincere lì e in diversi altri stati per rimontare l’avversaria.

Nelle ultime settimane la distanza tra i due si è ridotta ma rimane sostanziosa. La Clinton, al momento detiene anche la maggioranza dei superdelegati che, sebbene siano liberi di votare chi vogliono alla convention finale, difficilmente sovvertiranno il voto popolare. Per questo Sanders è costretto a recuperare i 220  delegati che ancora lo dividono dalla prima posizione. Ma per farlo dovrebbe stravincere e gli ultimi sondaggi non sembrano prevedere un finale simile.

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Nell’immagine qui sopra il sito RealClearPolitics ha raccolto l’andamento dei sondaggi degli ultimi sei mesi su scala nazionale. La scalata del senatore del Vermont è impressionante. Ed è questo che può preoccupare l’ex Segretario di Stato. Se Sanders dovesse vincere a New York, anche di poco, potrebbe avere la spinta per capovolgere il risultato dei successivi appuntamenti elettorali. Soprattutto di quelli che mettono in palio un alto numero di delegati, Maryland (118) e Pennsylvania (310) in particolare dove si voterà il prossimo 26 aprile.

Tutti gli analisti sono concordi nel definire un pareggio il dibattito di questa notte. Da una parte la “rabbia” controllata di Sanders, dall’altra la preparazione presidenziale della Clinton. Bisognerà vedere quale delle due qualità, opposte e difficilmente conciliabili, sedurrà la variegata platea dello Stato di New York.

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