Clinton e Sanders come Davide e Golia, ma in New Hampshire niente è scontato

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Democratic presidential candidate, Hillary Clinton and Democratic presidential candidate, Sen. Bernie Sanders, I-Vt. speak during a break at the NBC, YouTube Democratic presidential debate at the Gaillard Center, Sunday, Jan. 17, 2016, in Charleston, S.C. (ANSA/AP Photo/Mic Smith)

Secondo il guru delle campagne di Obama il ‘Granite State’ può riservare qualche sopresa, al di là dei sondaggi

David Axelrod è stato l’uomo chiave delle due campagne elettorali che hanno portato Barack Obama alla Casa Bianca. Sia nella prima, storica, elezione del 2008. Sia nella meno imprevedibile rielezione del 2012. Tra le molte altre cose su cui è impegnato, dal settembre scorso è anche editorialista politico della Cnn.

A distanza di pochi giorni dal secondo appuntamento elettorale per le primarie americane, quello previsto il 9 febbraio in New Hampshire, Axelrod ha provato a scardinare un po’ delle certezze che i sondaggi sembrano dare per scontate.

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Al momento, infatti, la vittoria di Bernie Sanders nel Granite State sembra scontata. Il vantaggio sulla sua avversaria, Hillary Clinton, sembra incolmabile. Li dividono ben 20 punti percentuali. Un abisso. Eppure, secondo Axelrod, “in New Hampshire non bisogna dare nulla per garantito”.

L’affermazione è dettata dall’esperienza. Anche nel 2008 si era creata una situazione simile all’attuale. Clinton era la candidata con la nomination cucita praticamente addosso, mentre Obama era l’astro nascente del Democratic party che nel secondo stato in cui si votava poteva contare su sondaggi confortanti.

Sondaggi che però risultarono sbagliati. La candidata battuta nei precedenti caucus in Iowa ottenne in New Hampshire una vittoria di misura sull’avversario, portando a casa metà dei delegati. L’esempio è usato da Axelrod per provare a fare un paragone con la situazione attuale. Anche in questo caso la Clinton, pur essendo la candidata con più probabilità di ricevere la nomination democratica, deve confrontarsi con dei sondaggi assolutamente sfavorevoli, esattamente come otto anni fa. Come allora, anche stavolta l’Iowa ha invertito i ruoli tra i due contendenti, trasformando Golia-Clinton in Davide e viceversa.

La nuova percezione dei candidati da parte degli elettori può effettivamente modificare l’esito delle primarie? E’ possibile, e non sarebbe la prima volta. Tuttavia, rispetto a 7 anni fa le cose sono un po’ diverse. Da una parte Sanders, senatore del Vermont, gioca praticamente in casa e gode di un vantaggio maggiore di quello su cui poteva contare Obama. Dall’altra Clinton, stando alle previsioni sui successivi stati in cui si voterà, non sembra aver bisogno di vincere per assicurarsi la nomination finale.

 

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